da Nicola Mastrocinque
Nella chiesa di Santa Maria del Carmine alle Tre Cannelle, ubicata nella Città Eterna, un indimenticabile viaggio musicale, ha immerso il pubblico in un’esperienza sonora straordinaria, per ascoltare la suggestione del Canto Beneventano e la grande polifonia. L’evento promosso, suggella l’amicizia tra due cori, per intraprendere un condiviso progetto culturale, itinerante, che affonda le sue immense radici nel patrimonio liturgico dal VII secolo fino a Brahms. Il legame profondo e la perfetta assonanza tra la Schola Cantorum OrbiSophia (Benevento), direttrice Tetyana Shyshnyak, e l’Ensemble vocale Labyrinthus Vocum (Roma), direttore Alessandro Bares, eleva la qualità di esecuzione del Canto Beneventano. Del resto appare evidente, che nel terzo millennio il Canto Beneventano con OrbiSophia a Roma è certamente un tesoro storico-musicale da riscoprire, proposto nella prima parte del programma di sala all’attento ed appassionato
pubblico. Ancor prima che il Canto Gregoriano si diffondesse, in Benevento, per secoli nella liturgia il Canto Beneventano ha custodito nel suo scrigno musicale la sua unicità e la sua particolare notazione. La struggente bellezza dell’armonia divina ha attratto ogni Schola Cantorum, per le sue melodie nella cultura occidentale, fino a toccare il misticismo di Hildegard von Bingen e la devozione del Laudario di Cortona. Nel comunicato dell’Associazione Orbisophia è riportato il programma della seconda parte: ”Il testimone è poi passato all’Ensemble, che ha guidato il pubblico in una straordinaria esecuzione della grande musica vocale polifonica attraverso i secoli, tracciando una linea d’unione perfetta tra rigore e genio compositivo. Il vertice del Trecento-l’impeccabile interpretazione del mottetto Felix Virgo / Inviolata Genitrix / Ad te suspiramus di Guillaume de Machaut, un vero capolavoro di architettura sonora. Il Rinascimento sacro- L’emozionante profondità del Salve Regina di Johannes Ockeghem, seguita dalla celestiale purezza e dall’equilibrio perfetto di Vergine bella di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Il romanticismo – Il cerchio si è chiuso idealmente con le sfumature calde, intense e malinconiche di Im Herbst di Johannes Brahms, che ha unito idealmente l’antico al moderno”. Il finale del concerto a cori uniti, con momenti di indicibili di emozioni, per l’esecuzione dell’antifona beneventana “De ventre matris meae”. Il testo è una preghiera, tratta dalle Lettere di Isaia, richiama il mistero della chiamata divina fin dal grembo materno, una voce che precede la parola umana. Nell’invocazione risuona la tenerezza di Dio, che conosce e custodisce ogni vita sin dal concepimento, trasformando la fragilità dell’uomo in vocazione, luce e speranza. La splendida esecuzione intrisa di spiritualità, ha espresso un significato quanto ami attuale. La direttrice della Schola Cantorum, Tetyana Shyshnyak, di origine ucraina, ha dedicato questa preghiera alla sua terra martoriata e alla forza inesauribile del suo popolo, che non si arrende, nemmeno nel tremendo quotidiano con dignità, con fede e con coraggio, nella speranza di una pace imminente. Il concerto è solo l’inizio di un progetto lungimirante, itinerante, in Italia. Le date delle prossime esibizioni vengono comunicate nelle pagine ufficiali social Associazione Orbisophia.
IL CANTO BENEVENTANO E LA GRANDE POLIFONIA NELLA CITTÁ ETERNA