da Dr. Alberto Di Muria
Quando una persona entra in farmacia e mi dice che “si sente sotto pressione”, quasi sempre non parla solo della testa. Parla del corpo. Spalle rigide, stomaco chiuso, respiro corto, battito che accelera senza motivo. Lo stress, quando dura troppo, smette di essere una sensazione e diventa una condizione fisica.
All’inizio il corpo reagisce allo stress come dovrebbe: ci rende più vigili, più pronti, più reattivi. È un meccanismo antico che serve a proteggerci. Ma il problema è che oggi non viviamo stress brevi e rari, viviamo tensione continua. Scadenze, responsabilità, preoccupazioni, ritmi che non lasciano spazio al recupero. Il sistema nervoso resta sempre acceso, come un motore che gira anche quando l’auto è ferma.
Quando questo succede, il corpo inizia a pagare il prezzo. La digestione rallenta, perché non è considerata “urgente”. I muscoli restano contratti, perché il cervello pensa che ci sia sempre qualcosa da affrontare. Il sonno diventa leggero. Le difese immunitarie si abbassano. E a un certo punto compaiono sintomi che sembrano scollegati: mal di testa, gonfiore, dolori, stanchezza profonda.
In farmacia vedo spesso persone che cercano la soluzione in un prodotto per il singolo sintomo: qualcosa per lo stomaco, qualcosa per il sonno, qualcosa per l’ansia. Ma quando lo stress è diventato fisico, il problema non è un organo, è il sistema. È come se tutto il corpo avesse perso il suo ritmo naturale.
Esistono sostegni che aiutano proprio questo riequilibrio. Il magnesio, per esempio, non serve solo ai muscoli, ma al sistema nervoso per abbassare il livello di allerta. Alcune piante aiutano l’organismo ad adattarsi meglio allo stress invece di subirlo. Non è una questione di sedarsi, ma di permettere al corpo di ritrovare la sua capacità di spegnersi quando serve.
Quando una persona mi racconta che lo stress le è “entrato nel corpo”, io so che non è una frase vaga. È una descrizione precisa. E spesso, già il fatto di sentirsi compresi è il primo passo per iniziare a stare meglio.