La violenza genera soltanto violenza e nel tempo le vittime possono assumere il ruolo di carnefici della violenza

 

di Alberto De Marco

L’EROE VITTORIO ARRIGONI   

E’ vero che le parole di Basaglia, purtroppo sono sempre attuali : “…La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione”.Ciò che appare inverosimile è che anche il popolo ebraico, quello prediletto da Dio, che ha scelto per la sua nascita e vita terrena, dopo avere subito milioni di vittime e atroci sofferenze dal regime nazista, ha generato successivamente violenza nei riguardi del popolo palestinese. Manifestando tale comportamento diventa anche la cartina al tornasole della dimostrazione reale delle parole dello psichiatra e neurologo italiano Franco Basaglia, riformatore della disciplina psichiatrica. Il 15 aprile ricorre il 15° anniversario della morte dell’eroe Vittorio Arrigoni, il volontario che è stato barbaramente assassinato nella notte tra il 14 ed il 15 aprile 2011 a Gaza. Nella sua breve esistenza umana, ha sempre perseguito i valori morali: della Verità, della Giustizia e dell’Amore per il prossimo. Era un

 

 

Osservatore Internazionale dell’ONU, che si frapponeva come scudo umano a difesa dei palestinesi: dei bambini che andavano a scuola; nonché degli agricoltori che desideravano raggiungere i loro terreni agricoli e dei pescatori di uscire in mare oltre le tre miglia dalla costa, come invece previsto dagli accordi internazionali di Oslo; perché erano presi di mira dai cecchini israeliani. Per questi motivi era considerato un personaggio scomodo dagli israeliani. Arrigoni, che ha sacrificato la sua giovane esistenza per tutelare la vita ed i diritti del popolo palestinese con la scelta di praticare l’interposizione non violenta: mettersi tra due belligeranti, sia che si tratti di due persone; di un carro armato e di alcuni bambini; di manifestanti e di poliziotti pronti a spararti. Ha raccontato : “…che tra i tanti crimini che i soldati israeliani commettono contro la popolazione palestinese, ce n’è uno poco conosciuto, entrare di notte in Palestina, occupare un edificio alto per appostare i propri cecchini, sparare alla gente fino a quando è buio. La famiglia che abita nella casa occupata viene rinchiusa in una stanza e nessuno può uscire, neanche per andare in bagno, per tutta la durata delle operazioni militari, nel corso delle quali viene saccheggiato di tutto. Da alcune testimonianze da lui ricevute dalle vittime delle molteplici e sconvolgenti violenze, alle quali era                  ed è purtroppo ancora oggi sottoposto quotidianamente, il popolo palestinese da parte dei soldati israeliani, ne scaturisce una sua riflessione: “…Siamo a Seida, a due passi da Tulkarem, immerso        in una splendida  campagna fitta di uliveti e viti, capace di sfornare diversi martiri consacrati alla jibad islamica. Racconta la storia di un vecchio palestinese di questo paese, dove girano di notte sulle colline i mezzi militari: “O ci consegni tuo figlio entro 48 ore o torniamo e ti demoliamo la casa”, questa è la tipica versione israeliana di attacco preventivo. Mi hanno ammazzato il figlio davanti agli occhi, ora vogliono l’altro, che dovrei fare io? Che male abbiamo fatto tutti noi? Vogliamo soltanto vivere in pace, perché non ci lasciano in pace? E’ da queste testimonianze ricevute che scaturisce la considerazione di Vittorio Arrigoni:”…Per lo più questi martiri guerrieri sono ragazzini di 20 anni con la “faccia troppo dura” per essere vera, ritratti nelle foto ai lati delle strade coi Kalashinikov in braccio. Già diversi di questi giovani partigiani sono stati uccisi a sangue            freddo durante le retate dei soldati israeliani. Non è per religione, né per ideale politico che           questi ragazzi di campagna si sono convertiti in guerriglieri. Non si sognavano neppure di invadere Israele  per compiere attentati. Ma la disperazione di chi si trascina dietro una serie  infinita di lutti e disperazioni crea soldati pronti al martirio. E’ un’occupazione estenuante e terribile come quella israeliana, ha reso temibili combattenti dei semplici contadini ineruditi. Certo è che se fossi nato quaggiù e avessi visto morire la mia gente e martoriata la mia terra, forse non avrei esitato              un istante neanche io a imbracciare il kalashinikov e giurare battaglia in difesa della mia gente.            E’ da un Dio qualsiasi avrei fatto benedire la mia anima. Questa triste, amara, angosciosa e preoccupante considerazione, ci offre la consapevolezza e la certezza che la violenza alimenta soltanto violenza, mentre il perdono, l’amore ed il confronto improntato al rispetto del nostro prossimo, realizza quella condizione indispensabile per la sopravvivenza e la pacifica esistenza dell’intera umanità. A tale proposito ci ritornano alla mente le parole del Mahatma Gandhi:“…a furia di dire occhio per occhio, resteremo tutti ciechi”. Per avere una conoscenza più esaustiva della vita dell’eroe Vittorio Arrigoni, che non possiamo e non dobbiamo mai dimenticare, riportiamo alcuni pensieri della lettera scritta da un volontario, Gabriele Corno, nella quale raccontava del suo primo incontro con il suo fraterno amico, Vittorio Annigoni, dopo la sua           morte a sua madre Egidia Berretta “… L’incontro con suo figlio cambiò radicalmente la mia                           vita,   perché sebbene fosse poco più giovane di me, aveva un’esperienza e una maturità superiore

 

 

a  tutte  le  persone da me conosciute fino ad allora.  Era  chiaro  che non solo avesse un’umanità e un’intelligenza fuori dal comune, ma che le sue avventure già affrontate in passato come volontario in altri campi di lavoro lo avevano accresciuto spiritualmente e la sua enorme passione per questa nobile forma di altruismo e aiuto verso i più deboli era contagiosa, tanto che da subito mi convinsi a volere seguire il suo esempio. Praticamente da quel momento in avanti ogni sosta del lavoro estivo o invernale che fosse, si tramutava in un viaggio verso l’ignoto, nelle zone più disparate del mondo, in modo da non sprecare le nostre vite nell’inconsapevolezza della monotonia e nell’inesistenza di valori, impiegando il tempo per lavori che non ci arricchivano economicamente ma spiritualmente”. Ad onore del vero bisogna riconoscere che la violenza che ancora oggi caratterizza Israele non è generata dal popolo, ma dai personaggi indegni che                     la governano, che hanno commesso atroci crimini contro l’umanità, che il popolo sicuramente  non condivide, ma per il timore di rappresaglie e per salvaguardare la vita dei loro figli non               ha ancora reagito in modo adeguato, ma in tempi brevi comprenderà e reagirà in                              modo ragionevole per evitare peggiori conseguenze per le loro famiglie. Non dimentichiamo altresì che hanno dimostrato maggiore consapevolezza le madri ebree e quelle palestinesi, che hanno subito la morte dei loro figli, quando si sono incontrate e si sono abbracciate, manifestando fraternità ed amore.

 

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