Aldo Bianchini
SALERNO – Ormai è diventata una telenovela talmente stucchevole che verrebbe molto più facile e più semplice definirla “una brutta sceneggiata napoletana” dove la sceneggiata si apriva alle più disparate interpretazioni.
Come ho già più volte scritto in passato la vicenda delle Fonderie Pisano di Fratte è molto peggio di una brutta sceneggiata napoletana perché se in quest’ultima c’erano e ci sono anche delle basi di volontaria ingenuità connessa alla bontà o alla perfidia dell’essere umano, nella questione delle Fonderie c’è soltanto una estrema strumentalizzazione non solo politica in generale ma anche, se non soprattutto, personale finalizzata ad un preciso rendiconto elettorale sia da parte di chi da anni si oppone strenuamente invocando anche l’impossibile e sia da parte di chi vorrebbe cercare di speculare nella maniera più redditizia (anche sul piano economico) possibile sull’intero guazzabuglio determinatosi e stratificatosi almeno negli ultimi vent’anni.
Un guazzabuglio oramai divenuto quasi inestricabile tra Associazioni, Titolari dell’impianto, Comune, Provincia, Regione, Tar, Consiglio di Stato, Avvocati, Arpac, Consulenti di parte, Sindacati e addirittura “FuoriRoma” della spavalda giornalista Concita De Gregorio accusatrice senza senso ed a senso unico; e con ai vertici del discorso, oggi, la nuova star della tutela ambientale: l’assessore regionale avv. Claudia Pecoraro, promossa come tecnico (!!) sul campo da un prevenuto governatore come Roberto Fico; in un continuo accavallarsi di competenze istituzionali, giudiziarie, scientifiche, politiche ed economiche senza precedenti.
“Aprire per chiudere … chiudere per riaprire” sembra essere questo lo slogan imperante nella mente di tutti coloro che rappresentano le sopra citate figure chiamate a derimere l’intricata ed annosa questione.
Uno slogan utilissimo a deresponsabilizzare tutti fino alla loro conclamata innocenza; tanto ognuno, poi, potrà dire di aver fatto tutto ciò che era nelle sue possibilità; e tutti si convinceranno che sia proprio così, anche quando arriverà (forse !!) l’impressionante colata di cemento alla base di una speculazione edilizia mai vista prima nella storia millenaria di Salerno.
Perché, lo ripeto ancora una volta, è proprio questo che si profila all’orizzonte quando sarà definitivamente passato il concetto-esigenza di “chiudere per chiudere … definitivamente” con il ritornello di sempre: i ricchi diventeranno sempre più ricchi, i politici verranno idolatrati, il popolo rimarrà popolo, i lavoratori avranno avuto ciò che volevano e, forse, più di qualcuno rimpiangerà il tempo in cui dal verdeggiante paesaggio dell’Irno svettava verso l’alto un fumeggiante camino industriale a ricordo di un’epoca chiusa ormai per sempre dopo l’irrealizzazione del sogno di “elettrificare e decarbonizzare” (queste le belle parole del sindacato) l’impianto industriale orami consunto se non proprio decrepito.