Aldo Bianchini
SALERNO – Correva l’anno 2002 e la sera del 19 ottobre il salone delle feste del Polo Nautico era stracolmo di gente assetata di conoscere “da vicino” il personaggio della serata: l’on. dr. Paolo Cirino Pomicino che da pochi mesi (maggio 2002) aveva finito di scrivere il suo primo libro autobiografico nel contesto del quale raccontava la “sua tangentopoli” con le varie decine di processi e di una carcerazione preventiva molto ingiusta.
Aveva appena 63 anni e già sembrava un vecchio guerriero reduce da tante battaglie per le quali aveva subito vari maltrattamenti ma dalle quali, fortunatamente, stava uscendone indenne, cioè innocente.
Accanto a lui, molto immeritatamente, c’ero seduto io che ero stato incaricato da Aniello Salzano di moderare la serata per la presentazione del libro “Dietro le quinte – La crisi della politica nella seconda Repubblica” firmato dall’ex ministro e plenipotenziario andreottiano della Democrazia Cristiana napoletana nella qualità di massimo esponente partenopeo dell’ala democristiana contrapposta a quella di Ciriaco De Mita ma mai in aperto conflitto né politico e men che meno personale.
Sabato 21 marzo 2026, trenta giorni fa, ha lasciato per sempre questa terra all’età di 86 anni; quella di oltre 24 anni fa nei saloni del Polo Nautico fu una serata molto speciale per me ed anche per tutti gli spettatori che seguirono in religioso silenzio la narrazione della sua vita ma anche di tangentopoli di uno degli uomini più potenti della prima repubblica.
Avevo visto di persona il mitico Pomicino già altre volte ma senza avere la possibilità di salutarlo; erano i tempi in cui all’improvviso appariva nella villa dell’n. dr. Paolo Del Mese, nel Villaggio del Sole a Pontecagnano, per incontri di potere non solo con Pomicino ma anche con il ministro on. avv. Carmelo Conte: due ministri e un sottosegretario (quasi ministro perché il dicastero era stato trattenuto a se da Andreotti) che si incontravano, seguiti dalle loro rispettive scorte e sempre a tarda sera, nel club nautico-tennistico per evitare sguardi indiscreti; io e Riccardo (fratello di Paolo Del Mese) con il guardiano del Villaggio spesso facevamo le ore piccole per assicurare ai tre la massima discrezione e tenere compagnia al cospicuo numero9 di agenti di scorta.
Con questi ricordi (che non mancai di ricordare all’autore del libro) mi accinsi a moderare quell’evento; un evento che per Lui fu un successo strepitoso di consensi ed applausi scroscianti.
DIETRO LE QUINTE – Edito da Mondadori il libro, nel 2002 (sottoscritto con la pseudonimo di “GERONIMO” che tanta piaceva all’autore) rappresentò una certa coraggiosa denuncia contro gli sfaceli politico-sociali-economici creati dall’accanimento della magistratura contro il potere politico della 1^ Repubblica. A pag. 89 di quel libro, sotto il titolo “La mafia e Mani Pulite ? – Finirono per avere gli stessi obiettivi”, un pensiero di Pomicino che prendeva lo spunto dalla requisitoria finale del PM Luca Tescaroli nel processo in Corte di Appello di Caltanissetta per l’uccisione di Giovanni Falcone; lo stesso PM, infine, riteneva che si dovesse aprire un nuovo filone di indagini sui veri rapporti tra Tangentopoli e la campagna stragista decisa da Cosa Nostra. Un libro verità che alla pari di “Sasso o Coltello” scritto da Carmelo Conte è caduto presto nell’oblio.
L’INDISCREZIONE – Nel corso del lungo ed articolato dibattito sul contenuto del libro lo stimolai a dire la verità su un fatto che in quel periodo correva di bocca in bocca; lo invitai praticamente a raccontare la sua fuga da Napoli verso la campagna toscana nei giorni caldi e quando temeva il suo arresto. Con molta freddezza e fermezza disse pubblicamente: “Quella mattina partii da Napoli con il mio autista diretto in un paesino della campagna toscana dove avevo trovato in un casolare sicura accoglienza, non per sfuggire alla giustizia ma per avere qualche giorno di tempo per studiare attentamente la situazione. Mentre percorrevamo una stradina comunale notai che poco distante c’era un’auto dei Carabinieri che sbarrava il passaggio; ci fermammo e mentre stavo per tirare fuori i documenti il Carabiniere mi disse con voce pacata e serena <<Eccellenza, vada e non si preoccupi>>; per me fu un atto di grande riconoscimento e conforto che non dimenticherò per tutta la mia vita”.