Dal Nicola Femminella
SALERNO – Il referendum sulla giustizia, con le urne aperte per rilevare il voto fornito dagli Italiani, ha subito diffuso un dato di certo inatteso e non anticipato dagli analisti nelle loro previsioni: è andato a votare il 58,93% degli aventi diritto, elevando il grado di democrazia partecipata nel nostro Paese. La notizia è stata accolta con entusiasmo. Con enfasi, di certo maggiore, quella dei quindici milioni di Italiani risultati vincitori.
Nei giorni che sono seguiti, le valutazioni e le analisi del responso hanno monopolizzato la programmazione dei mezzi di comunicazione, con la televisione che le ha spalmate su tutte le reti e in tutte le ore. Interviste e dibattiti con i responsabili dei partiti sconfitti nel tentativo di stemperare la gravità della debacle; i vincitori a cantare vittoria e ad alzare le braccia al cielo. Hanno vinto i NO, senza sondaggi sicuri che ne avessero prevista l’affermazione netta anche nei numeri.
Nella destra, appena qualche giorno, e sono giunte le rimozioni prescritte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: Delmastro, sottosegretario alla giustizia: “ho commesso qualche leggerezza a cui ho rimediato non appena…”; Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio: “I magistrati sono come un plotone d’esecuzione”; il ministro Santanchè sulla graticola giudiziaria da tempo, accusata di vari reati: “non ho alcuna condanna. Pago per altri”. Si è aggiunto, Gasparri, capogruppo al Senato per Forza Italia, perché non gradito ad alcuni suoi colleghi, con alle spalle i figli di Berlusconi.
La sinistra, a sua volta, sollecitata a fare dichiarazioni sulla composizione del Campo Largo da predisporre per le elezioni del 2027. Una operazione che si presenta con molte difficoltà, per le quali si dovranno individuare soluzioni concilianti tra coloro che ne faranno parte. Occorre meditazione, saggezza e capacità di rimanere in un perimetro chiuso, che non contiene vie di uscita per esigenze solo di parte, seppure legittime. Accomodanti di interessi diversi e sacrifici equamente da accettare saranno indispensabili, per sfuggire alle pastoie delle ideologie cieche e impietose, oltre che dannose.
Il primo argomento finirà, lasciando sul terreno dello schieramento della destra malcontenti e malumori. Nella pentola qualche vendetta probabile se non saranno ricuciti i margini delle ferite. Il secondo contiene un cammino faticoso che darà buoni frutti, se sarà costruttivo, ad aedificandum; auto distruttivo se gli accordi non ci saranno. Staremo a vedere da qui ad un anno con infinite dispute e diverbi che d’ora in avanti terranno banco nelle serate televisive e si accatasteranno sui social degli Italiani. Che hanno una predisposizione per i tormentoni.
Volendo fare qualche osservazione, a distanza di circa due settimane dal voto, tra le migliaia che ancora se ne sentono in giro, ne evidenzio due: la prima riguarda la partecipazione. Più volte su questa testata ho rimproverato la rinuncia al voto. Sono contento che il fenomeno sia stato limitato da un recuperato convincimento che il voto è il sangue della partecipazione democratica dei popoli, oltre che un dovere di ciascuno di noi ad onorarlo, per rendere la democrazia esercitata nel modo migliore. Tutti di fronte ai grandi eventi, e ogni elezione lo è, deve fornire il proprio contributo e non voltare le spalle all’atto che non merita tale atteggiamento. I grandi temi che incrociano le esigenze della comunità nazionale si affrontano con le soluzioni date dal popolo tutto. Quello che riguarda la modifica della nostra amata Costituzione lo esige massimamente, anche per rispettare i nostri Padri che la scrissero, dopo il sangue versato da coloro che la sognarono.
Il secondo riguarda i giovani tra 18 e 34 anni: il 56,7% si è recato alle urne, la qual cosa mi riempie il cuore di gioia. Infatti sono convinto che nei tempi attuali l’interesse e la partecipazione dei giovani sono vitali per limitare nel vissuto quotidiano gli eventi che turbano profondamente l’opinione pubblica. Spero che tale momento negativo, di emergenza in taluni casi, li possa far uscire dalla caverna dell’astensionismo nella quale si sono rifugiati in precedenti elezioni, e scendano in campo a dire la loro su taluni fenomeni che richiedono il loro protagonismo. La movida non più sicura nelle città, la violenza sulle donne ad opera delle baby band, le rapine, l’uso degli stupefacenti, la velocità nella guida, il coltello usato per far male, spesso sono espressione dei minorenni e dei giovani. Lo attestano le ricerche e le percentuali. È opportuno quindi che la loro mente abbia altri campi di attenzione, per guardare oltre il buio di una serata in preda a istinti autodistruttivi. Potranno fornire in contributo di alto livello e cambiare la società del futuro, se saranno loro in prima linea nella veste di protagonisti. La partecipazione al voto è un ottimo inizio, oltre che una inversione di tendenza rispetto ad un aspetto negativo che nelle passate elezioni aveva assunto una consuetudine sociologica nociva per il rispetto del dettato costituzionale.
Gli adulti prestino il massimo dell’attenzione a questo ingresso dei giovani nell’area delle grandi questioni e li accolgano con empatia, concedendo loro spazi più ampi rispetto al passato. C’è un giovane oggi di diciannove anni che corre in Formula 1, dove si richiedono doti umane, conoscenze e tecniche di guida inverosimili. Domenica in Giappone ha vinto il suo secondo Gran Premio e l’evento ha destato stupore e meraviglia. Alle recenti olimpiadi invernali i nostri atleti giovanissimi hanno vinto medaglie prestigiose. Nelle stanze dove si scoprono potenzialità infinite dell’intelligenza artificiale non mancano giovanissimi in grado di apprendere e utilizzare le tecnologie più avanzate. Da qui i miei auspici per il ragazzo tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa: che i suoi occhi possano sollevarsi e guardare alla luce del sole, ritrovando le risorse per tornare tra le braccia dei suoi insegnanti e dei genitori afflitti, pe ripercorrere nuovi sentieri. Il referendum ha detto anche questo con voce echeggiante.