Aldo Bianchini
SALERNO – Siamo ormai alla cinquantaduesima puntata della narrazione di fatti giudiziari denominata “L’Albero di Natale” messo in piedi l’8 dicembre 2021 (dopo la retata di amministratori pubblici dell’11 ottobre stesso anno) dall’allora Procuratore Capo dr. Giuseppe Borrelli, proprio mentre l’allora governatore oggi sindaco De Luca accendeva l’albero di Natale in Piazza Portanova nel tripudio generale delle sue truppe cammellate.
Differenza enorme tra i due alberi; quello di Borrelli sta letteralmente implodendo su se stesso; quello di De Luca è sempre più illuminato e carico di pendoli a gogò.
L’ho già scritto e lo ripeto ancora una volta; nel 2021 mi ero illuso che finalmente a Salerno fosse arrivato un capo della Procura capace non solo di sganciarsi dalle logiche politiche ma anche, se non soprattutto, da quegli usuali e maldestri modi di gestire il pentitismo come fosse l’unico elemento di prova concreta contro gli indagati, soprattutto se politici.
Nelle precedenti puntate di questa narrazione ho spesso criticato ”il pentito Ridosso”, detto Romoletto, mettendone in discussione la sua credibilità già bocciata in altri grossi procedimenti giudiziari più o meno recenti.
Ebbene, nonostante tutto questo, la Procura new age di Borrelli (con il suo gruppo di sostituti) aveva messo al centro dell’ennesima inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo proprio le rivelazioni di Ridosso che portarono agli arresti del 7.11.24 (furono effettuati quattro arresti in relazione all’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso il 5 settembre 2010. Gli arrestati sono il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, Romolo Ridosso (figlio di un boss e collaboratore di giustizia), Giuseppe Cipriano (imprenditore) e l’ex brigadiere dell’Arma Lazzaro Cioffi. Secondo gli inquirenti, questi soggetti avrebbero partecipato all’ideazione, pianificazione e organizzazione dell’omicidio); arresti che la Fondazione Vassallo salutò come una vittoria definitiva contro gli autori dell’efferato omicidio.
Già allora scrissi che le cose potevano anche non stare proprio come prospettate dalla procura; difatti nel tempo ho avuto pienamente ragione.
A questo punto sarebbe assolutamente necessario che il presidente della Fondazione, Dario Vassallo fratello di Angelo, si desse una repentina calmata anche perché la parole (davvero molto scomposte) usate contro il gup Giovanni Rossi che, venerdì 19 giugno 26, ha assolto Romolo Ridosso (praticamente togliendolo dalla scena organizzativa ed esecutiva del delitto) ma con la sua sentenza ha lanciato indirettamente pesanti strali sulla gestione dello stesso pentito fatta dai PM un paio di anni fa.
Questo per far capire al Vassallo che la giustizia è al servizio della verità in nome del popolo e non al servizio di una sola parte dell’intricatissima vicenda giudiziaria che ci accompagna da circa sedici anni. Il prof. Vassallo sa meglio di me che anche un malavitoso va condannato soltanto se viene provata la sua colpevolezza.
Benissimo, quindi, ha fatto l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati di Salerno) a contestare fermamente le gravi affermazioni di Vassallo che mettono in discussione la credibilità e la professionalità del gup Rossi che altro non ha fatto se non il proprio dovere demolendo un castello accusatorio che si reggeva sul nulla, neppure sulle rivelazioni di Ridosso che a questo punto potranno anche essere riconsiderate come indotte: da chi e perché ?
Un altro mistero che si aggiunge, in questa triste storia, a tanti altri; ripeto l’invito che feci al Procuratore Borrelli e che ho più volte fatto allo stesso Vassallo: potrebbe essere utile rileggere le mie deposizioni, come persona informata sui fatti, del 18 dic. 2013 (dinanzi alla PM Rosa Volpe) e del 25 nov. 2024 (dinanzi alla PG).
Forse l’ha fatto spontaneamente il gup Rossi.