da Antonio Cortese (docente – giornalista)
In cucina il rimpasto ha tempi e svariate ricette differenti. Nelle sale dei bottoni non sembrerebbe che tale prassi possa cambiare né per la pulsantiera né per gli addetti alla sala comandi. La cattiva abitudine politica tipicamente italiana trova in questi mesi epiloghi nella massima espressione sia a livello comunale che provinciale; uno sbando totale narcotizzato con indifferenza per ripresentare liste e fare nuova profittevole propaganda.
Non riesce il rimpasto se non cambiano gli ingredienti.
Però data la spudorata situazione di chef allo sbaraglio ci si chiede come mai il commissariamento e le forze dell’ordine non abbiano preso in considerazione la sospensione per alcuni esponenti di spicco che sfacciatamente si ripresentano con o senza trasformismi vari alla corte d’appello con elenchi già bruciati dalle cronache.
Perché dare il pessimo esempio in peggio di miserevoli protagonismi da campanile stonato propriamente in un città ed una provincia che per risorse altrimenti figurerebbero tra le prime dieci almeno nel Paese?
Come mai tra gli elettori perbenisti maturati di senso civico e bigotto in questi anni recenti in particolare nessuno che apra gli occhi almeno ai colleghi elettori e concittadini; per il gusto assuefatto di doversi lamentare ad elezioni bislacche avvenute o perché l’intera cittadinanza é sopita cronicamente ed irreversibilmente ad un limbo meno clemente di quello dantesco? L’ignavia della partecipazione si denota nella mancanza di sveglie, nelle torture maccheroniche e discorsive del qualunquismo da bar ma soprattutto nella totale assenza di reazione.
Una tifoseria sportiva a seguito di una sconfitta o un pareggio improduttivo va a manifestare in un modo o nell’altro mentre invece il basso profilo della politica settaria ed elitaria é ottusa dagli auricolari di protagonismi radiotelevisivi che distraggono completamente dal contesto reale.
Antonio di Pietro ed altri magistrati vivono una carriera per arginare lo straripamento degli abusi fino all’ultimo referendum ricaduto nel vortice della spettacolarizzazione mediatica facendo diventare cioè ogni materia politica in materia politicizzata, sponsorizzata ed ideologicamente corrotta per un risultato degli accadimenti che viene percepito come una gara settoriale, una semplice sistemazione per evitare di fare la gavetta o un concorso pubblico o privato; per una selezione di maschere da assumere che recitano la parte di pacificatori nel campo delle “rassicurazioni”. Tale settore economico in Italia e non altrove smorza la crescita e lo sviluppo ma allontana anche dalla fede dei miracoli di cui si riempivano la pancia in passato gli italiani.
Se dunque nessuno osa alcunché qualcuno si spera possa minimamente richiamare al dovere le forze dell’ordine perché l’ordine del silenzio e del laissaiz faire e della rassegnazione civile suona a campane funebri, per quei pochi che abbiano ancora l’udito attivo.
L’economia salernitana si é sviluppata grazie alla movida e a chi ha lavorato per essa, che è stata l’unica industria del territorio dagli anni novanta al 2010, portando turismo tutte le stagioni quindi quelli che giocano ancora al piccolo elettricista riconoscano il torto e l’illusione gonfiata dalle promesse e le arroganze dei deluchiani con la loro inconscia incompetenza protratta. Ma soprattutto non si ripresentano con chiacchere scadute ed appunto sequestrate dal commissariamento, altrimenti tale fermo amministrativo non sia vano e falso come i colpevoli della farsa inconcludente e della commedia dei meriti inappropriati.