Aldo Bianchini
SALERNO – E siamo giunti alla fine, con questa quinta puntata, alla conclusione della storia poco piacevole iniziata con la pubblicazione da parte di “leCronache.it” (18 dic. 2025) di un articolo assolutamente denigratorio nei miei confronti, dal titolo: “La spia che veniva da Agropoli – Scoperta l’dentità della Mata Hari che favorì l’ascesa di De Luca nel 1993: quella sera in discoteca beffò un millantatore, a seguire l’ex ministro Conte e poi Aldo Bianchini”; sconosciuto, almeno ufficialmente, l’autore dell’articolo che comunque si è tradito mostrando, con il suo scritto, l’abile mano e la saputa mente perversa di chi quegli episodi raccontati non li abbia vissuti in prima persona non come soggetto passivo ma, addirittura, come titolare dell’azione penale; e questo sarebbe davvero molto grave.
Dopo quell’articolo del 18 dicembre 2025 sono interventi sull’argomento della spia (circostanza descritta nel mio libro “La tangentopoli salernitana 1992 – 1994” presentato nel salone Bottiglieri della Provincia il 12 dicembre 2025) sono intervenuti sia l’on. Carmelo Conte (già ministro delle aree urbane proprio in quegli anni drammatici) che il sen. Alfonso Andria (già presidente della Provincia); nelle precedenti puntate ho ampiamente trattato il contenuto dell’intervento scritto e pubblicato sempre su leCronache.it dall’on. Conte; oggi mi preme pubblicare l’intervento del sen. Alfonso Andria:
Nei giorni scorsi, a commento della presentazione del libro di Aldo Bianchini “La tangentopoli di Salerno 1992 – 1994”, leCronache ha ospitato un articolo dí Salvatore Memoli presente all’evento e venerdì 19 un contributo di Carmelo Conte. Ho chiesto al direttore Tommaso D’Angelo di voler accogliere anche una mia testimonianza per essere stato al pari dell’amico Salvatore, eletto consigliere nel 1985 e rieletto nel 1990. Eravamo molto giovani entrambi ma affrontammo quell’impegno con grande passione e con senso di responsabilità insieme con diversi colleghi più o meno coetanei e con altri di esperienza già consolidata. Perciò ricordo bene quella stagione e gli accadimenti che la caratterizzarono, anche perché conservo da allora documenti come gli atti della “Manovra urbanistica” voluta da Scozia, copie di diverse deliberazioni sia consiliari con relativi resoconti integrali, che delle Giunte che si susseguirono: Sindaci Michele Scozia (1985-1987), Vincenzo Giordano (1987-1990 e 1990-1993), Vincenzo De Luca (per circa 40 giorni del 1993 prima dello scioglimento anticipato). Ma intendo riferirmi soprattutto all’arco temporale oggetto dell’accurata ricerca e della pubblicazione del Giornalista Bianchini; segnatamente al periodo compreso tra i primi giorni di aprile e gli ultimi di maggio 1993, cioè dopo le dimissioni del Sindaco Vincenzo Giordano – un autentico “galantuomo” come poi sarebbe stato giustamente denominato -che molti colleghi del Gruppo Consiliare DC, ed io tra loro, stimavamo convintamente pur essendo all’opposizione! In quei giorni CarmeloConte (deputato al Parlamento fino al 1994) concludeva i circa quattro anni di permanenza al governo come efficacissimo Ministro delle Aree Urbane, della cui azione Salerno si avvantaggiò molto! In Consiglio sedevano personalità politiche di rilievo come Paolo Del Mese, che dopo l’exploit elettorale alla Regione, si affermò alla Camera e fu Sottosegretario in due governi Andreotti, al Commercio con l’estero e poi alle Partecipazioni Statali; Michele Scozia, specchiato uomo delle Istituzioni, già Assessore regionale della Campania poi deputato, quindi Sindaco nel primo scorcio della precedente consiliatura, prima che la DC, all’epoca forte di 20 Consiglieri, nel marzo ‘87 venisse collocata all’opposizione dall’alleanza laica e di sinistra; Nino Colucci che era deputato al Parlamento. Nel civico consesso altra figura di altissimo prestigio era Peppino Cacciatore, Accademico della Federico II, che nella prima Giunta Giordano era stato Assessore allo Spettacolo; e ancora Renato Borrelli ex Sindaco della città; la scuola e il mondo delle professioni variamente ben rappresentati; Enzo Napoli assessore all’Urbanistica, sindaco oggi in carica. Al Comune di Salerno in quegli anni erano assegnati 50 consiglieri; sarebbe arduo fare i nomi di tutti, ma ho voluto evidenziare la qualità che il corpo elettorale esprimeva, con l’unico limite di soltanto due presenze femminili: Diana De Bartolomeis e Gioconda De Santis. Vincenzo De Luca si presentò e venne eletto in quel turno amministrativo del 1990; subito Assessore ai Lavori Pubblici e vice Sindaco di Vincenzo Giordano. Ma vorrei ricordare come nella primavera del 1993 si pervenne alla sua elezione a Sindaco da parte del Consiglio (l’elezione diretta del Sindaco sarebbe entrata in vigore successivamente per effetto della legge n.81 proprio del ‘93). A seguito delle dimissioni di Vincenzo Giordano per la tristissima ben nota vicenda giudiziaria poi rivelatasi totalmente priva di fondamento – come non poteva diversamente accadere! – l’assise cittadina decise di affidare l’incarico esplorativo per la formazione della nuova giunta a Nicola Scarsi del Gruppo repubblicano. Le diverse sedute vennero presiedute da Carmelo Conte, “Consigliere Anziano” (non di certo per età anagrafica, ma così detto – secondo il gergo delle Autonomie Locali – perché eletto con il maggior numero di voti). Capogruppo PSI (17 consiglieri) era Plinio Caggiano. Quest’ultimo ed io – che come vice affiancavo Michele Scozia Capogruppo DC (14 consiglieri) – ci rendemmo conto che il collega Scarsi dopo alcuni giorni, pur adoperandosi generosamente, per ragioni oggettive non riusciva a raggiungere l’accordo tra le forze politiche rappresentate in Consiglio.
