Aldo Bianchini
SALERNO – La brutta notizia mi ha raggiunto all’improvviso; mi trovo in paese e sono in convalescenza e contemporaneamente ho ricevuto la telefonata da parte dell’avv. Marcello Giani e un whatsapp dall’ing. Lucio Apostolico.
Ho appreso così, intorno alle ore 17.00 di ieri 11.07.26, che l’ing. Salvatore Torsiello era da poche ore passato a miglior vita dopo una lunga e dolorosa malattia che lo aveva costretto a letto da oltre un anno.
Era stato sindaco del comune di Laviano (alto Sele) negli anni cruciali del dopo terremoto e fu coinvolto in una delle inchieste giudiziarie più strane, devastanti e unidirezionali promosse dalla Procura della Repubblica di Salerno ed affidata all’allora PM dott.ssa Anita Mele.
Pagò, secondo i bene informati, la sua solida, lunga e impenetrabile amicizia personale e politica con il “re di Nusco” on. Ciriaco De Mita; la sua vera e unica colpa fu quella di non voler accusare pubblicamente l’ex presidente del Consiglio dei Ministri di tutte le colpe che l’inchiesta gli attribuiva per poter facilmente arrivare al potentissimo politico.
Fu arrestato, insieme ad altri, la mattina di lunedì 19 luglio 1993 nella sua casa al Parco Arbostella di Salerno, fu liberato il giorno 20 gennaio 1994 dopo ben 152 giorni di reclusione.
Tra le tante accuse quella più simbolica ma altrettanto non credibile inventata dall’opposizione (capeggiata da Michele Falivena) per narrare che il sindaco Torsiello per imporre le sue scelte urbanistiche era solito sedere in consiglio comunale con una pistola sul tavolo; da lì la leggenda del sindaco pistolero.
Il suo nome rimarrà nella storia giudiziaria di questo Paese come l’uomo politico che ha subito la più lunga carcerazione preventiva della tangentopoli nazionale.
E’ stato processato per circa 110 volte, sempre difeso dall’immarcescibile avv. Marcello Giani (penalista di fama) che prima riuscì a sottrarlo dalle grinfie della pm Anita Mele e poi lo fece assolvere in tutti i processi con formula piena. Ricordo con molto piacere le lunghe e appassionate arringhe difensive (allora si chiamavano così !!) dell’avv. Giani a favore del suo assistito; e ricordo anche i momenti drammatici in cui, spesso, l’avvocato doveva tamponare i bollenti spiriti di Torsiello che, ad ogni costo, scagliandosi anche il pubblico ministero Mele pretestava la sua innocenza. Grande Marcello Giani, a lui Torsiello deve molto anche da lassù dove è giusto che riposi in pace.
Ha avuto, comunque, una vita che valeva la pena di vivere, anche se a tratti tumultuosa; fin da ragazzo i suoi amici veri si contavano sulle dita di una mano: Lucio Apostolico (ingegnere), Ferdinando Amendola (medico), Vincenzo Bianchini (docente, mio compianto fratello), e soprattutto don Giovanni Masullo, storico parroco della Chiesa di Santa Croce a Torrione.
Giovedì 27 novembre 1980 ero presente quando l’elicottero bruno sbarcò il presidente Sandro Pertini nel campo sportivo comunale di Laviano con il terreno di gioco immerso nel fango di un fortissimo acquazzone finito qualche minuto prima; l’abbraccio tra il Presidente e il Sindaco fu naturale, spontaneo e molto sentito. Poi l’anziano presidente si aggrappò al braccio sinistro di Torsiello e cominciò la visita di quello che era rimasto dopo la terribile sera del 23 novembre precedente (domenica); storico l’attacco di Pertini contro l’incuria e i ritardi della politica, un discorso che fece il giro del mondo.
Mai avrei pensato che da lì a qualche anno sulle spalle di Torsiello sarebbe precipitata a cascata, e peggio del terremoto, la vicenda giudiziaria più contorta mai vista prima.
Nei prossimi giorni dedicherò all’amico Salvatore un lungo ed esplicativo approfondimento contenuto anche nel mio recente libro dal titolo “La tangentopoli di Salerno – 1992 / 1994” (ed. Officine Editoriali da Cleto).
I funerali domani alle ore 11.00 nella Chiesa di Laviano, paese dove era nato, che ha amministrato e che ha sempre amato. Prima di partire per Laviano la salma sosterà dinanzi la Chiesa di Santa Croce a Torrione, ore 8,30, per la benedizione.