Del pacifismo muore un’altra icona: Country Joe McDonald

 

Da Angelo Andriuolo

 

Sembra quasi uno scherzo del destino.

Mentre i venti di guerra spirano sempre più forti e la situazione geopolitica mondiale è sempre più critica ed instabile, muore  all’età di ottantaquattro  anni una delle figure simbolo del pacifismo degli anni sessanta. Country Joe McDonald, – all’anagrafe Joseph Allen McDonald – pacifista ed icona della controcultura rock americana si è spento il  7 marzo scorso a Berkeley, in California, a causa di complicazioni legate al morbo di Parkinson.

Nato nel 1942 a Washington crebbe a El Monte, in California. I genitori, entrambi militanti del Partito comunista americano, gli avevano il nome Joseph in omaggio a Joseph Stalin.  A diciassette anni si arruolò nella Marina degli Stati Uniti e dopo il congedo cominciò a esibirsi come musicista di strada lungo la Telegraph Avenue, a Berkeley. Fu lì che entrò in contatto con la scena folk e di protesta della Bay Area, che ne plasmò  l’ identità artistica e l’impegno politico.

Ed è qui che McDonald  agli inizi degli anni sessanta fonda i Country Joe and the Fish, una delle band più rappresentative della scena psichedelica di San Francisco, capace di produrre  un rock intriso di folk, satira e impegno politico.  Diventò così ed in breve tempo una delle voci musicali più esplicite contro la guerra in Vietnam.

Il suo nome resta indissolubilmente legato a I Feel Like I’m Fixin’ to Die Rag,  feroce canzone di protesta che divenne rapidamente  uno degli inni, per molti l’inno, del movimento pacifista. Il brano raggiunse una fama mondiale grazie alla celebre esibizione di Joe al festival di Woodstock del 1969, ove guidò centinaia di migliaia di spettatori nel provocatorio Fish Cheer, uno dei momenti più iconici della storia del rock e della controcultura americana. Il folk singer  da quel palco invitò  il pubblico allo spelling della parola “F-U-C-K”, esortando la folla a reagire contro una politica estera che voleva gli Stati Uniti impegnati in una guerra già persa:

Gimme an F! F!   /   Gimme an U! U!   /   Gimme a C!C!   /    Gimme a K!K!  /   What’s that spell ? FUCK!   /   What’s that spell ?  FUCK!  /  What’s that spell ? FUCK!

Da brividi quel momento: Joe – che si accompagnava con  una chitarra acustica Yamaha FG-150 che aveva trovato nel backstage e a cui aveva legato una corda –  coinvolse in questo grido oltre mezzo milione di persone. Da allora la scena si è ripetuta ad ogni concerto della band.

Le cronache raccontavano che il brano fosse stato scritto di getto  in una ventina di minuti.  E certamente la sua fama  è dovuta  al tema musicale spensierato – la melodia si rifà ad un vecchio brano ragtime dal titolo  Muscrat rag  – e al suo ritornello orecchiabile «One, two, three, what are we fighting for?» (“Un,Due,Tre per cosa combattiamo?”).

Il grande successo è svanito quasi subito ma, anche dopo lo scioglimento dei Country Joe and the Fish, McDonald ha proseguito una lunga carriera, come solista di nicchia, pubblicando decine di dischi e mantenendo un forte impegno politico e civile. Con la sua immancabile chitarra acustica, è stato una delle voci più riconoscibili della generazione di Woodstock, che ha contribuito a fare del rock  un linguaggio di protesta e coscienza politica.

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