CARTA COSTUTUZIONALE: nasce a Salerno … ce lo ricorda Guglielmo Scarlato

Aldo Bianchini

SALERNO – Tocca ancora una volta all’on. avv. Guglielmo Scarlato di ricordare a tutti dove – come e quando la Carta Costituzionale Italiana emise i primi vagiti quando ancora infuriava non solo la guerra ma anche la battaglia interna tra monarchia e repubblica.

Accadde proprio nella nostra Città che dovrebbe andarne molto fiera e che spesso, purtroppo, sembra dimenticare quell’evento iniziato soltanto 82 anni fa, tra la fine di marzo e gli inizi di aprile del 1944; un evento che passerà alla storia come la “Svolta di Salerno”, grazie alla fantastica idea progettuale del mitico Palmiro Togliatti presentata alla Nazione nel Salone dei Marmi del nostro palazzo di città.

Seduti intorno al lungo tavolo che oggi troneggia nella “sala giunta” c’erano alcuni di quelli che ancora oggi ricordiamo come i “padri della costituzione”; ognuno di loro esprimeva un pensiero personale me politico diverso dagli altri, ma insieme riuscirono a costruire le solide basi di una Repubblica che oggi ci fa respirare la libertà in un Paese civile.

 

 IL PENSIERO di GUGLIELMO SCARLATO: Salerno 1944 – Dove nasce lo spirito della Costituzione

Nel cuore di una nazione spezzata dalla guerra, mentre l’Italia vive uno dei momenti più drammatici della sua storia, una città del Sud assume un ruolo inatteso e decisivo: Salerno. Non è solo una sede provvisoria del governo; diventa, per alcune settimane del 1944, il luogo in cui l’Italia ricomincia a pensarsi come comunità politica.

Siamo tra la fine di marzo e l’aprile del 1944. Il Paese è diviso: a sud il territorio liberato dagli Alleati, a nord la Repubblica Sociale sotto controllo nazista. Le istituzioni sono fragili, la monarchia è delegittimata, la fiducia è incrinata. Eppure, proprio in questo contesto incerto, nasce una scelta che segnerà il futuro.

Quando Palmiro Togliatti rientra in Italia, porta con sé una proposta che sorprende molti: sospendere lo scontro immediato tra monarchia e repubblica, tra ideologie contrapposte, per costruire un fronte comune contro il fascismo e per restituire al popolo la parola sul proprio destino. È quella che la storia chiamerà la “svolta di Salerno”.

Non si tratta di una rinuncia ideale, ma di un atto di responsabilità politica. In quei giorni, uomini profondamente diversi — comunisti, cattolici, liberali, socialisti — accettano di sedersi allo stesso tavolo. Non si amano, spesso non si fidano, ma comprendono che l’Italia, per rinascere, ha bisogno prima di tutto di unità.

A Salerno prende forma così un governo di collaborazione nazionale, guidato da Pietro Badoglio, sostenuto dalle forze del Comitato di Liberazione Nazionale. Ma il dato più importante non è solo politico: è morale.

Per la prima volta dopo vent’anni di dittatura, si afferma un principio nuovo e decisivo: nessuna forza può imporre da sola il proprio modello di Stato. Il futuro dell’Italia dovrà nascere da un confronto, da un equilibrio, da una scelta condivisa.

In questo senso, Salerno non è il luogo in cui si scrive la Costituzione — quella verrà elaborata dall’Assemblea Costituente tra il 1946 e il 1947 — ma è il luogo in cui si crea la condizione perché essa possa esistere. È lì che nasce il metodo costituente: il dialogo tra diversi, la mediazione, il rifiuto dell’assolutismo politico.

C’è, in quei giorni, qualcosa che va oltre la strategia. C’è la percezione diffusa che la libertà non possa essere costruita contro qualcuno, ma solo insieme. Che le ferite della guerra e della dittatura non possano essere curate con nuove divisioni, ma con un paziente lavoro di ricomposizione.

E infatti, pochi anni dopo, quando l’Assemblea Costituente si riunirà, quello spirito sarà ancora presente. Lo si ritroverà negli articoli che parlano di diritti inviolabili, di equilibrio tra i poteri, di tutela delle minoranze. Lo si ritroverà nella capacità, rara e preziosa, di trovare sintesi tra visioni del mondo differenti.

Salerno, dunque, non è solo un passaggio storico. È un simbolo. Rappresenta il momento in cui l’Italia, pur ferita, sceglie di non cedere alla tentazione della rottura definitiva, ma di costruire un futuro comune.

In una stagione segnata dalla violenza e dall’incertezza, quella scelta appare ancora oggi come un atto di coraggio civile: la decisione di credere che, anche dopo una frattura profonda, sia possibile tornare a essere una comunità.

Ed è proprio da questa convinzione — fragile ma tenace — che nascerà la Costituzione italiana. Non solo come insieme di norme, ma come espressione di una volontà condivisa: quella di non ripetere gli errori del passato e di fondare la Repubblica su un equilibrio che tenga insieme libertà, giustizia e pluralismo.

One thought on “CARTA COSTUTUZIONALE: nasce a Salerno … ce lo ricorda Guglielmo Scarlato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *