da Pietro Cusati (Giurista- Giornalista)
23,80 euro, Iva e Cassa Forense incluse.È quanto un Giudice di Pace ha ritenuto «equo» ed ha liquidato a un avvocato per l’assistenza prestata a un cittadino tunisino.L’Avvocato ha assunto la difesa di fiducia, con ammissione al patrocinio a spese dello Stato, di un giovane trattenuto nel Centro di permanenza per i rimpatri.Il magistrato onorario era chiamato a decidere sulla proroga del trattenimento, misura che incide direttamente sulla libertà individuale.L’Avvocato ha curato l’incarico studiando gli atti, redigendo e depositando una memoria difensiva e assicurando la partecipazione all’udienza camerale. Espletate le attività, l’avvocato ha presentato l’istanza di liquidazione. Con decreto, il Giudice di Pace ha quantificato l’intero lavoro in soli 23,80 euro, oltre accessori di legge, motivando in modo generico con riferimento alla «natura e alla materia trattata» e alla «tipologia del procedimento». Somma che, con Iva e Cassa, si è tradotta in 23,80 euro.Una decisione che l’Avvocato ha definito «a dir poco irrisoria e simbolica». Un importo, ha denunciato, non solo incapace di coprire le spese vive sostenute, ma lesivo della dignità e del ruolo sociale dell’avvocatura.L’avvocato ha proposto opposizione al Tribunale . Nel ricorso, contesta il provvedimento, evidenziando la palese violazione dei parametri minimi inderogabili fissati dal D.M. 55/2014 e ribaditi dalla Corte di Cassazione. Anche applicando i minimi tariffari e l’ulteriore riduzione del 50% prevista per il gratuito patrocinio, l’onorario dovuto sarebbe stato pari a 387,50 euro.Il legale richiama la recente legge sull’equo compenso, varata proprio per impedire liquidazioni meramente simboliche e per tutelare il decoro e il valore del lavoro dei professionisti.