Ruggi, fuga al vertice: ora basta transizioni, serve una guida vera

 

 

Aldo Bianchini e Giuseppe Laurelli

SALERNO – L’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona vive una nuova scossa ai vertici: nelle ultime ore il direttore sanitario ha lasciato l’incarico, pochi mesi dopo le dimissioni di Ciro Verdoliva. Per la più grande azienda ospedaliera della provincia di Salerno, si apre così un periodo di grande incertezza, segnato da un vuoto decisionale nei ruoli chiave e dalla necessità di scelte rapide e chiare.

Quello che fino a ieri era un sistema già segnato da cambi continui e riorganizzazioni annunciate ma mai completate, ora si trova di fronte a una sfida cruciale: garantire continuità e stabilità, senza ripiombare in un ciclo di transizioni che rallenta l’intera macchina ospedaliera.

Una storia di transizioni e paralisi

La gestione di Vincenzo D’Amato aveva lasciato un’eredità pesante: rigidità amministrative, difficoltà nella gestione delle risorse umane e debolezza della governance dipartimentale. La struttura, secondo osservatori e fonti interne, non era mai stata sottoposta a un reale processo di riforma, rimanendo vincolata a dinamiche interne complesse.

L’arrivo di Ciro Verdoliva aveva rappresentato la speranza di una svolta, grazie all’esperienza maturata in contesti complessi come l’Ospedale Antonio Cardarelli e la ASL Napoli1. Ma, sebbene la strategia iniziale fosse chiara e decisa, l’eccessiva concentrazione delle decisioni e la scarsa interlocuzione con le strutture operative hanno prodotto più attesa che risultati concreti.

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Dalla discontinuità alla nuova incertezza

Le dimissioni di Verdoliva hanno interrotto un percorso già fragile. Oggi, con l’uscita anche del direttore sanitario, il Ruggi si trova senza guida effettiva nei ruoli centrali, aumentando il rischio di paralisi operativa. Una situazione che mette in evidenza quanto sia urgente stabilizzare la direzione dell’ospedale per evitare ulteriori ritardi su riforme organizzative e gestione dei servizi.

La gestione Russo: una opportunità concreta

In questo contesto, la gestione affidata a Sergio Russo rappresenta una delle poche garanzie di continuità. Direttore amministrativo di lunga esperienza, Russo ha maturato la sua carriera all’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale, una delle eccellenze campane, operando al fianco di direttori generali di alto profilo come Mario Santangelo e Attilio Bianchi.

Dopo le dimissioni di Verdoliva, a Russo sono state affidate anche le funzioni di direttore generale in attesa della nomina ufficiale da parte del presidente Fico. La sua esperienza consolidata e la conoscenza dei meccanismi della sanità complessa rappresentano oggi un’opportunità concreta per evitare l’ennesima fase di incertezza.

La vera sfida: costruire una governance credibile

Il futuro del Ruggi non dipende solo dal direttore generale, ma dalla capacità di costruire una squadra stabile e competente. Per trasformare l’azienda in un modello efficiente servono:

  • una direzione sanitaria di alto profilo
  • una direzione amministrativa pienamente operativa
  • direttori di dipartimento scelti per competenze gestionali e cliniche
  • attuazione concreta e rapida del piano aziendale

Solo così sarà possibile affrontare criticità storiche: organizzazione interna, bilancio, funzionamento dei servizi e qualità dell’assistenza.

Continuità o nuovo azzeramento?

Il futuro della sanità a Salerno passa da una scelta chiara: continuare con discontinuità, rischiando di prolungare l’instabilità, oppure consolidare una guida già operativa, rafforzandola con una squadra adeguata e creando finalmente una governance stabile.

L’uscita del direttore sanitario segna un punto di svolta: non è più il tempo delle attese, ma delle decisioni.

Perché la sfida oggi è semplice, ma urgente: far funzionare il Ruggi.

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