Aldo Bianchini
SALERNO – “Ma ce l’ha solo lei … la capacità professionale criminologica per schiacciare tutti e tutto ?”, è questa la domanda che in tanti mi pongono dopo aver preso atto che da tempo, ma con molto garbo, sto trattando anche su questo giornale la vicenda del cosiddetto “giallo di Garlasco”.
Il personaggio in questione, ovviamente, è l’arcinota dott.ssa Roberta Bruzzone che da un po’ di tempo a questa parte è diventata l’unico soggetto televisivo in grado di tenere in scacco, con regolari contratti di collaborazione, sia la Rai che Mediaset in un gioco che non era mai accaduto prima in quanto le due potenti tivvù, la prima pubblica e la seconda commerciale, si odiano e si contrappongono da sempre.
Accade così che la mitica Bruzzone la fa da padrona nei grandi salotti televisivi passando con totale nonchalance da “La vita in diretta” con Alberto Matano a “Quarto Grado” di Gian Luigi Nuzzi, senza dimenticare che sulla Rai conduce addirittura un programma noir anche se le movenze e la voce la tradiscono e la inchiodano all’assoluta mediocrità.
Con il sorrisetto sarcastico annuncia a tutto spiano filmati che rivoluzioneranno la storia di Garlasco (uccisione della povera Chiara Poggi) ma anche quella personale dell’avv. Antonio De Rensis e di tanti altri.
Insomma è Lei e soltanto Lei che tiene ben strette nelle sue mani le palline e le regole del gioco; un gioco che fortunatamente il buon Milo Infante (con il suo “Ore/14” pomeridiano e serale) ha in parte scardinato e ridotto quasi a brandelli.
Dagli altari nella polvere ? è questo il destino televisivo della Bruzzone; vedremo, di certo la televisione come ti dà così ti toglie, all’improvviso.
Al momento, però, indirizza e condiziona conduttori di provata esperienza come Alberto Matano e Gian Luigi Nuzzi che non riescono ad arginarla, tanto è la sua veemenza narrativa; li travolge anche se ogni tanto hanno dei sussulti di dignità e cercano inutilmente di fermarla.
Si dice che quando il troppo è troppo fatalmente scoppia.
Intanto, forse anche su raffinata operazione della Bruzzone, il giovane Marco Poggi (fratelli di Chiara) dopo 19 anni ha rotto il ghiaccio facendosi intervistare da una giornalista di Quarta Grado (che ha dedicato all’intervista ben due puntate: il 4 e 5 giugno 26) per dire cose già risapute, scontate e ripetute più volte sia nel contesto delle varie s.i.t. (sommarie informazioni testimoniali) cui è stato sottoposto dal 2007 ad oggi, che nel racconto televisivo fantasioso – poco credibile e inutile.
La sua intervista ha soltanto prodotto, per la prima volta, la vittoria in termini di ascolto di Quarto Grado su Ore/14 sera, anche se in termini molto stressati (1.000.000 di spettatori per il primo e 900.000 per il secondo) e con dati finali davvero da quarta repubblica (senza alcuna allusione per il programma di Nicola Porro.
Un’intervista lunghissima, ed a tratti anche noiosa, in difesa di ciò che ormai appare decisamente indifendibile: Stasi innocente e Sempio probabile colpevole.
Grazie a Dio le predette trasmissioni stanno per finire o sono già finite, riprenderanno a settembre, forse con una maggiore ossessione per un giallo che, comunque sia, piace agli italiani che in maggioranza netta si sono già schierati in favore di Alberto Stasi in carcere da oltre dieci anni.
Ne sapremo di più a settembre quando il circo mediatico riprenderà con rinnovata freschezza narrativa, anche sulla base di quel qualcosa che tutti aspettano e che la magistratura (sapendo di giocarsi l’ultimo brandello di credibilità) stenta a rilasciare.
Quando vedo la BRUZZONE, mi viene in mente sempre zioMichele e ciò che disse in una sua intervista.
GARLASCO è diventato un prodotto televisivo che muove migliaia e migliaia di euri.
Con tutti questi programmi televisivi di inchiesta ad oggi possiamo dire che determinano una terza verità:
La verità mediatica
oltre
La verità processuale
e naturalmente entrambe sempre più distanti da
La verità fattuale.
Ha ragione dottor Bianchini ,ormai è tutto uno show,e una spettacolarizzazione
selvaggia di ogni tragedia ; la Bruzzone, è vero, vuole dire su tutto una parola definitiva con una assertività che, spesso,assume toni davvero eccessivi e sgradevoli.Il Suo è un articolo interessante che riesce a fotografare, con garbo e chiarezza, un male dei nostri tempi: l’ autoreferenzialità di un IO sempre più irriguardoso delle legittime tesi sostenute dagli altri.