di Giovanni Falci (avvocato)
Se condanni un amico ti tirano le pietre; se arresti un avversario sei bravo; è questo il destino dei giudici in balia dei media.
Due vicende giudiziarie degli ultimi mesi, con esiti opposti, mi hanno spinto a imitare, con tutti i limiti che mi accompagnano, il collega Pietro Calamandrei autore del capolavoro “elogio dei giudici scritto da un avvocato”.
Mi riferisco al caso dell’omicidio di Angelo Vassallo il cd sindaco pescatore e il caso Mario Roggiero il novello giustiziere della notte.
Il giorno dopo il proscioglimento del Colonnello Fabio Cagnazzo dalla accusa di omicidio del Sindaco, il Presidente della Fondazione si lasciò andare a commenti deliranti.
Le frasi pronunciate nei confronti del Giudice, scomposte e ingiustificate furono:” ha dato il meglio di sé …spero di non incrociarlo più lungo la mia strada… per le sue capacità avrà sicuramente un grande successo nel mondo della giustizia italiana”.
Addirittura, tra le iniziative annunciate dalla Fondazione, c’era quella di richiedere l’”intervento del Ministro”, praticamente di spostare in politica ciò che ha sede nelle aule di giustizia.
In queste ore, invece, sta andando di scena una “protesta” e una gogna intollerabile orchestrata dalla solita destra nei confronti dei giudici per aver osato condannare a 14 anni e 9 mesi il gioielliere Mario Roggero per omicidio volontario.
E allora mi va di fare l’elogio di questi professionisti che svolgono un compito difficile e delicato e vengono messi alla berlina da chi non capisce niente di processi e di leggi.
Sia il Giudice del caso Vassallo che i suoi colleghi del caso Roggero hanno applicato la legge e fatto il proprio mestiere difendendo e tutelando lo Stato di Diritto.
Gli attacchi della Fondazione alla decisione di assoluzione del colonnello Cagnazzo hanno mirato a trasformare in assassino, spacciatore di stupefacenti e depistatore di indagini, un alto ufficiale dell’Arma dei Carabinieri che ha sofferto addirittura il carcere senza essere stato raggiunto da gravi indizi di colpevolezza come certificato dalla Corte di Cassazione.
Non solo.
Roggero ha anche raggiunto uno dei rapinatori a terra, lo ha colpito ripetutamente con calci alla testa e alla schiena e gli ha puntato la pistola un’altra volta contro.
I 4 minuti di video Youtube certificano la freddezza e ferocia di questa persona al di là di ogni ragionevole dubbio.
Lo stesso Roggero che nel 2005 si era presentato armato a casa del fidanzato della figlia, lo aveva aggredito e gli aveva puntato contro la pistola, a lui e ai genitori.
Questo, per la cronaca, sarebbe l’eroe senza macchia e il buon padre di famiglia che tutta la destra di governo sta usando come esempio di rettitudine sacrificio ed esasperazione trasformandolo in scandalosa, sguaiata propaganda per legittima difesa e addirittura tirando in ballo il Presidente della Repubblica Mattarella pretendendone la grazia e l’immediata scarcerazione.
Ma poi, è mai possibile che ben 15 giudici togati e 12 giudici popolari abbiano tutti “sbagliato”? Le leggi matematiche della statistica non sembrano ammettere un tale errore; la legge processuale ha coniato sul punto il concetto di “doppia conforme” per rendere privilegiata una decisione che si ripete, senza modifiche sostanziali, per due gradi di giudizio di merito.
In realtà tutto quello che oggi i novelli giureconsulti senza laurea in legge ci vogliono far credere è sbagliato e senza base scientifica.
Tutto questo che propagandano non ha nulla a che vedere con la legittima difesa, ma moltissimo con la vendetta, che l’esasperazione del gioielliere non rende per legge né accettabile né giustificata.
Già che ci siamo, la difesa non è sempre legittima, come ci hanno ripetuto per anni i leghisti e company, ma lo è ove esista un pericolo concreto e soprattutto “attuale” nei confronti della vittima.
Circostanze che dei rapinatori che stavano scappando voltati di spalle non potevano evidentemente più rappresentare né per Roggiero né per la famiglia.
E non perché lo dicono – per tre gradi di giudizio – quei 27 giudici “brutti, cattivi e persecutori”, come stanno cercando di convincerci populisti, politici e influencer di quart’ordine, ma perché lo dice la legge italiana e lo Stato di Diritto.
Questa è la storia; questa l’unica e sola realtà per il caso Roggiero, e, allo stato degli atti, per il caso Vassallo ancora non definitivo.
Questo è tutto quello che ha senso dire su queste due vicende.
Il resto è la solita vergognosa propaganda, l’ignobile sciacallaggio di due casi di cronaca tragici (da qualunque punto di vista li si guardi) per trasformarli in oggetto offensivo contro la magistratura e carne da macello elettorale.
Per fortuna viviamo ancora in uno Stato di Diritto.
E ringrazio ed elogio i giudici per avercelo ricordato un’altra volta, sapendo a cosa sarebbero andati incontro con le loro decisioni impopolari ma legittime.
Giovanni Falci
Caro Giovanni hai chiarito benissimo la situazione,purtroppo la legge deve essere rispettata,da un po’ mi sto chiedendo e’ giusto che i giudici applichino la legge,ma oggi ci sarebbe un grande bisogno di rivederle un po’ queste vecchie leggi,rivederle significa che i tempi sono cambiati,le persone anche,siamo diventati tutti molto cattivi e delinquenti,non tolleriamo più nulla,siamo arrabbiati con tutti e allora cambiare alcuni aspetti delle vecchie leggi sarebbe da deterrente per alcuni reati,come il numerosissimo femmicidio ogni giorno ci sono minimo tre donne che lo subiscono solo per essersi permesso di dire “no” allora al posto del l’ergastolo una bella pena di morte nella pubblica piazza (come la piazza napoletana che ha visto Masaniello impiccato)non sarei meglio? Forse qualche “uomo” si ferma un attimo a riflettere , che ne pensi?
Gentile signora Eleonora, purtroppo o per fortuna, dipende dal punto di vista, è dimostrato scientificamente l’assoluta non correlazione tra la pena di morte e la deterrenza/diminuzione di reati efferati (esempio più lampante, perché sono dati pubblici, la pressoché costanza di gravi reati negli USA).
Quindi più di “pena con la morte” si dovrebbe parlare di “vendetta con la morte”.
E con la vendetta, sentimento umano, è necessario fare i conti separando la sfera istintiva, di pancia come si suol dire, da quella razionale.
Sicuramente è spiegabile l’azione omicida di chi si vede truffato dei risparmi di una vita, di chi si vede tradito nei sentimenti più intimi, di chi subisce per anni e anni le angherie di mariti violenti o di datori di lavoro schiavisti, di chi specula senza alcun ritegno trafficando essere umani consapevole dell’alta probabilità di vederli annegati, caduti dalle impalcature, soffocati durante una serata di svago…
Forse financo in parte “comprensibili” possono essere viste talune vendette (sono consapevole della provocazione che serve, però, soltanto per un esercizio retorico).
La vendetta non raccoglie più ormai da tempo simpatie bella stragrande maggioranza di tanti popoli. Perciò non può trovare diritto di cittadinanza nelle regole che tali tanti popoli si sono dati. Non c’è altra soluzione al Far West.
Spero che questo confronto, seppur a distanza, possa essere stato utile.
Cordialità. Francesco