Aldo Bianchini
SALERNO – Dopo l’affidamento ai servizi sociali il dr. Alberto Stasi (condannato in via definitiva alla pena di 16 anni di carcere per l’omicidio di Chiara Poggi) sta assaporando, dopo oltre dieci anni di cella, il ritorno alla precedente vita di “uomo libero” e senza più l’impegno di ritornare in cella per trascorrere la notte in carcere dopo la semilibertà riconosciutagli per buona condotta circa un anno fa.
E’ complessa e molto articolata la “vicenda giudiziaria” di Garlasco (cittadina lombarda) e per la sua complessità viene letta in nero o in bianco dalle due contrapposte fazioni in cui sono ormai schierati e ferocemente divisi tutti quelli che trattano da esperti o presunti tali e da semplici cittadini desiderosi di giustizia; per questo la vicenda è assurta a “caso mediatico nazionale” senza precedenti e qui tutti (magistrati, giornalisti, esperti, consulenti, periti, ecc.) si stanno giocando gran parte delle loro rispettive professionalità e credibilità.
E mentre Alberto Stasi si avvia al nuovo sistema di vita (per inciso il provvedimento di affidamento ai servizi sociali è stato brutalmente criticato dai suoi detrattori) ecco arrivare sulla scena la bomba del grave malore della mamma di Andrea Sempio (sig.ra Daniela Ferrari) che per qualche ora ha messo in serio pericolo la sua stessa sopravvivenza; un malore dovuto essenzialmente (al di là del gesto più o meno volontario) dovuto al lungo periodo di stress che la mamma, il padre e lo stesso Andrea stanno vivendo sulla loro pelle.
Per la cronaca è necessario ricordare che Andrea Sempio, per il momento, è l’unico indagato per l’omicidio volontario di Chiara Poggi
Su questa tristissima complicazione della vicenda già di per se complicatissima è arrivata la dichiarazione di Liborio Cataliotti (avvocato del pool difensivo di Sempio) con un messaggio diretto e senza appello a tutti, a cominciare dalla stessa famiglia Sempio:
- Si dimentichi gli attacchi dei social, le lettere che riceve, le mail e spenga tutto, perché non è indagata e non è coinvolta. Ha il solo torto di avere il figlio sottoposto a un procedimento e forse questo campanello di allarme ci dice che è il momento per tutti di abbassare i toni
Giustissimo, una affermazione che sottoscrivo parola per parola; l’espertissimo legale si riferisce, ovviamente, a tutti: i bianchi e i neri, ma anche ai semplici cittadini che, caso unico, si sono avvicinati alla “vicenda Garlasco”.
L’appello dell’avv. Cataliotti non può, comunque, rimanere circoscritta nell’ambito poco significativo e penetrante della generalità di un messaggio che fatalmente finirebbe con lo scadere nella ovvietà; io penso, invece, che l’avvocato nelle sue intenzioni, non svelate, intenda indirizzare il messaggio a qualche “personaggio televisivo” ben preciso; perché in fin dei conti la battaglia di Garlasco si gioca essenzialmente dagli schermi televisivi, di YouTube, dei brodcast e di internet in genere.
Un suggerimento vorrei offrirlo all’avv. Cataliotti, anche per spingerlo a dire di più, su chi immediatamente dovrebbe cominciare ad abbassare i toni; ne parleremo nel prossimo articolo sulla storia giudiziaria più grande e mai registrata nel nostro Paese.
Intanto anche la narrazione della vicenda fatta su questo giornale comincia ad interessare ed i commenti non mancano.
Alla prossima.
GARLASCO:
Un prodotto mediatico diventato “business” e “palcoscenico” per tutti gli addetti ai lavori.
Mi piacerebbe sapere, per questo “caso mediatico nazionale” senza precedenti e qui tutti (avvocati, magistrati, giornalisti, esperti, consulenti, periti, TV, radio, social, ecc.) e altre varie professionalità, in toto ad oggi presuntivamente a quanto ammonta al lordo la spesa sostenuta?
Dall’alto della mia ignoranza e aspettando che qualcuno si interessi di questo aspetto provo a determinare “ad occhio” una cifra…
3’000’000€