Toccò a me l’ingrato compito a nome del Gruppo democratico cristiano di suggerirgli la rinuncia al “mandato esplorativo” e di preannunciargli che avremmo chiesto a De Luca di provarci. Intanto mancavano pochissimi giorni alla scadenza del termine (22 maggio 1993, ore 24) trascorso il quale il Comune sarebbe stato commissariato. Dopo una seduta iniziata alle 12.45 e varie interruzioni, una mezz’ora prima del termine fissato De Luca entra in Aula e dà lettura della lista degli Assessori, includendovi tre consiglieri DC: Alfonso Andria, Salvatore Memoli e Luigi Provenza. Al che chiedo la parola “per fatto personale” che mi viene concessa dal presidente Conte, e affermo a nome del Gruppo che la DC non intende modificare la propria posizione politica di opposizione, aggiungendo che le indicazioni del Sindaco incaricato sono arbitrarie e infatti ignote al nostro Capogruppo e al Segretario provinciale del partito, che mai le avrebbero accolte anche se ne fossero stati messi al corrente! Dopodiché Vincenzo De Luca si ritira frettolosamente e fa rientro nell’emiciclo tre minuti prima della mezzanotte per comunicare le tre sostituzioni e quindi la nuova composizione dell’esecutivo cittadino. De Luca è così eletto Sindaco di Salerno. Dopo quaranta giorni decadrà per effetto della sfiducia proposta dal gruppo DC e sottoscritta da 26 consiglieri su 50. Ma Vincenzo De Luca potette superare qualche resistenza del suo partito, il PDS e, in quanto Sindaco uscente, ottenere la candidatura nell’autunno del 1993! E se non gli fosse stato affidato quell’incarico esplorativo?
Bene, innanzitutto ringrazio il sen. Alfonso Andria di avere citato più volte il mio nome nel suo articolo (cosa che avrebbe dovuto fare anche l’on. Conte e non lo ha fatto !!), per poi riconoscergli una chiara onestà intellettuale che mi induce a sottoscrive ogni parola del suo intervento, lucido e puntuale.
E’ anche molto chiara la circostanza narrata dal senatore che portò alla sfiducia e/o dimissioni di De Luca nella giornata del 1° luglio 1993; ma il kaimano seppe approfittare di quella sfiducia (l’avv. Siniscalco non tornò più a votare) e di dimise dichiarando che il popolo meritava ben altra amministrazione di quella nata la sera del 22 maggio 18993 con l’accordo tra PSI e PDS e con un solo voto di maggioranza, voto raccolto dal consigliere PSI, appunto Siniscalco, che era appena uscito dal carcere di Fuorni: “Siamo in una situazione in cui anche mantenere una posizione di puro servizio per la città rischia di essere visto, o strumentalizzato, come ottusa volontà di potere”; dichiarazione apodittica che poi gli valse la scelta come candidato e la schiacciante vittoria al ballottaggio contro Pino Acocella.
Rimane su tutto la grande ombra di quella giornata particolare, anzi di quel pomeriggio particolare, del 22 maggio 1993 quando la magistratura non si accorse che aveva le chiavi giuste per cambiare davvero la storia di tutto il sistema politico-imprenditoriale-malavitoso di Salerno (come lo aveva descritto il gip Mariano De Luca); ma quelle chiavi vennero consegnate al kaimano che le possiede ancora oggi dopo 33 anni, per buona pace di tutti.