Da Davide Migliore
SALA CONSILINA – Tra i mille disagi, tra milioni di parole che ogni giorno, anzi ogni minuto affollano la comunicazione tra persone, nel cosiddetto mondo contemporaneo iper tecnologico, una vera babele, dove le parole sono sempre più lontane dalla realtà, una figura come quella di Don Chisciotte di Cervantes è davvero da riscoprire. L’8 giugno 2026 i ragazzi del laboratorio teatrale “Comunichiamo con parole, suoni, gesti e movimenti” dell’I.C. Camera -Dirigente scolastico Dott.ssa Antonella Vairo- hanno concluso il loro percorso al teatro Mario Scarpetta di Sala Consilina con la rappresentazione “A cavallo con don Chisciotte”, dedicata all’eroe tragicomico che non vuole rinunciare alla libertà di sognare un mondo più giusto, a costo di diventare folle. Paradossalmente sono le innumerevoli letture di romanzi cavallereschi a fargli perdere la ragione: sono gli infiniti mondi fantastici delle utopie della letteratura le quali animano il cavaliere errante, che il suo scudiero Sancio Panza cerca di tenere coi piedi per terra esprimendosi simpaticamente con proverbi e detti di antica saggezza popolare. La rappresentazione dei ragazzi dell’I.C. ha tratto spunto da quest’idea per creare momenti di aggregazione e di quella che spesso viene chiamata inclusione, ma forse sarebbe meglio dire empatia. Al di là delle tante difficoltà per le impellenze di ogni anno scolastico che finisce, a cavallo delle notti prima degli esami, le docenti hanno appunto creato empatia con e tra i ragazzi, come fanno ormai da almeno dieci anni: la maestra Elvira Fortunato e la prof.ssa Tiziana Petrarca, con l’aiuto delle prof.sse Maria Teresa Mayer e Veronica De Luca, il supporto della prof.ssa Vincenzina Savarise e la collaborazione di Domenica Marra per i trucchi e l’allestimento scenico, il fondale, realizzato dalla prof.ssa Serena Lo Bosco, con don Chisciotte e Sancio, hanno cercato di creare uno spazio liberato da condizionamenti e pregiudizi, alla ricerca dell’autenticita’ e della semplicità nello stare insieme, guardarsi ogni tanto negli occhi e non attraverso gli schermi. Come ha detto la Maestra Elvira, non è stata certo la pretesa di scalare le vette dell’arte teatrale a spingere le docenti a mettere in scena una piece di per sé difficile da rendere. Sono state scelte alcune delle scene più rappresentative per incitare i ragazzi a pensare, ad entrare nei panni degli altri, nei personaggi: provare a trasmettere un messaggio di anelito alla giustizia, alla cooperazione tra pari in un mondo incerto e spesso ingiusto. Oltre a quelle note, dei mulini a vento creduti giganti o del gregge visto dalla fantasia dell’eroe, a cavallo di un cavallo mucca, come esercito nemico, alcune scene sono apparse esilaranti, come quella in cui, sazi di cibo e ubriachi entrambi, Don Chisciotte dice a Sancio che vuole difendere i deboli dagli oppressori e Sancio- tra un hic e un altro per il vino- risponde che se gli oppressori diventeranno oppressi, poi Don Chicotte dovrà difendere loro da chi li opprime, che a loro volta diventeranno oppressi da difendere e così via… -insomma non è poi così facile cambiare la realtà e attuare la giustizia nel mondo. Anche gli altri amici dell’eroe cercano di farlo rinsavire, travestendosi da nemici che lo bastonano o lo sconfiggono in duello, ma niente da fare. Intanto lo scudiero Sancio, così legato alla materialità, comincia essere contagiato dalla fantasia di don Don Chisciotte e nella scena dell’incontro con due contadine cerca di convincere l’eroe che una di loro è una bellissima e nobile dama da corteggiare, ma il cavaliere questa volta non è tanto convinto, non ci casca, e ne segue un comico battibecco con la donna, che di certo non è l’amata e venerata Dulcinea Del Toboso come la immaginava il nostro cavaliere. È chiaro, si tratta di ragazzi della scuola media, non di attori professionisti. Tuttavia hanno reso l’idea, hanno coinvolto genitori e amici presenti, hanno suscitato il riso e alla fine un po’ il pianto per l’eroe che muore sereno, ormai rinsavito, ma dopo aver piantato il seme della fantasia nel suo scudiero Sancio, che comincia a guardare il mondo con gli occhi accesi dalla fantasia del suo vecchio compagno di viaggio. Suggestive e appropriate le musiche scelte, come la scenografia e i fondali realizzati dalle docenti, il trucco per i ragazzi di Domenica Marra, la laboriosa attività di produzione costumi e oggetti di scena che ha coinvolto e unito ragazzi, docenti e famiglie. Ma ciò che conta, al di là dell’interpretazione, è che tutte le ragazze e i ragazzi, sono stati protagonisti, tutti hanno interpretato di volta in volta, nella scene che si susseguivano, i vari personaggi della vicenda: ora Don Chisciotte l’una, ora Sancio Panza l’altro, e viceversa, alternandosi nei ruoli sia del cavaliere errante sia dello scudiero Sancio, ma anche negli altri personaggi della piece: tutti protagonisti, nessuno escluso o esclusa, indipendentemente dal genere maschile o femminile; quando si dice “mettersi nei panni degli altri”. E alla fine il sipario si è chiuso, come l’anno scolastico, con i saluti e gli apprezzamenti dell’assessore Mimma Ferrari e gli affettuosi applausi del pubblico. Ma passi il messaggio semplice, chiaro e diretto della prof.ssa Tiziana Petrarca: facciano i ragazzi tesoro del significato di ciò che hanno imparato sul palco e lo portino con sé, fuori dalla scuola, in giro nella vita reale; in altre parole, sia abbattuta la quarta parete del teatro, che non si spenga l’anelito alla ricerca di ciò che può migliorarci e magari non rinunciare a guardare ciò che ci circonda di solito con gli occhi sempre nuovi della fantasia, ultimo baluardo contro gli assalti dell’aridita’ e dell’ingiustizia che assediano il mondo.