Da Antonio Cortese (docente – giornalista)
L’economia greca sta superando l’italiana grazie soprattutto ad una industria turistica rodata ed oliata col tempo.
Mentre però l’Italia si distrae nel misurarsi con i numeri di Parigi e Londra, buona parte del meridione non si avverte della concorrenza incantata dalle resilienze culinarie e sventolii di stupide bandiere blu.
Salerno che invece vanterebbe i primi posti in numerose classifiche da rotocalco patinato manifesta dalla politica alla semplice vita urbana il solito assopimento ai confronti di una realtà che circonda di contraddizioni.
Partire dalla polemica sulle ubicazioni dei porti turistici e commerciali sarebbe opera ciclopica e radicale ma constatare che il grande golfo campano é snobbato per pensare alla realizzazione di opere e strutture magari necessarie altrove é disarmante a qualsiasi entusiasmo.
Non si capisce come mai dopo il sindaco Menna cura e costruzione della città si siano arrestate alla zone lido Mercatello ed Angellara; ma se negli ultimi anni anche alberghi e grattacieli siano sorti fino alla marina di Arechi, il litorale che dovrebbe essere il motore dello sviluppo edile stesso rimane abbandonato tra scogli spaccati e lamiere arrugginite in mezzo a rifiuti discaricati a cielo aperto.
In articoli precedenti su il Quotidiano di Salerno ho anticipato omissioni e distrazioni della manutenzione e del progresso urbano gestito da personaggi oltremodo noti privi di esperienza imprenditoriale ma di matrice tardo-sovietica senza aver mai né lavorato né capito un minimo di sano aziendalismo ancora oggi.
Leggo infatti da Aldo Primicerio su Cronache del Mezzogiorno di oggi le nostalgie che ricostruiscono ad esempio carriere di comunisti bravi a raccogliere il comune senso del pessimismo elettorale e niente più per poi trasformarsi nel superproletariato baronale parassita capace se non di puntare dita inesperte a tutto, foraggiandosi dalle casse pubbliche senza realizzare il giusto millantato.
Chi nasce comunista non può diventare babbo natale.
Colto il solito riferimento ad personam, ritengo che i salernitani abbiano creato una sagoma, un simulacro che però denota gravi segni di scadenza ed inadeguatezza. Protratte un nostalgico primo decennio che ha rivitalizzato marciapiedi e raccolta differenziata con altre opere di cui sono grato in primis non dovrebbe esondare in abuso di competenza e permanenza anche per come si é pronunciato lo Stato sull’alternanza democratica essenziale al governo regionale. Determinati personaggi poi si sa che non rischiano certo la crisi del post pensionamento.
Lo stesso e puntualissimo Primicerio é di tutta altra scuola ed avrebbe fatto ottima carriera anche alla corte di Zio Silvio, ma a Salerno non si capisce come mai anche molti altri professionisti hanno arrugginito le ancore al deluchismo diventato insolente e controproducente. Tant’è che anche la destra di Marenghi e i nuovi repubblichini urbani a palazzo Guerra per farsi eleggere hanno fatto morra comune alla persistenza antidemocratica; sperando che siano invece lupi vestiti da pecorelle, metafora che il padre di Gherardo conosce benissimo, mi auguro che il regime della arroganza cieca sia quanto prima ribaltato anche perché uno spiraglio è fornito dalla presenza di un vice sindaco che quasi mai come prima non é un semplice cerimoniere ma qualcuno che da ex indagato sappia indagare anch’ egli, forte di un consenso più verace, rinnegando però da persona attiva il vischioso sistema-salerno esogeno e mascherato.
Purtroppo in questo mondo sempre più industrializzato e automatizzato, si sono persi di vista i reali valori.
L’agricoltura, la pastorizia e le fonti acquifere, dovrebbero avere priorità su tutto.
Migliorandole e riportandole o avvicinandole alla loro naturalezza, migliorerebbe anche la sanità.
La politica di questi ultimi tempi incentrata a nuove costruzioni, palazzi e opere che avvolte vengono progettate male e solo per un non gusto architettonico a scopo marketing, hanno modificato anche quel poco di naturalezza che era rimasto nella zona presso via Degli Uffici Finanziari, presso la quale quando ho tempo vado a salutare un cavallo e un pony rimasti ancora in un pascolo naturale.