GUGLIELMO SCARLATO: Campania, laboratorio o detonatore? Fico alla Regione, De Luca a Salerno e il nodo Pd

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Quello che segue è un approfondimento storico-politico da leggere attentamente perché firmato da uno dei politici nostrani, l’on. avv. Guglielmo Scarlato (ottimo avvocato penalista-cassazionista e già parlamentare per due legislature), figlio d’arte, che in maniera assolutamente chiara e credibile fornisce la risposta seria alla domanda che tutti dovremmo porci: “Campania, laboratorio o detonatore ?”.

            Soprattutto dopo che, per legge, l’ex governatore Vincenzo De Luca non ha potuto più presentare la sua candidatura a presidente della regione.

            Ecco l’intervento di Scarlato pubblicato integralmente:

 

GUGLIELMO SCARLATO – Con Fico presidente della Regione, la Campania sembrava destinata a diventare il laboratorio politico del nuovo centrosinistra: asse strutturale Pd–M5S, superamento delle diffidenze, modello esportabile in chiave nazionale.

Ma la partita si è già complicata.

Perché ora il baricentro si sposta su Salerno. E la scelta di Vincenzo De Luca di correre con le proprie liste civiche cambia radicalmente il quadro.

Non è una semplice dinamica comunale. È uno scontro tra modelli politici:

  • da un lato, l’idea di un “campo progressista” integrato, con una regia nazionale e una prospettiva di stabilizzazione dell’alleanza Pd–M5S;
  • dall’altro, un modello fondato su leadership territoriale forte, reti civiche autonome, consenso diretto e non mediato dai tavoli romani.

Se De Luca sceglie le civiche, manda un segnale preciso: il laboratorio campano non è automaticamente allineato agli equilibri nazionali.

Questo apre un problema politico serio per chi vede nella Campania un esperimento da replicare altrove. Un laboratorio funziona se produce coerenza. Se invece genera competizione interna tra livelli istituzionali — Regione da una parte, Comune simbolo dall’altra — diventa un precedente complicato da gestire.

Qui si inserisce il nodo più delicato: la posizione di Piero De Luca, segretario regionale del Pd.

La segreteria regionale si trova in una situazione oggettivamente complessa. Da un lato, deve garantire l’unità del partito e l’allineamento con la strategia nazionale. Dall’altro, si muove in un contesto in cui la leadership politica territoriale di Vincenzo De Luca mantiene un peso autonomo e non facilmente comprimibile.

Il rischio è una doppia tensione:

  • verso Roma, se la Campania appare fuori controllo rispetto al disegno nazionale;
  • verso il territorio, se il Pd viene percepito come subalterno o diviso.

E la segreteria Schlein?

Può scegliere di intervenire, mediare o lasciare che la partita resti confinata a Salerno, sperando che non diventi un caso politico nazionale.

Ma la domanda resta aperta: Salerno sarà una variabile locale o un segnale politico più profondo?

Perché se il laboratorio campano si incrina proprio nel passaggio dalla Regione al Comune simbolo, il messaggio è chiaro: l’alleanza regge nei principi, ma fatica quando tocca equilibri di potere concreti.

La Campania può ancora essere un modello.

Ma può anche diventare la prova che tra strategia nazionale e autonomie territoriali la sintesi non è affatto scontata.

 

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