ELEZIONI CAVA: chi scende (Accarino) e chi sale (Petrone)

 

Aldo Bianchini

CAVA de’ TIRRENI – Quando un partito non sa scegliere i propri candidati, anzi non li sceglie proprio, ecco che gli elettori sono pronti a castigare e fustigare che quelle scelte non le ha compiute o non le ha saputo compiere.

E’ vero che quando si nomina il Comune di Cava de’ Tirreni bisogna sempre tener conto che lì, in quella meravigliosa città metelliana e in quel palazzo molto rappresentativo, c’è ancora la puzza nauseabonda di quel “letamaio politico-giudiziario” più volte denunciato dagli stessi cavesi; ma al peggio non c’è mai fine. E la maggioranza variopinta e raffazzonata, che per costrizione legislativa ha dovuto abbandonare il campo, non è riuscita a mettere in campo un nome spendibile e ben visto dal popolo; e non ha raccolto niente, costringendo l’incolpevole Giancarlo Accarino ad una caduta clamorosa dopo aver scomodato i vertici del potere regionale e nazionale, mancava soltanto la Schlein per completare la rappresentazione teatrale.

Non so come il PD cavese non abbia potuto capire che le “famiglie blasonate”, salvo casi rarissimi, non tirano mai sul piano del consenso elettorale, per una sorta di sommersa avversione del popolo contro i blasonati che vogliono anche amministrare il potere in nome e per conto dello stesso popolo. Assurdo ma spiegabile soltanto con la constatazione che il PD ormai da tempo non è più l’espressione politica dei lavoratori ma è diventato un partito di potere al servizio dei potenti.

E ora ? Non è facile rispondere nell’attesa del ballottaggio del 7 e 8 giugno prossimi; mi ha incuriosito un articolo apparso su Il Mattino (ed. 29.05.26) firmato da Valentino Di Domenico e titolato: “Il Pd “pensa” a Petrone in vista del ballottaggio”; se vero ci troveremmo di fronte ad un PD che pur di non darla vinta al cdx (con Raffaele Giordano) si piegherebbe ai voleri del mitico e indimenticato “Frà Gigino”, ora divenuto semplicemente Luigi Petrone.

Personaggio notissimo nella città metelliana fin dai tempi della completa ristrutturazione della Chiesa di San Francesco all’ingresso di Cava (senza di lui forse non sarebbe mai stata completamente restaurata) e delle sue spontanee e seguitissime apodittiche esclamazioni contro tutti i governanti succedutesi in quel di Cava.

La battaglia per “il bambiniello” e quella per “il suono delle campane” (fastidiose per i residenti di quella zona) sono rimaste più delle altre nell’immaginario collettivo della gente.

Ricordo benissimo, sole per fare un esempio, le sue violente filippiche contro l’allora sindaco Alfredo Messina nel 2001 che soltanto la capacità di mediazione del compianto sindaco (e la finissima abilità relazionale di Pasquale Petrillo) riuscì a riportare nei canali della corretta contrapposizione, fino quasi ad una pace concordata e duratura.

Quella di fare il sindaco di tutti i cavesi è stata ed è un’antica aspirazione di Luigi Petrone; Egli è sicuro di fare bene per il bene della città come quando realizzò le “due torri luminose” in Piazza San Francesco; un vero e proprio monumento che richiamò a Cava migliaia di visitatori.

Ovviamente, come sempre, questo giornale farà da osservatore equidistante nell’ultima battaglia tra Petrone e Giordano; si augura soltanto che il vincitore riesca finalmente a cancellare quei brutti odori del letamaio.

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