da Maria Giovanna Santucci
“Dalla sua cella lui guardava il mare”. Le parole della celebre canzone di Lucio Dalla sembravano prendere vita negli occhi dei dieci detenuti della Casa di Reclusione di Eboli che, per un giorno, hanno sostituito le mura del carcere con l’orizzonte sconfinato del Golfo di Salerno.
L’emozione era palpabile già al momento dell’imbarco. Per alcuni era la prima volta su una barca a vela, per altri era il ritorno a un mare che non vedevano da anni. I volti, inizialmente timidi e segnati dalla tensione, si sono illuminati non appena il vento ha gonfiato le vele e la costa ha iniziato ad allontanarsi.
Tra sorrisi, stupore e qualche battuta, i ragazzi hanno imparato a collaborare, a fidarsi gli uni degli altri e a seguire le indicazioni dell’equipaggio. Ma il momento più intenso è arrivato quando l’imbarcazione si è fermata al largo. Davanti a quel mare limpido, hanno potuto tuffarsi, nuotare, lasciarsi cullare dall’acqua. Un gesto semplice per molti, ma dal valore immenso per chi vive da tempo privato della libertà. Per qualche istante, il peso della detenzione ha lasciato spazio alla leggerezza di un bagno nel mare.
L’iniziativa rappresenta uno dei momenti più significativi del progetto avviato nel 2022 dalla Lega Navale Italiana – Sezione di Salerno, dall’associazione Giuristi per l’Ambiente e con la collaborazione di Greenpeace racconta l’avvocato Giampiero Meo: un percorso che coniuga inclusione sociale, formazione e sostenibilità ambientale, offrendo ai detenuti occasioni concrete di crescita personale e di preparazione al reinserimento nella società e nel mondo del lavoro.
Durante la presentazione dell’iniziativa, ospitata nella sede della Lega Navale di Salerno, il Presidente Francesco Bavosa ha ribadito come esperienze di questo tipo aiutino a sviluppare senso di responsabilità, spirito di squadra e rispetto delle regole, unitamente la dottoressa Monica Faiella(responsabile area educativa Icatt Eboli) ha sottolineato che iniziative come queste sono elementi fondamentali per costruire una nuova prospettiva di vita.
La giornata si è conclusa con un pranzo sociale, un momento di condivisione e convivialità al quale ho avuto il piacere di essere invitata. Per me è stato particolarmente emozionante ritrovare alcuni dei protagonisti di un percorso iniziato proprio nel 2024, quando entrai nell’istituto penitenziario per realizzare con loro il mio libro “Dieci Cuochi Dentro”, nato dall’incontro con le storie dei detenuti e dalle loro ricette, testimonianze di dolore ma anche di speranza.
Rivederli oggi, sorridere davanti al mare, ascoltare i loro racconti e osservare nei loro occhi una luce diversa è stata la conferma che, quando si offrono opportunità autentiche, il cambiamento è possibile. Perché il mare non cancella il passato, ma può insegnare a guardare oltre l’orizzonte e a immaginare una rotta nuova, fatta di fiducia, dignità e futuro.