P.S.I.: quello di Maraio e Amatruda, senza Avella, e quello di … “Quando Salerno era socialista”

 

Aldo Bianchini

SALERNIO – Ho riflettuto molto prima di intervenire sui risvolti non raccontati della presentazione dell’ottimo libro scritto da Gaetano Amatruda (giornalista professionista), edito da D’Amato, sotto l’intrigante titolo “Quando Salerno era socialista”; ho riflettuto molto perché la figura di Gaetano mi sta particolarmente a cuore per una serie infinita di particolari che non sto qui ad elencare; ho deciso, alla fine, di intervenire (anche se questo pezzo sarà letto si e no da una persona, come dice qualcuno che disprezza questo giornale) proprio per il bene che ancora voglio al mio più capace collaboratore di sempre. E lo dico senza cadere nella retorica o nel sentimentalismo perché fu proprio il compianto Vincenzo Giordano a portarmelo in redazione tantissimi anni fa (e quindi so benissimo l’affetto filiale che legava Gaetano a Giordano).

Sono stato stimolato a farlo anche a causa di un post che, molto casualmente, ho letto su FB; un post scritto da un signore (del quale preferisco mantenere l’anonimato) e indirizzato a Gaetano Amatruda:

  • … Con Gaetano Amatruda ci siamo conosciuti in primi per la grande passione comune per il Laceno e a seguire abbiamo scoperto la condivisione della passione politica e la visione comune con amici che stiamo e seguiamo da tempo. Questa sera, voglio partire dalla sua dedica, per ringraziarlo di aver creato a Salerno un momento piacevolissimo e forte nei contenuti, nella presentazione del suo libro “Quando Salerno era socialista”. Per molti che non conoscono la storia di ciò che parla potrà sembrare solo un messaggio partitico ma quello che stasera ha trasmesso Gaetano è proprio un qualcosa di più alto e profondo. Ascolto, dialogo, passione, voglia di battersi e anche di combattere. Evitare di appoggiarsi a slogan, evitare di attaccarsi per il gusto di contrastare, ma seppur bisogna “scontrarsi” lo si faccia con il rispetto, la voglia di costruire, la voglia di sognare e progettare. Cosi dalla storia di Salerno voglio che arrivi forte il messaggio in Irpinia e al Laceno: confrontiamoci anche aspramente, ma nel segno dell’amicizia, del rispetto e della vera visione. Abbandoniamo contrapposizioni solo per il gusto di veder soccombere chi pensiamo possa essere un nemico o un avversario. Abbandoniamo l’idea che dietro l’impegno ci sia un doppio fine. Noi ci siamo, mettiamo in campo tutto l’amore e la passione che abbiamo e lo facciamo sognando e sperando che col duro lavoro concretizzeremo questi sogni. Grazie Gaetano.

 

Premesso che tutto ciò che scrive Gaetano sull’uomo e sulla figura di Vincenzo Giordano è frutto della sua ultradecennale vicinanza all’ex sindaco. Che nessuno potrebbe scrivere (tanto è vero che non l’ho fatto neanche io nel primo vero libro  dedicato alla figura di Giordano scritto oltre dieci anni fa “Vincenzo Giordano, da sitting bull a sindaco di Salerno”, edito 2013, per un’analisi politica dettagliata e senza veli del personaggio che comunque, è bene chiarire, offre il fianco a varie critiche sempre di natura politica) ed alla luce del post su FB mi sono subito chiesto: “Ma Gaetano nell’enfasi di avere vicino a se Vincenzo De Luca non è che, con Maraio, ha definitivamente svenduto al kaimano quei pochi resti del glorioso Partito Socialista del 30% del 1990 e, soprattutto, del mitico sindaco della gente ?”.

Io per motivi di salute non ero presente, ma all’evento non ero stato neppure specificamente e personalmente invitato se non con una semplice locandina inviata come comunicato stampa; ma dai report giornalistici letti e riletti ho maturato brutti pensieri che solo la prossima scadenza per la presentazione delle liste elettorali, cioè oggi, potrà sgombrare dalla mia mente, con la speranza che no nonostante le voci Amatruda non sia candidato.

Affermo questo perché consentire al prossimo sindaco De Luca di dire che “Giordano era stato lasciato solo e che solo lui aveva cercato di aiutarlo contro la tempesta giudiziaria” è come bestemmiare e smentire la storia; sa benissimo Gaetano che a giocarsi ad un tavolo di tressette il povero cristo di Giordano furono esattamente in tre: Vincenzo De Luca, Carmelo Conte e Paolo Del Mese; per capirne di più dovete leggere anche il mio libro più recente: “La tangentopoli di Salerno -1992/1994” (Officine Editoriali da Cleto). Due personaggi in caduta libera che si rifugiarono sotto l’apparente ala protettiva del kaimano che, nel 1993, essendo stato benedetto da gran parte della Procura di Salerno come “l’uomo della provvidenza che avrebbe restituito a Salerno dignità legalità e trasparenza”, si sentiva forte ed invincibile, e capace di gestire da solo i destini (tra cadute e riprese) politici e di vita dei due potentissimi del momento che fino ad allora lo avevano relegato in un ruolo molto modesto.

Il solo consentire questo a De Luca (senza la presenza di un contraltare è stato come non far volare neppure una mosca) significa, a mio modo di vedere, risvendere quello che restava del PSI a distanza di oltre trent’anni al gran visir di Ruvo del Monte.

Questo per me è inaccettabile, come uomo – come giornalista – come socialista che fin da quel lontano 22 maggio 1993 non ha mai cambiato idea e che, nel tempo, ha affrontato ben “quattro rinvii a giudizio” per aver difeso realmente e da solo i tre perseguitati dell’epoca (Conte, Del Mese e Giordano).

Gaetano, meglio di Maraio, mi conosce benissimo e sa che mi sto trattenendo per non sfociare nell’esagerazione e nell’esasperazione di un problema serio che esiste all’interno del PSI provinciale.

Solo per la cronaca è il caso di citare le lettere (del 16 e 28 marzo 2026) che Antonio Marrone (componente della direzione nazionale del PSI) ha scritto poche settimane fa ai segretari Provinciale e Regionale proprio in merito all’evidente appiattimento del partito sulle posizioni dell’on. Vincenzo De Luca; ma di questo avrò tempo e modo di scrivere nei prossimi giorni.

Al momento mi auguro, come detto, che l’odierna scadenza per la presentazione delle liste al Comune di Salerno spazzi via dalla mia mente tutti i pensieri cattivi.

Intanto, sinceri complimenti a Gaetano Amatruda per il libro che rimane una testimonianza molto forte sulla figura umana dell’ex sindaco Vincenzo Giordano.

 

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