da Pietro Cusati ( Giurista- Giornalista )
Il Giudice Giovanni Falcone riteneva che la separazione delle carriere dei magistrati non indebolisce il pm ma lo rafforza, lo rende più libero. Il giusto processo previsto dall’art. 111 della Costituzione, ha fissato nel 1999, le norme per garantire la terzietà del giudice, chi giudica sia distinto dalla pubblica accusa. L’art. 111 della nostra costituzione impone che il giudice sia non solo imparziale ma anche terzo. E terzietà non può che significare appartenenza del Giudice ad un ordine diverso da quello del pubblico ministero. La separazione delle carriere serve a rendere il processo penale più equo perché lo assegna ad un giudice terzo. Il Prof. Avv. Giuliano Vassalli ,Presidente della Corte Costituzionale, tra i più autorevoli giuristi del novecento,già Ministro della giustizia, padre del codice di procedura penale del 1988, protagonista della riforma costituzionale del giusto processo,è documentato che fu favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati. Il Maestro Giuliano Vassalli ,garantista ,riformista , affermò con chiarezza che parlare di sistema accusatorio è poco leale se pubblico ministero e giudice appartengono alla stessa carriera, agli stessi ruoli, allo stesso ordine. Essere colleghi non rafforza la terzietà, la indebolisce .La separazione delle carriere è una misura di civiltà giuridica. Serve a garantire la terzietà del giudice, condizione essenziale di ogni processo equo.Il problema vero è la mancanza di conoscenza dei quesiti referendari. Nella Costituzione è previsto il giudice terzo,imparziale e quella norma nasce da una grande battaglia della sinistra per il giusto processo. La impose un partigiano, il professor, Avvocato Giuliano Vassalli. Il vero problema della giustizia italiana,lo ha confermato il caso Palamara è il meccanismo delle correnti, gruppi di potere che nominavano i giudici capi degli uffici, i cosiddetti “affidabili”. Nel referendum non c’è alcuna norma che preveda la subordinazione della magistratura alla politica. Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati a votare sul referendum che propone la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Il tema riguarda l’organizzazione della magistratura e il ruolo che pubblico ministero e giudice svolgono nel processo penale, con implicazioni sull’equilibrio tra accusa, difesa e funzione giudicante.