DOLORI CHE PEGGIORANO CON LO STRESS

da Dr. Alberto Di Muria
“Dottore, quando sono nervoso… mi fa più male tutto.”
Quando una persona mi dice questa frase, io mi fermo sempre un attimo. Perché in poche parole ha già fatto un collegamento che molti non fanno mai: ha capito che il dolore non è solo dove fa male, ma anche come sta vivendo.
Lui è Antonio , una persona abituata a reggere ritmi alti, responsabilità importanti, giornate sempre piene. Non aveva cambiato lavoro, non aveva fatto movimenti particolari, non aveva subito traumi. Eppure da qualche tempo il suo corpo non reagiva più allo stesso modo. Nei periodi tranquilli il dolore era sopportabile, quasi assente. Nei momenti di pressione, invece, diventava più intenso, più diffuso, più difficile da ignorare.
“È come se il mio corpo cambiasse… ma io sono sempre lo stesso.”
Questa frase è il punto.
Il primo errore che vedo ogni giorno è separare corpo e mente. Il dolore viene visto come qualcosa di fisico, lo stress come qualcosa di mentale. Ma il corpo non ragiona così. Il sistema nervoso è il ponte che collega tutto, ed è proprio lì che si gioca la partita.
Quando sei sotto stress, il tuo organismo entra in una modalità precisa. Aumenta il cortisolo, aumenta la tensione muscolare, aumenta lo stato di allerta. È una risposta utile, ma dovrebbe essere temporanea. Il problema nasce quando questa condizione diventa continua. Il corpo resta attivo anche quando dovrebbe recuperare.
E qui succede qualcosa di fondamentale: la soglia del dolore si abbassa.
Questo significa che stimoli che prima non avresti nemmeno percepito iniziano a farsi sentire. Un piccolo fastidio diventa dolore, un dolore diventa più intenso, qualcosa che prima passava in fretta inizia a restare.
Non è che il problema sia peggiorato. È il sistema che è diventato più sensibile.
In queste condizioni, il corpo vive in una tensione costante. Il collo si irrigidisce, le spalle si sollevano, la schiena resta contratta. Spesso senza che la persona se ne renda conto. È una contrazione di fondo, continua, che non si spegne mai davvero.
Quel paziente, parlando meglio, mi raccontò una cosa importante: non riusciva mai a staccare. Anche quando si fermava, la testa continuava. Dormiva, ma non recuperava. Si svegliava già “attivo”, già in tensione.
Il corpo non aveva mai un momento di vera disattivazione.
Abbiamo lavorato su questo. Non sul punto del dolore, ma sul sistema che lo stava amplificando. Abbiamo inserito magnesio per aiutare il rilassamento neuromuscolare, fitoterapia serale per favorire una discesa reale del sistema nervoso, adattogeni per migliorare la risposta allo stress e omega 3 per modulare l’infiammazione di base.
Dopo qualche settimana mi ha detto una cosa molto chiara: “Il dolore c’è ancora… ma non prende più il sopravvento.”
Ed è esattamente quello che deve succedere.
L’errore più comune è trattare solo il dolore. Antinfiammatori, creme, soluzioni locali. Funzionano, ma per poco. Perché non stai lavorando su ciò che lo amplifica. È come abbassare il volume senza togliere il rumore di fondo.
Il messaggio che voglio lasciarti è semplice: non devi solo curare il dolore, devi ridurre ciò che lo alimenta.
Se il tuo dolore cambia in base a come stai, se peggiora nei momenti di tensione, se migliora quando sei più tranquillo… significa che il tuo sistema è coinvolto. E ignorarlo significa continuare a rincorrere il sintomo senza mai risolverlo davvero.
Il mio consiglio da farmacista di famiglia è questo: non aspettare che diventi più forte. Passa in farmacia. Non per “spegnere il dolore”, ma per capire come il tuo corpo sta reagendo allo stress.

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