Da Angelo Andriuolo
Si tenne proprio il 17 luglio 1968, presso il London Pavilion di Piccadilly Circus a Londra, la prima mondiale del celebre film d’animazione Yellow Submarine; protagonisti i Beatles, il gruppo forse più iconico ed influente della storia del rock.
La storia si basa sul famoso singolo omonimo pubblicato nell’agosto del 1966, abbinato alla canzone Eleanor Rigby e poi inserito, nello stesso anno, nell’ album Revolver, opera fondamentale per la storia del rock che ha avviato l’era dei grandi capolavori psichedelici.
Il film – diretto dal regista ed animatore canadese George Dunning, in collaborazione con il tedesco Heinz Edelmann come art director l’illustratore e designer – utilizza un tipo di animazione molto lontana dai canoni del realismo cui si ispiravano all’epoca i prodotti della Disney e di Holliwood: i paesaggi psichedelici fondono surrealismo e pop art in una miscela unica e straordinariamente efficace. L’impatto nella storia del cinema fu notevole soprattutto perché dimostrò che l’animazione poteva rivolgersi anche ad un pubblico adulto ed acculturato.
La trama è ambientata a Pepperland, un paese felice situato in fondo all’oceano dove regnano la musica, i colori, i fiori, l’allegria e, soprattutto, l’amore. Tutto procede per il meglio fino a quando non si scatena l’orda dei Blue Meanies (Biechi Blu), mostri umanoidi blu con stivali alti, che con le loro armi attaccano l’inerme popolo pietrificandolo dopo aver distrutto la natura circostante. Il paese grigio, silenzioso e triste; come Pompei che, stando a quanto dice il loro capo, sarebbe stato distrutto proprio dai Biechi Blu.
Solo un marinaio si salva; è il capitano Fred, che, imbarcatosi sul suo sottomarino giallo, si reca a Liverpool, dove cerca i Beatles e chiede loro aiuto perché liberino Peperlandia dal dominio del grigiore e della tristezza.
I Fab Four accettano ed inizia per loro una incredibile avventura, un girovagare infinito che li porta in terre ed isole lunari e psichedeliche tra strane creature, attraversando il Mare del Tempo, il Mare della Scienza, il Mare dei Mostri, il Mare del Niente, il Mare delle Teste e il Mare dei Buchi. Ma alla fine i cinque sbarcano a Peperlandia e, armati dei loro strumenti musicali, danno inizio alla sfida contro Blue Meanies, riuscendo alla fine a sconfiggerlo grazie all’aiuto di un bizzarro individuo arci-dotto e clownesco, l’uomo inesistente (Jeremy Hilary Boob, Ph. D. – Nowhere Man) che, proprio grazie alle canzoni dei Beatles, riesce infine a diventare qualcuno. Così gli abitanti di Pepperland, inneggiando all’amore, riescono a convertire al loro modo di vivere anche i Blue Meanies.
L’opera – piena di simboli metaforici – è essenzialmente lo specchio dei valori della cultura hippye degli anni Sessanta, che aveva nell’amore libero e nella pace universale i suoi riferimenti. Non serve la violenza per cambiare la realtà; bastano la fantasia, la bellezza ed il dialogo.
E la canzone omonima? Dopo oltre cinquant’anni, Yellow Submarine è ancora uno tra i più grandi classici di sempre; perché in fondo è il canto di chi vuole rimanere eternamente adolescente a dispetto del tempo che passa; è il luogo metaforico in cui essere sereni, in pace, in cui sviluppare naturalmente empatia con se stessi e con gli altri. Perché in fondo … we all live in a yellow submarine.