Giudizi “ambientali” e l’eterno dibattito sulla melodia

 

 

Da Rossana Larocca

Come spesso accade di fronte alle canzoni che muovono le masse, l’ascesa di Sal Da Vinci non è stata esente da feroci dibattiti. Critici musicali ed esperti del settore si sono divisi, trasformando il brano in oggetto di accesi giudizi “ambientali”. Da un lato, i puristi della modernità e del cosmopolitismo social hanno storto il naso, etichettando l’operazione come un ritorno passatista, una mossa della “restaurazione” sanremese legata a stilemi melodici d’altri tempi. Dall’altro, i sostenitori del classicismo italiano hanno difeso a spada tratta la dignità e la potenza comunicativa della composizione, capace di abbattere le barriere culturali grazie alla sua immediatezza emotiva. Le discussioni nei salotti televisivi e sui social hanno quasi superato l’evento stesso, analizzando il brano più dal punto di vista sociologico che prettamente artistico. La musica ha la capacità di unire e dividere con la stessa identica forza, diventando lo specchio dei contesti culturali in cui risuona. Alla fine, tra spartiti tradotti in inglese, spagnolo o svedese, record di streaming e infinite polemiche da talk show, la verità che rimane è sempre la stessa. Davanti alla valanga di emozioni che una melodia sa regalare alle platee di tutto il mondo, sorge spontaneo un sorriso liberatorio. Perché le analisi colte passano, i dibattiti sfumano e i giudizi si disperdono nel vento. Alla fine, per l’appunto… sono solo canzonette.

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