Aldo Bianchini
SAPRI – Primo pomeriggio del 30 gennaio u.s., mi trovo ricoverato in cardiologia a Polla e vengo raggiunto da una telefonata il cui numero non è registrato tra i miei contatti. Contrariamente alle mie abitudini rispondo con una certa cautela, dall’altro capo della linea una voce sconosciuta: “Mi scusi se la disturbo, sono il dottor Bruno Torsiello, quel ginecologo di Sapri finito sotto inchiesta e poi a processo per accuse senza alcun fondamento. Le volevo partecipare la mia gioia per essere stato assolto, ieri giovedì 29 gennaio 26, dal Tribunale di Lagonegro con formula piena. La ringrazio per avermi difeso nel lontano 2016”.
Ascolto attentamente perchè non riesco a ricordare, poi d’improvviso la mia mente si apre e rivede come in una clipe quanto era accaduto dieci anni fa, nel 2016, con accuse devastanti che colpirono e brutalizzarono il ginecologo-primario presso il presidio ospedaliero dell’Immacolata:
- violazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza (aborti illegali);
- falso per aver apposto sui certificati date antecedenti a quelle effettive delle visite in modo da poter effettuare gli aborti prima dei sette giorni previsti dalla normativa per garantire alle donne il tempo necessario alla riflessione;
- peculato, per aver percepito in nero, attraverso l’esercizio irregolare dell’attività intramoenia, somme di denaro fino ad un ammontare di quarantamila euro sottratto a tassazione.
La stampa, compreso Il Mattino, all’epoca consumò intere paginate per attaccare e affondare non solo il ginecologo Torsiello ma l’intero sistema sanitario che regolava, a Sapri, i rapporti tra medici e operatori sanitari con il presidio ospedaliero in funzione di un immaginario mercato illegale degli aborti (alla stregua di quanto era accaduto a Salerno nella seconda metà degli anni ’90 con l’inchiesta dell’allora pm Rosa Volpe che coinvolse anche il presidente del Tar/Salerno) con assurde ramificazioni interne ed esterne all’ospedale.
Nello specifico al dr. Bruno Torsiello dico che, nonostante la sentenza di assoluzione, nessuno potrà mai risarcire la sua onestà e soprattutto la sua coscienza; un piccolo trafiletto su Il Mattino (ed. del 1° febbraio 2026) non è assolutamente sufficiente e sicuramente non potrà mai risanare i danni morali – fisici e familiari prodotti da quelle pagine e da quei titoloni contro il medico saprese.
Fortunatamente nel 2016 (esattamente il 18 agosto 2016) su questo stesso giornale scrissi testualmente: “””… In questo irrisolvibile problema della sanità (l’intramoenia) si sarebbe, infine, insinuato anche il reato di peculato per avere, il medico, probabilmente incassato somme di denaro a lui non dovute. Un caso che, nell’ottica del detto napoletano “facite ammuina”, come sempre accade è servito alla stampa per riempire paginate intere dei loro giornali, sia di carta stampata che online, e dei vari telegiornali; naturalmente nessun approfondimento della vicenda ha accompagnato le infinite colonne e i vari titoli di prima pagina, anzi a tutta pagina, con le foto del medico già condannato prima ancora delle decisioni della magistratura che, mi piace ricordare, vanno attese fino all’ultimo grado di giudizio … E’ per questo che tutti dovremmo chiederci se la Guardia di Finanza di Sapri alle oltre 250 pazienti-gestanti del saprese ha chiesto se sono state loro a bussare alle porte del “disponibile” medico o se sono stati compulsati dal medico e/o dalla sua assistente; sarebbe interessante fare una media statistica delle risposte per capire l’entità della colpevolezza del dott. Torsiello che potrebbe anche essersi mosso su insistenti e pressanti richieste della controparte e nella perfetta osservanza delle regole; da qui anche le eclatate raccomandazioni di riservatezza del sanitario verso le pazienti. Non ergiamoci, quindi, a furiosi paladini della legalità e della giustizia senza prima esserci chiesto quante volte ognuno di noi si è servito anche del proprio medico di base per l’ottenimento di false certificazioni sanitarie attestanti l’invalidità temporanea al lavoro. E quante volte ognuno di noi al primo tentennare della propria salute ha cercato di raccomandarsi per scavalcare le famigerate liste di attesa promettendo regalie, prebende e lauti compensi … Se ci sono precise responsabilità penali è giusto che i responsabili paghino fino in fondo, ma prima di condannare una persona mi sembra anche normale tenere conto dei dati su una specchiata carriera che aveva portato il dott. Torsiello alla direzione del servizio di IVG (interruzione volontaria gravidanza) in una zona del territorio che spesso viene dimenticata dalle leggi e anche da Dio. Non conosco il medico Bruno Torsiello e neppure la sua assistente Rosa Vomero e prima di esprimere un qualsiasi giudizio tranciante credo sia giusto aspettare …”””.
Per avere ragione, per l’ennesima volta, è stato necessario, purtroppo, aspettare quasi dieci anni dai fatti; la sig.ra Vomero è già stata assolta qualche tempo fa e da qualche settimana è uscito dall’incubo anche il dott. Bruno Torsiello.