Da Antonio Cortese (docente – giornalista)
SALERNO – Appena entrano in crisi varie classi politiche che si avvicendano buttano una vecchia ancora di salvataggio e con essa la gente in un “panico pubblico”; una delle ultime figure del mazzo di carte da gioco della propaganda per colmare deficit su deficit di cui sono responsabili interi partiti o diversi amministratori.
Ciò per un “richiamo alle tasse” da parte di chi prima di mettere sulla gogna i corresponsabili li continua a foraggiare anche con privilegi e vitalizi. Ebbene anche se solamente in Italia esistono così tanti e palesi “vitaliziati” da mantenere con i figli di e nipoti da, la minaccia ed il terrore degne dello spaventapasseri e delle filastrocche economiche della nonna, non dovrebbe sgomentare i contribuenti o almeno gli onesti che per buona o sufficiente percentuale di coscienza pagano oltremodo e di malgrado rispetto alla massa che paga dazio asservita ed assuefatta come per coprirsi la propria intima redenzione con anticorrosivi di adesioni politiche.
I rapporti con le banche centrali riguardo la produzione di contanti, anticamente evocata ancora con emissione di moneta a seconda del paese e delle riserve, sembra oramai essere affare differente dalla produzione meramente numerica o almeno distaccarsi dal moltiplicarsi dei valori messi a disposizione dei clienti alle proprie banche di riferimento, qualora sviluppano credito secondo proiezioni ed andamenti non certo uguali per ciascuno ma in base al singolo conto corrente. La differenza tra la moneta solida contante ed i numeri elettronici sta nelle politiche economiche e produttive e degli interventi statali, qualora vogliano affidare oneri fiduciari ed investimenti in settori o direzioni proficue con e di persone, enti o società pubbliche o private.
Come per le due facce della medaglia solitamente al cambio o al rinnovo rimane la testa ed é più facile invece che cambi la croce.
Quindi la parte virtuale che può aumentare non tanto a seconda dell’andamento dei mercati ma anche per il solo capriccio di un governatore probabilmente deve essere solamente gestita e controllata affinché non si gonfi in una bolla prima o dopo recessiva. Le terapie statunitensi alle mega-crisi con l’offerta e l’elargizione di fiducia al sistema che traballi sono più semplici da parte dell’economia politica controllata almeno in Europa o negli Usa, da dove il tycoon rassicura ma non tanto gli americani ma il resto dei lupi di wall street sparsi nel globo. Gli stessi hanno l’imbarazzo della scelta poiché con l’apertura dei mercati e l’economia crescente da est le aziende si sono moltiplicate insieme alla concorrenza e alle economie digitali e tecnologiche, quindi agli Stati non resta che mantenere il proprio ruolo di riscossione tasse e sicurezza negli scambi. Ed anche se le cifre sembrano stratosferiche la pace finanziaria è tenuta in vita dal ruolo dei governi che favoriscono le dinamiche monetarie laddove invece anche la stagnazione italiana non si scioglie per incomprensione o incompetenza nelle sale del gioco bancario di cui dovremmo essere almeno i professori storici; mentre gli altri gestori non fanno altro che cominciare la giornata con un sano “buon divertimento” purché gli stessi politici non esagerino con la vita degli innocenti giocando ancora a soldatini e scherzetti terrorizzanti quando i giganti dell’est stanno dimostrando di saper giocare e produrre e guidare le economie di guerra e difesa senza dover allarmare nessuno né aumentare i debiti sciupandoli in botte trick track e mortaretti.
Il debito pubblico non dovrebbe essere inteso ancora infine come notizia per spaventare i tartassati contribuenti ma invece, specie da parte dei connazionali, come un mea culpa di chi ne ha la responsabilità di gestione e di chi ne ha aggravato il peso negli anni addietro.