Aldo Bianchini
SALERNO – Il referendum costituzionale confermativo che ci chiamerà alle urne il 22 e 23 marzo prossimi in questi giorni sta infiammando non solo le coscienze ma anche i diversi punti di vista compressi, molto spesso, nelle gabbie ideologiche che contraddistinguono gli elettori italiani.
Non dovrebbe funzionare così, ma nella realtà quotidiana funziona proprio così.
C’è chi evoca in generale i “padri della patria e della costituzione” e c’è chi ad ogni piè sospinto ricorda la figura di Piero Calamandrei e la sua tenace difesa della “carta” con la famosa dichiarazione in Parlamento:
- <<“La Costituzione deve essere presbite, deve vedere lontano, non essere miope… Togliatti mi disse che noi preparatori della Costituzione dobbiamo fare come quei che va di notte, che porta il lume dietro e a sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte. Dobbiamo illuminare la strada a quelli che verranno”. Quello stesso Calamandrei che agli studenti dell’università di Milano il 26 gennaio 1955 diceva: “Questa non è una carta morta, è un testamento di centomila morti“>> (Fonte prof. Carmelo Setaro).
E’ vero, la nostra carta costituzionale si fonda soprattutto sui centomila morti e sulle nefandezze del fascismo e quindi risente di quegli avvenimenti; ora ci vorrebbe una “carta” più snella, più moderna e meno vincolata al passato remoto.
I ritocchi alla costituzione non devono mai spaventare nessuno, neppure i magistrati, anche perché lo stesso Calamandrei (e questo nessuno lo ricorda !!) spesso urlò nell’aula di Montecitorio che sull’onda della pressione dello stesso Togliatti la carta stava debordando troppo in favore della magistratura con il rischio di un assoggettamento della stessa politica.
Il mitico presidente del CONI, Mario Pescante, spesso diceva che avendo egli avuto modo di leggere quasi tutte le carte costituzionali esistenti, quella italiana non comprendeva in nessun passaggio la parola “sport”; e gran parte dell’opinione pubblica ha quasi deriso il sen. Antonio Iannone che ha proposto poco tempo fa l’inserimento in carta di detta parolina che significa tanto in fatto di snellezza e modernità.
Sicuramente la nostra è una bella carta costituzionale, ma va modificata ed adeguata ai tempi senza stravolgimenti di sorta.
Mi è piaciuto molto ciò che ha scritto di recente l’avv. Salvatore Memoli (giornalista e scrittore) su questo giornale parlando di “bella costituzione”:
- “… Tutto ha valore come Costituzione flessibile, pur conservando principi non soggetti ad abrogazione. In questo Paese, nessuno si strappa le vesti se avanza, nelle materie consentite, un orientamento popolare di cambiamento che affida al Parlamento la legittimità di rappresentare la fonte suprema e definitiva delle leggi. Ed é così che ogni legge approvata dalla maggioranza del Parlamento ha implicitamente valore costituzionale. Tutto qui! Il Regno Unito non si fascia la testa nel fare le differenze tra legge ordinaria e legge costituzionale! C’è qualcuno che può dire che nel Regno Unito non esiste uno Stato di Diritto? Soprattutto che la sovranità del Parlamento rappresenta una minaccia per la salute del Regno? Se a nessuno viene il mal di pancia, il Regno Unito riesce a cambiare le leggi conservando alle modifiche il rango costituzionale, perché la costituzionalità risiede nella concezione non scritta della legge e cioè la Costituzione inglese é fondata sulla consuetudine. Le modificazioni della Costituzione richiedono soltanto il cambiamento della consuetudine …”.
Ricordo a chi non vuol sentire che tutti noi viviamo in un Paese refrattario al cambiamento delle regole scritte; è sufficiente pensare alla Legge n. 300 del 20/05/1070 passata alla storia come “Statuto dei Lavoratori” che non riusciamo a cambiare, se non proprio sostituire integralmente, mentre la nostra capacità occupazionale si fa sempre più difficile.