“Sì” alla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti.La riforma è inevitabile e coerente con il sistema accusatorio, volta a garantire la terzietà del giudice.

 

 

da Pietro Cusati ( Giurista- Giornalista)

 

La riforma è  la conseguenza necessaria del codice ‘’VASSALLI’’ di procedura penale del 1989 e della riforma del “giusto processo” del 1999.La riforma definisce in modo più chiaro lo status del pubblico ministero, separandolo nettamente da quello del giudice .Il problema vero è la mancanza di conoscenza dei quesiti referendari .E’ una riforma costituzionale che molti non hanno letto . Nella Costituzione ,all’articolo 111,è previsto il giudice terzo, imparziale e quella norma nasce da una grande battaglia della sinistra per il giusto processo. Il 22 e 23 marzo 2026, per la prima volta gli italiani votano direttamente mediante referendum confermativo, sulla riforma costituzionale della giustizia. Il referendum confermativo è una consultazione popolare prevista dall’art. 138 Cost., con cui gli elettori sono chiamati a confermare o respingere una legge di rango costituzionale ,già approvata dal Parlamento, ma non ancora entrata in vigore, perché richiesta la verifica popolare. Non ha quorum, a differenza del referendum abrogativo. Si tratta di un istituto di democrazia diretta, che sottopone ai cittadini una decisione, senza mediazioni parlamentari. Non si tratta di una battaglia politica tra destra e sinistra. Una riforma che si muove verso l’impostazione accusatoria del processo penale,il codice Vassalli . La separazione delle carriere allinea l’Italia alle principali democrazie europee, dove la distinzione tra funzione requirente e giudicante è consolidata .Si tratta di una riforma che rafforza l’autonomia e indipendenza di ciascuna funzione giudiziaria, senza comprimere le prerogative costituzionali della magistratura. L’articolo 104 della Costituzione riformata ribadisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Il pubblico ministero conserva piena indipendenza nell’esercizio delle sue funzioni. È un appuntamento storico per una riforma che tocca i fondamenti del sistema giudiziario. La  riforma modifica il Titolo IV della Costituzione introducendo la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti. Chi sceglie di fare il giudice non potrà diventare pubblico ministero e viceversa. Due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, i cui componenti saranno selezionati mediante sorteggio. L’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, organo autonomo e indipendente competente a giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati.L’articolo 111 della Costituzione sancisce il principio del giusto processo, ‘’ ogni cittadino ha diritto a essere giudicato da un giudice terzo e imparziale’’.Si tratta di garantire le condizioni strutturali affinché la terzietà sia una posizione istituzionale.Dopo il caso Palamara, il sorteggio dei componenti dei due CSM garantisce a ogni magistrato pari opportunità di accesso all’autogoverno ,favorisce la selezione di magistrati indipendenti, la cui legittimazione deriva dalla sorte e non dall’appartenenza a una corrente.L’Alta Corte disciplinare, organo autonomo e indipendente anche dal CSM, è volta a garantire un sistema di responsabilità trasparente e credibile. La riforma non incide sull’obbligatorietà dell’azione penale, sancita dall’articolo 112 della costituzione .La separazione delle carriere dei magistrati è una riforma di civiltà giuridica, necessaria per rafforzare l’equilibrio della giustizia. La separazione delle carriere dei magistrati non indebolisce il pm ma lo rafforza, lo rende più libero. Il giusto processo previsto dall’art. 111 della Costituzione, ha fissato nel 1999, le norme per garantire la terzietà del giudice, chi giudica sia distinto dalla pubblica accusa. L’art. 111 della nostra costituzione impone che il giudice sia non solo imparziale ma anche terzo. E terzietà non può che significare appartenenza del Giudice ad un ordine diverso da quello del pubblico ministero. La separazione delle carriere serve a rendere il processo penale più equo perché lo assegna ad un giudice terzo. Il Prof. Avv. Giuliano Vassalli ,Presidente della Corte Costituzionale, tra i più autorevoli giuristi del novecento,già Ministro della giustizia, padre del codice di procedura penale del 1988, protagonista della riforma costituzionale del giusto processo,è documentato che fu favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati. Il Maestro Giuliano Vassalli ,garantista ,riformista , affermò con chiarezza che parlare di sistema accusatorio è poco leale se pubblico ministero e giudice appartengono alla stessa carriera, agli stessi ruoli, allo stesso ordine. Essere colleghi non rafforza la terzietà, la indebolisce .La separazione delle carriere è una misura di civiltà giuridica. Serve a garantire la terzietà del giudice, condizione essenziale di ogni processo equo. Il vero problema della giustizia italiana,lo ha confermato il caso Palamara, è il meccanismo delle correnti, gruppi di potere che nominavano i giudici capi degli uffici, i cosiddetti “affidabili”. Nel referendum non c’è alcuna norma che preveda la subordinazione della magistratura alla politica. Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati a votare sul referendum che propone la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Il tema riguarda l’organizzazione della magistratura e il ruolo che pubblico ministero e giudice svolgono nel processo penale, con implicazioni sull’equilibrio tra accusa, difesa e funzione giudicante.

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