Aldo Bianchini
CAVA de’ TIRRENI – Quando un premier, un ministro, un governatore, un presidente di Provincia o un sindaco deve andar via per un qualsiasi motivo è sempre molto difficile scegliere “il gesto” che possa colpire l’immaginario collettivo e rimanere nella storia di quel momento specifico e di quella realtà fattuale che sono attimi fuggenti difficili da affrontare.
Non ne parliamo quando a determinare l’andata via sia una sconfitta elettorale pesantissima ad opera della fazione pollitica opposta; e qui, per Cava de’ Tirreni, parliamo di una mazzata senza precedenti del cdx contro il csx che esce dalla gestione comunale davvero con le ossa rotte; e non solo perché al ballottaggio sono andati un uomo di FdI e quindi di Cirielli e un ex frate che rappresentava, forse, soltanto se stesso.
I gesti, dicevo, sono soltanto dei momenti altamente simbolici ma che molto spesso denotano le qualità caratteriali di un individuo ben oltre gli schieramenti ideologici e le bandiere di partito.
Non era mai accaduto e adesso è già storia: l’ormai ex sindaco di Cava de’ Tirreni dr. Vincenzo Servalli ha superato qualsiasi immaginazione collettiva scavalcando addirittura se stesso per offrire, con un gesto non soltanto simbolico ma efficace e concreto, al rappresentante dell’altra parte della barricata la fascia tricolore da sindaco ancor prima del passaggio ufficiale ed istituzionale che si è materializzato, poi, in Comune intorno alle ore 13.30 in presenza della segretaria generale, come la legge vuole.
La fascia Vincenzo Servalli (detto Enzo) l’ha consegnata al dr. Raffaele Giordano (medico cardiochirurgo) sul luogo più alto e più rappresentativo dell’identità di tutti i cavesi con un gesto plateale ma sentito nell’anima; giovedì mattina 11 giugno 2026 davanti al Vescovo Mons. Orazio Soricelli sul Castello di Sant’Adiutore e dinanzi al SS. Sacramento che è il punto di riferimento storico della città metelliana distesa ai piedi di Monte Castello; e lo ha fatto, Servalli, con una formula ben precisa ed assolutamente inattaccabile delegando Giordano come suo rappresentante per la chiusura delle celebrazioni liturgiche legate alla grande festa che precede le grandi manifestazioni della pergamena bianca e della disfida dei trombonieri.
Il gesto è stato talmente istintivo – spontaneo e lontanissimo dalla politica politicante che ha sorpreso tutti, più degli altri lo stesso Giordano che ha abbracciato il suo presunto ex rivale tra il tripudio e gli applausi generali.
Ed è iniziato così il sindacato Giordano, nella maniera più semplice e più emozionante ancorchè inattesa.
E se Servalli, con il suo gesto, esce di scena alla grande dopo oltre dieci anni di regno spesso contrastato tra veleni e vendette in un fuoco amico sempre all’erta, entra altrettanto alla grande Giordano che subito dopo l’investitura ufficiale (avvenuta qualche ora dopo nel palazzo di città) non si è lasciato andare alla condanna degli avversari (Accarino, Canora e Lamberti) e/o alla demonizzazione del suo avversario nel ballottaggio (Petrone); ha preferito una linea bassa e con grande umiltà ha ribadito: “Non ho fatto promesse particolari in campagna elettorale e non le faccio adesso, se non una: la mia dedizione, la mia persona, il mio amore per Cava de’ Tirreni. Ogni secondo, ogni minuto sarà dedicato a tutti i cavesi”.
Al momento, e fin da ieri mattina, è già al lavoro per la sua città.
Sostengo ancora la regola dell’unico mandato.
Si evitano così queste “radici amministrative” che spesso creano disuguaglianze tra i “competitor” mettendoli in forte svantaggio nelle campagne elettorali, rispetto ai Sindaci in carica.