Da Antonio Cortese (docente – giornalista)
Delle recenti proposte che vogliano tarare la costituzione recentemente, fa notizia l’iniziativa di aumentare ulteriormente il premio di maggioranza per le coalizioni vincenti dalle future elezioni.
Il diritto comparato oltre a confrontare i veri sistemi democratici dei governi più avanzati, richiama anche per vocazione ad un’appello di maggior equilibrio di partecipazione ed apporto per i rappresentati.
L’Italia é sicuramente un esempio di accanimento materno nei confronti di ogni realtà minoritaria, dal multipartitismo ai finanziamenti per le associazioni e categorie più deboli o strambe ed ultime che siano.
Però esagerando col bottino elettorale sembra palese che si riduca la funzione parlamentare a mera rappresentanza, laddove venga a mancare il dialogo cardine di ogni programma consultivo.
I lavori parlamentari agli occhi del comune lavoratore già appaiono quale oasi lungi dal rapporto con l’elettorato, avendo gli onorevoli orari di presenza in aula col minor tasso quantitativo rispetto ad ogni categoria opifica.
Un’oasi che di converso sarebbe dovuta essere migliorata almeno per evitare le scene di strambazzi degni delle peggiori riunioni condominiali dei quartieri di Caracas.
Ma l’altra logica che va individuata che sta appunto nella rappresentanza o nella delocalizzazione della funzione stessa, volendo un rapporto più diretto con i propri mandatari al seggio, con tale modifica consentirebbe una maggiore assenza giustificata dalla sede preposta per far sì che il singolo rappresentante presenzi a fiere, inaugurazioni, convegni e comparse radiotelevisive più frequenti.
Pertanto la bilancia democratica cade pesantemente su un andamento oligarchico a discapito degli altri componenti di un governo costituito da semplici delegazioni e portavoce, la cui democrazia sia retroattivamente più simile al picchettaggio di centinaia di podestà in province colonizzate anticamente.
Il premio di maggioranza già adesso come precedentemente é chiaramente un lucchetto alla casta del momento, come lo é l’impunità parlamentare, l’avallo aivitalizi ed gli svariati sigilli a privilegi che in altre democrazie provocherebbero più di una rivoluzione.
Le ultime rivoluzioni per quanto poco ed in pochi le abbiano potute azzardare, sono state compiute non già dalle magistrature ma da alcuni esponenti della stessa, specie in Italia, Francia e Spagna, ma tali lotte alle oligarchie vengono puntualmente consumate dall’ipnosi mediatica facendo risultare i fortunati agonisti quali semplici comparse o alternative ai soliti concorrenti degli spettacoli di intrattenimento e divulgazione.