A Teggiano, un Saggio su lingua e cultura locale chiude il progetto alla scuola primaria.

 

 

Da Angelo Andriuolo

TEGGIANO – Si chiuso ieri  sabato 18 Aprile 2026, alla Scuola Primaria dell’ Istituto Comprensivo di Teggiano,  il progetto didattico  “Usi, costumi, dialetto e tradizione di Teggiano“, attivato nel quadro della Offerta Formativa programmata per il triennio 2025/2028, per le classi  IV e V del Plesso di San Marco.

A guidare  il processo  due esperti esterni: Vincenzo Andriuolo – Presidente di “Mōre Dianense Associazione per lo Studio e la Promozione della Lingua e della Cultura Locali” nonché autore di studi sul dialetto di Teggiano – e Salvatore Gallo – Vice presidente della medesima associazione ed autore di poesie in vernacolo -, che  hanno affiancato le docenti interne Rosa Cimino, Antonella Ferro, Marisa Petrizzo e  Maria Giovanna Vricella. Di straordinaria  efficacia il ruolo di queste ultime che Andriuolo, nel corso  del suo intervento, ha definito “… maestre nel senso pieno ed etimologico del termine  perché danno prova quotidiana  di grande abilità e competenza  e, quindi,  della loro capacità di insegnare e fungere da guida….”.

Nell’introdurre l’evento, Rosa Cimino ha sottolineato l’impegno e la capacità  dei discenti nell’affrontare argomenti di linguistica particolarmente complessi e nell’interiorizzare aspetti e forme caratteristiche del lessico. Vincenzo Andriuolo ha posto in evidenza soprattutto le questioni di metodo,  il valore aggiunto  recato del coinvolgimento del Dipartimento di Studi Umanistici di UniSa nel progetto di salvaguardia della Lingua e della Cultura Locale che è la missione di  Mōre Dianense e, da ultimo, l’importanza dal dialetto nella fortificazione delle competenze linguistiche dei giovani.

Gli alunni hanno, quindi,  dato prova significativa del percorso svolto e delle competenze acquisite nel corso di un brillante e coinvolgente saggio  svoltosi nell’atrio del plesso, l’accesso al quale  stato riservato ai soli familiari degli alunni coinvolti.   Prima dell’inizio del saggio stesso, due degli alunni hanno pronunciato, a nome proprio e dei compagni,  il giuramento del Custode del dialetto teggianese sottolineando che “… chi parla il dialetto non cammina  mai solo, porta con sé la voce di tutto il suo popolo”.

I giovanissimi studenti, con una serie di eleganti scenette,  hanno  illustrato taluni degli elementi fonetici e morfosintattici  che caratterizzano in maniera peculiare la parlata vernacolare  di Teggiano: dalle forme differenziate di pronomi ed aggettivi dimostrativi, con l’uso particolarmente sofisticato di “Quissu/ssu” corrispettivo dell’ italiano “codesto”, fino alle particolarissime evoluzioni della “g dura”, che in dialetto teggianese – come per magia – prima  si eclissa fino a scomparire per poi ricomparire addirittura doppia in taluni particolari contesti.

Molto apprezzata dal pubblico, man mano sempre più coinvolto e partecipe,  la recita di strofe della “Storia ri Sandu Conu” e di  due composizioni di Salvatore Gallo, con le quali sono stati esemplificati riti propri della cultura contadina; e poi la carrellata  di proverbi, massime ed adagi della cultura orale, tutti sapientemente affrescati.

In chiusura del saggio,  i ragazzi – divisi in due gruppi ed accompagni  all’organetto diatonico da Antonio Radesca,  giovane talentuoso allievo del maestro D’Elia –  hanno eseguito Lu làzzu chi mi rìsti si spizzàu una antica “candata a la rianesa”, in distici di endecasillabi. Molto originale ed efficace l’arrangiamento della esecuzione ed  i passi di danza popolare con cui due alunne hanno sottolineato i momenti topici del brano. Adattamento e  coreografia sono stati sapientemente curati dalle maestre.

 

A chiudere la giornata, un breve intervento  di  Salvatore Gallo – tra l’altro,  già Dirigente scolastico del medesimo Istituto Comprensivo – che ho sottolineato l’impegno e la straordinaria versatilità degli allievi e delle maestre nell’ affrontare un percorso non certo facile e soprattutto, di farlo, con la efficacia di risultato di cui hanno dato prova.

Unanime e sentito l’apprezzamento dei genitori, i quali hanno tutti evidenziato la necessità che il progetto non venga interrotto ma anzi reso curriculare giacché la scuola pubblica deve  farsi parte attiva nella custodia delle lingua e della cultura locale.

 

 

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