L’albero DI natale (48):   “Caso Vassallo”, Cagnazzo, ma c’era proprio bisogno del carcere ?

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Il colonnello Fabio Cagnazzo, militare per nascita ed esempio solare dell’Arma dei Carabinieri, rampollo di una famiglia dedita alla bandiera dei Carabinieri, è stato prosciolto dopo circa un anno di detenzione preventiva in carcere; giustizia è stata fatta gridano i buontemponi; niente affatto, si è soltanto compiuto il percorso illogico e discriminante di un accanimento giudiziario e mediatico (non dimentichiamolo !!) senza precedenti.

Ho letto, tra sorpresa e piacere, le brevi motivazioni pronunciate dal Tribunale del Riesame (inizialmente detto “della libertà”) che, almeno a me, sono parse assolutamente allucinanti:

<<… assolutamente certo, in linea con la prospettazione accusatoria, che agendo in preda ad una vera e propria foga investigativa eccentrica …  Cagnazzo avrebbe direzionato le indagini su Bruno Humberto Damiani perché incarnava il più noto pregiudicato del posto, dedito allo spaccio …  e inviso a Vassallo che aveva fatto del contrasto allo spaccio della droga ad Acciaroli la propria ragione di vita …>>.

In considerazione del fatto che la pronuncia del Riesame è almeno la terza, mi sono subito chiesto “ma quanti giudici hanno letto le stesse carte, prima di questi ultimi, ed hanno continuato a perseguitare Cagnazzo appiattendosi sulle ipotesi surreali della Procura basate tutte sulle confessioni di un pentito, Romoletto Ridosso, già sputtanato in altri precedenti processi; uno per tutti quello che la stessa DDA di Salerno aveva incardinato contro il sindaco di Scafati dr. Pasquale Aliberti con il nomignolo di Sarastra ?”.

Questo a mio avviso è la più plastica dimostrazione di come il sistema delle “carriere unificate” consente ai PM di prevalere sui GIP ed spesso anche sul Riesame prima di raggiungere la verità; ma gli italiani, senza sapere perché, hanno preferito lasciare le cose come le aveva consacrate il tanto odiato e vituperato, dalla sinistra, Benito Mussolini con il “codice Rocco” negli anni ’30.

Ma il caso in questione mette anche in risalto, è giusto dirlo, la pervicace ossessione di alcuni investigatori (il caso nazionale di Garlasco fa scuola o no ?) che creano un obiettivo e cercano di centrarlo ad ogni costo; come nella fattispecie senza tenere conto che il considerato temibile spacciatore Damiani (figlio di Peppe a’ catena) era stato addirittura preso a calci nel sedere la sera del 13 agosto 2010 con molta disinvoltura dall’irruento compianto sindaco Angelo Vassallo per la rabbia dell’affronto del giovane verso un suo familiare (e questo, pensate un po’, lo avevo già dichiarato già nel 2013 senza che nessuno ne abbia tenuto da conto).

Di questa sua foga investigativa ho scritto più volte in tempi non sospetti (nel novembre 2024 subito dopo gli arresti e nella mia stessa deposizione del 25.11.2024 come persona informata sui fatti e nella dichiarazione del 18.12.2013) sulla scorta di rivelazioni fattemi nel corso di una cena del 25.07.2013 in un ristorante di Vietri sul Mare. Peccato che nessuno degli investigatori (forze dell’ordine e magistrati) ha mai tenuto conto delle mie testimonianze.

Per questo affermo, ancora una volta, che “si è soltanto compiuto il percorso illogico e discriminante di un accanimento giudiziario e mediatico (non dimentichiamolo !!) senza precedenti”.

A conti fatti gli è andata comunque bene e, grazie ai suoi due avvocati Ilaria Criscuolo e Agostino de Caro il colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo potrà ritornare a servire lo Stato, come sempre ha fatto nel corso della sua vita.

 

 

 

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