Liberate Alemanno; meno antipatici in galera.

 

da Antonio Cortese (docente – giornalista)

 

Radio e tv neanche per scherzo a parlarne, manifestanti o scioperanti e miltanti (di conseguenza) nemmeno avanti al bar di quartiere.

 

Il Quotidiano di Salerno qualche contributo tipo memorie di Silvio Pellico lo ha fornito vox clamans in deserto.

 

Un deserto altrimenti affollato di oasi e miraggi durevoli per l’audience italiana impegnata a criticare le canzonette sostenibili.

 

Poi la spettacolarizzazione delle inchieste ha prodotto nuove maschere per il teatro mediatico in una scazzottata  squallida tra vittimisti, ovvero i polli rampolli che non si fanno i fattacci propri contro i farabutti in fuga.

 

In questo scenario forzatamente paranoico per chi voglia destarne i nuovi mostri o almeno la parte cieca degli stessi, tra cui le forze istituzionalmente e legalmente preposte a limitarli, giornalisti “travaglini” fanno la propria e continua lotta perbenista nel marcio dei politicamente antipatici.

 

A me sinceramente Gianni Alemanno non é che mi sia simpatico perché non lo conosco in un contesto lontano da me d cui anche se se ne voglia lavare la corruzione non ne vedo urgenze maggiori nell’intero panorama politico attivo fatto di tendenze filo intrattenitrici per distrarre dalle tante crepe municipali in Italia.

 

Ora ci sarebbe da stabilire se é più grave invece la corruzione o i dissesti economici che corrompono altrimenti le finanze pubbliche di cui ogni connazionale é tassato. La giurisprudenza avrà ovviamente già i suoi assiomi a riguardo, ma l’accanimento giudiziario varrebbe almeno avvalorato negli stessi casi di cattiva gestione amministrativa anche laddove senza le etichette masochistiche all’italiana si voglia affibbiare la macchia melodica dello ndringhete e ndrà nei comuni o nelle province dalle apparenti sembianze al di fuori di ogni inutile sospetto; aree ad andamento lento, fatalisticamente concretizzatesi nel pregiudizio voluto.

 

In un articolo precedente ho infatti cercato di fare chiarezza sulla malafede dell’iniziativa inquisitoria con la metafora dell’autogol sportivo sanzionatorio di cui in molti se ne fanno  pure un vessillo ridicolo a svilire l’intero senso di appartenenza ed orgoglio nazionali.

 

 

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