Aldo Bianchini
SALERNO – A poco meno di tre mesi dalle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 anche a Sassano (SA) si scaldano i motori e in tanti si preparano, almeno sulla carta, per l’evento che dovrebbe un po’ rivoluzionare le gerarchie di una classe dirigente che ormai da troppi anni si identifica con gli stessi nomi che si accavallano tra loro senza promuovere l’effettivo cambiamento che l’elettore medio, forse, aspetta da tempo.
Un mio caro amico, il compianto Giuseppe Pellegrino (detto “Peppe di Villabruna”) finissimo interprete della politica di una volta e davvero amico di tutti, amava spesso dire: “A Sassano i foderi combattono e le sciabole restano appese”.
E lo diceva con serena severità avendo dalla sua una navigata esperienza politica (per anni fu il riferimento dell’allora Partito Liberale Italiano e grande confidente del ministro della pubblica istruzione Salvatore Valitutti (1907 – 1992) nativo di Bellosguardo; sapeva bene Peppe di Villabruna che il detto non era suo ma risaliva a qualche secolo precedente, ma Lui lo utilizzava con una tale capacità di linguaggio in grado di sovrapporlo alle vicende politiche sassanesi che già ai suoi tempi davano modo di pensare e credere che davvero le sciabole rimanevano appese mentre i foderi erano destinati a combattere.
La situazione di incertezza politica che la comunità di Sassano vive oggi in attesa del voto fa ritornare quel detto di grandissima attualità.
Ferme ed appese le sciabole degli eventuali candidati a sindaco, tutto il resto si agita e quotidianamente scendono in campo (anche se non ufficialmente) i diversi foderi che dovranno contendersi i pochi posti di “consigliere comunale” per rappresentare e dare peso ai portatori delle sciabole.
I nominativi vanno e vengono con la velocità della luce: Michele, Domenico, un altro Domenico, Vincenzo, Tania, ecc. ecc. con una eventuale grossa sorpresa che darebbe a Sassano la primogenitura della candidatura anche di un sacerdote del comprensorio; difatti non è mai accaduto, a memoria d’uomo, che un sacerdote si sia mai candidato per un posto in consiglio comunale. Ovviamente è solo una fumosa ipotesi che va verificata nelle prossime settimane.
Per la poltrona di sindaco dovrà essere sciolto l’enigma legato alla ricandidatura del sindaco uscente Mimì Rubino che, fino a poco tempo fa, si diceva volesse rinunciare; una rinuncia che oggi appare abbastanza lontana.
Di conseguenza c’è anche da capire come si muoverà Tommaso Pellegrino (una volta deputato, due volte sindaco, una volta presidente del Parco e una volta consigliere regionale).
Ma c’è anche Gaetano Arenare (sindaco per circa trent’anni, consigliere provinciale, assessore provinciale alla cultura) che per Sassano ha incarnato la vera figura del “sindaco sindaco” e che potrebbe ridiscendere in campo dopo qualche anno di panchina.
Ma dovranno essere valutate una serie di circostanze legate innanzitutto alle scelte di Rubino e Pellegrino ed all’eventuale rientro di Arenare e poi alle pur giuste rivendicazioni di Gianfranco Russo, Antonio D’Amato, Mario Trotta, ecc. da troppo tempo in attesa di rivestire la carica di primo cittadino.
Per i giochi di squadra c’è, comunque, ancora tempo anche se un dato sarebbe già quasi certo e cioè che questa volta non accadrà come in passato ed a contendersi il Comune non ci sarà una sola lista di candidati e in tanti, democraticamente, si contenderanno la palma del vincitore.
Chiudo con il pensiero rivolto al compianto Peppe di Villabruna: chissà a cosa starà pensando.