Aldo Bianchini
SALERNO – Con un titolo ad effetto ““L’ALBERO DI NATALE” (1): il sistema di potere politico, da Salerno al Cilento ed oltre … e la Procura incalza” creai il 7 dicembre 24 la denominazione da dare alle numerose inchieste giudiziarie di quella che sembrava, sotto la guida del Capo Giuseppe Borrelli, la conclusione logica e quasi scontata di una lunga scia di potere politico per il potere assoluto ed a tratti molto personalizzato; un ALBERO di NATALE acceso, guarda caso, nelle stanze segrete della Procura (tra faldoni di carta, elenchi nominativi, bobine di intercettazione, dichiarazioni spontanee e forzate, ecc.) proprio in concomitanza con l’accensione dell’Albero (da me definito civile) che ad opera dell’allora governatore De Luca avveniva in Piazza Portanova in pompa magna.
Da una parte lo squadrone di attacco in difesa della cosiddetta pubblica legalità (i pm Marco Colamonici, Francesco Rotondo, Elena Guarino, Mafalda Maria Cioncoada, Luigi Alberto Cannavale, Alessandro Di Vico ed latri; i gip Valeria Campanile e Annamaria Ferraioli; ed alcuni giudici del riesame con in testa Gaetano Sgroia) agli ordini del grande capo Borrelli.
Dall’altra una marea di personaggi indagati ((Nino Savastano – Vittorio Zoccola – Luca Caselli e tanti altri per le Coop Sociali; Franco Alfieri – Luca Cascone – Giovanni Guzzo – Elvira Alfieri – Andrea Campanile – Vittorio De Rosa – Alfonso D’Auria – Carmine Greco e altri per il Sistema Cilento; il colonnello Fabio Cagnazzo – il luogotenente Lazzaro Cioffi – il camorrista Romolo Ridosso – l’imprenditore Giuseppe Cipriano ed altri per l’omicidio Vassallo; passando per Giovanni Fortunato -sindaco di Santa Marina, per il caso del Comune di Valva con il sindaco Giuseppe Vuocolo, inchiesta sulla Comunità Montana Valdiano, sul Comune di Monte San Giacomo, ecc. ecc.) a copertura di un quadro investigativo che interessava tutte e tre le Procure di Salerno (con Nocera e Vallo Lucania) e quella di Lagonegro; un quadro che lasciava intravedere uno sconquasso generale con la fine politica, forse, del famoso puntale dell’Albero di Natale: cioè di Vincenzo De Luca.
Si devwe dare atto all’ex governatore che nell’immediatezza dell’assalto giudiziario al Comune capoluogo (11 ottobre 2021) e sullo specifico “caso Cascone” sentenziò: “Parlo di problemi seri, non commento le scemenze”; quasi come a dire che la tanto decantata “svolta di legalità” promulgata dal Procuratore Borrelli possa essere equiparata ad una scemenza.
Ma, senza por tempo in mezzo, andiamo velocemente all’argomento di oggi che riguarda il proscioglimento da ogni accusa del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo (accusato dalla Procura almeno di fiancheggiamento per l’omicidio di Angelo Vassallo) dopo ben sette mesi di carcerazione preventiva e una infinità incredibile di accuse velenose che hanno rovinato la sua vita ma anche quella dei suoi familiari.
Fin dal primo istante mi ero schierato decisamente tra gli innocentisti; tanto che oggi almeno un o dei miei lettori (il dr. Mario Salucci) ha avvertito il dovere di scrivermi:
- Illustre Direttore, non si è sbagliato e con il proscioglimento del col. Cagnazzo e definitivamente caduto l’albero di Natale anche se siamo sotto Pasqua. Cosa dire? Onore all’esperienza e al fiuto di chi distingue la ciccia dalla fuffa. Come al solito, purtroppo, la giustizia è lenta ma arriva.
Ringrazio il lettore e aggiungo che più volte ho cercato di entrare nella sensibilità del fantastico (e forse fantasioso) pool di magistrati inquirenti con a capo Borrelli che era assolutamente palese l’inattendibilità dei pentiti o del pentito per eccellenza (Romoletto Ridosso) che ha portato alla deriva vergognosa un’inchiesta nata malissimo e finita molto peggio; ma non c’è stato niente da fare, così funziona la giustizia, e quando gli investigatori (magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine) si inceppano su determinate e precostituita convinzioni tutto va rotoli anche in maniera precipitosa. E’ vero che ci sono ancora alcuni indagati che dovrebbero andare a processo, ma questi (come in tanti altri casi) rappresentano le scorie che le Procure continuano a portarsi addosso nell’estrema speranza di riuscire a cogliere qualche pallina dell’Albero. Ma tutto è destinato a scoppiare.
Un’inchiesta, quella sull’omicidio Vassallo, destinata a rimanere un “cold case”; anche questo ho cercato di far capire agli investigatori dai quali in merito sono stato sentito per ben due volte come persona informata sui fatti il 18 dicembre 2013 e il 25 novembre 2024; un cold case perché la camorra, lo spaccio di droga e il traffico internazionale di qualsiasi genere nella Costa d’Oro non c’entrano proprio niente con il delitto.
Ma l’albero è crollato ? si chiede il lettore Salucci; non ancora ma la fine è molto vicina.
“La giustizia è sempre giustizia, anche se è fatta sempre in ritardo e, alla fine, è fatta solo per sbaglio” (George Bernard Shaw).