Aldo Bianchini
PAGANI – Nell’ultimo articolo sul “caso Pagani Oggi” avevo scherzosamente, ma fino ad un c erto punto, suggerito agli investigatori di produrre un’ordinanza giudiziaria con la quale cambiare la dicitura su tutte le tabelle e i cartelloni stradali indicanti la Città di Pagani per meglio dedicarle alla camorra; mi correggo e suggerisco una dicitura ancora più esplicita da affiggere, semmai, anche sull’ingresso principale del palazzo in cui ha sede il Comune: “Pagani città del clan Fezza/De Vivo, <lasciate ogni speranza, voi ch’intrate>” (frase incisa, secondo Dante Alighieri, sulla porta dell’inferno <canto III – v.9>).
Una frase che potrebbe significare che le frequenti azioni giudiziarie (le ultime finite tutte in una bolla di sapone) stanno creando un pre-.giudizio non solo sugli amministratori pubblici che si susseguono negli anni ma, addirittura, sull’intera popolazione paganese che, invece, è sicuramente molto lontana dalla malavita organizzata che pure esiste ed è significativamente radicata in quella realtà dell’agro nocerino-sarnese.
Insomma bisogna dire a chiare lettere che Pagani non è un mostro antilegalità e che entrare in Pagani non vuol dire perdere ogni possibilità di salvezza o di redenzione perché non è un luogo di tormento ma per certi versi anche un’oasi di laboriosità, prosperità, trasparenza e legalità.
Non possono due-tre clan malavitosi gettare una quantità incredibile e perciò inverosimile di fango sull’intera comunità sol perché alcuni ben noti esponenti hanno trovato il modo, astuto ma deleterio, di fare breccia a periodi alterni in un folto gruppo di investigatori che a turno convincono anche la Procura a scendere in campo, senza minimamente riflettere sui danni immensi che una simile strategia fa ricadere sull’intero territorio.
Anche la denominazione data all’inchiesta “Pagani Oggi” fa riflettere molto; sembra quasi come se chi indaga lanci un messaggio mediatico per dire “si, va bene, prima forse sabbiamo sbagliato, ma Pagani Oggi è tutta un’altra cosa; ed il messaggio che nella sua essenza è anche intelligente potrebbe passare e fare breccia se gli attori del “progetto accusatorio” non fossero sempre quegli stessi nomi che nelle precedenti furiose inchieste giudiziarie hanno causato soltanto danni alle persone fisiche, alle amministrazioni pubbliche tagliando le gambe a chi, in totale buona fede, vorrebbe avvicinarsi alla sana gestione della cosa pubblica.
E Pagani è ritornata, prepotentemente e velocemente, nelle mani (questa volta istituzionali) dei sette uomini/donne d’oro: tre commissari prefettizi, una segretaria comunale e tre esponenti dell’Arma dei Carabinieri (nella qualità di consulenti ?); sette personaggi pubblici che già si sono incontrati per pianificare la loro legittima strategia lavorativa atta a sanare, secondo il Prefetto, una situazione ormai insostenibile dopo appena pochi anni dall’ultima devastante e incredibilmente fasulla inchiesta.
Credo che ci sarà molto da lavorare, non fosse altro che per restituire a tutti i paganesi la dignità che meritano senza se e senza ma; questo nell’attesa che l’ex sindaco produca l’annunciato ricorso contro lo sciogliment che sembra essere stato determinato più da uno scontro politico interno al centro destra che dalle reali esigenze di spazzare via l’incancrenimento camorristico.
Ora, però, la Procura è cambiata ed anche se c’è sempre “L’Albero di Natale” a comandarla non è più Giuseppe Borrelli ma il notissimo Raffaele Cantone. Ma di questo e di altre cose avremo modo di scrivere a lungo quanto prima.