Aldo Bianchini
SANTA MARINA (SA) – Per un brevissimo ricordo storico voglio ricordare che per l’arresto dell’ex sindaco di Santa Marina (SA) “dr. Giovanni Fortunato” (già consigliere regionale del cdx) è stata celebrata, giovedì 26 marzo 2026, la prima udienza del processo a suo carico ed a carico di altri sei coimputati; udienza che con la velocità della luce, o quasi, è stata subito aggiornata a venerdì 10 aprile 2026.
Il dr. Fortunato, tra lo sconforto della sua famiglia e l’incredulità dei suoi difensori Vincenzo Speranza e Felice Lentini, è tuttora ristretto agli arresti domiciliari a poco meno di un anno dall’inizio del suo sprofondo giudiziario inasprito da condizionamenti esterni, da rapporti interpersonali (tra accusatori e difensori) di pessima natura e da un accanimento giudiziario quasi ai limiti della volgarità per delle accuse che, davvero, non si reggono in piedi neppure per compiere un passo in avanti.
Ho già scritto, ed in maniera controcorrente, sul “caso Fortunato” perché una cosa su tutte non mi convince fin dal primo momento, cioè fin dal 22 maggio 2025 con la domanda di sempre:
- “Seguo da oltre quarant’anni le vicende giudiziarie della provincia di Salerno e mai mi era capitato di imbattermi in una tangente complessiva di 200mila euro; considerando che in genere le tangenti si assestano tra il 3 e il 5% bisogna prendere atto che un qualsiasi imprenditore prima di scucire una simile tangente avrà ottenuto lavori per complessivi “quattro miliardi di denaro pubblico”, sufficienti per ricostruire l’intera fascia costiera da Salerno a Sapri …”; sicuramente vittima del “fuoco amico”. Quasi come paragonare il pur bravo ma sfortunatissimo Giovanni Fortunato al mitico “Al Capone” che, in quel caso unico storicamente, pretendeva tangenti spesso superiori al valore nominale degli affari da compiere.
Ed è proprio il fuoco amico che mi incuriosisce e mi intriga, fino al punto da farmi pensare ad una naturale sovrapposizione della vicenda in questione con quella nazionale e clamorosa di Massimo Mallegni di Forza Italia (ex sindaco di Pietrasanta in provincia di Lucca) durata ben 12 anni, dal 2006 al 2018, con un finale travolgente “assolto perché il fatto non sussiste”. Vicenda iniziata con una semplice multa che la vigilessa, dedita al suo dovere, non volle annullare come richiestole dal suo sindaco; poi arrivarono altri 56 capi di imputazione ed alla vicenda finanche la RAI dedicò uno speciale televisivo paragonando il caso Mallegni a quello di Enzo Tortora.
Perché ho accostato quella vicenda, salita agli onori della cronaca nazionale, a quella più locale di Fortunato, perché molti particolari sembrano simili fino al punto di poterli sovrapporre.
Solo per la cronaca ricordo a tutti che una vigilessa di Pietrasanta ben supportata dal fratello magistrato riuscirono a trascinare in catene il malcapitato assicurando per loro due belle promozioni: la vigilessa è diventata capo della polizia municipale di Lucca e il fratello PM è diventato procuratore della Repubblica.
Anche in quel di Santa Marina soffia un vento molto strano che porta con se sussurri, commenti e diverse certezze; qualche intreccio surreale c’è anche nella vicenda Fortunato, tra consiglieri comunali di minoranza – esponenti delle forze dell’ordine e, forse, anche della magistratura, fino al punto da far riflettere tutti sulla ripetizione in fotocopia del “caso Mallegni” che ha distrutto la vita non solo dell’ex sindaco di Pietrasanta ma ha provocato il disfacimento della sua intera famiglia.
E’ vero che la giustizia arriva, ma arriva sempre in ritardo ed è fatta sempre per sbaglio.