Un gesto dal significato profondo

 

 

Dal prof. Nicola Femminella (giornalista – scrittore)

 

Un gesto, con un profondo significato al suo interno, regala a Monte San Giacomo, borgo a ridosso della vallata di Diano, un evento che induce a qualche considerazione e che diventa, per un attimo anche respiro, alleggerimento dell’anima. La società dei social onnipresenti e del telefonino tuttofare ormai riduce sempre più i piccoli spazi dello spirito e dei luoghi, ove un tempo avvenivano accadimenti ed episodi indotti dai vincoli delle comunità e dalla quotidianità minimale, semplici ma carichi di valore umano, solidarietà e condivisione, tra coloro che si dissetavano alla stessa fonte. Mancavano le esultanze spettacolari come i fuochi pirotecnici che ormai illuminano l’oscurità della notte in ogni occasione. Di contro, un rientro nelle cose normali, i gesti dettati dal cuore, il ritrovarsi della comunità intorno a una circostanza non dozzinale e mille volte reiterata sui canali della comunicazione pervasiva; provare sorpresa per un fatto di cronaca non previsto che ci conduce al sorriso, alla condivisione e all’approvazione di un pensiero che si concretizza in un “deliberato da assaporare” per affermare che è buono.

Il dottor Giuseppe Cascetta, residente a Perugia ma nato nel paese salernitano, regala al Comune di origine la somma di € 5.000 per ricordare la mamma Giacomina Femminella, conosciuta come Mina, venuta a mancare alla fine del 2025. La Sindaca del paese Angela D’Alto, insieme con la sua Giunta, ha deliberato di destinare la somma ricevuta in dono all’acquisto di arredi per allestire, all’interno del Palazzo Marone, una sala destinata a essere “la biblioteca dei bambini” e volta a promuovere la lettura e i libri.  La compianta ha svolto per lungo tempo il ruolo di insegnante con una innata e immensa passione per la pedagogia applicata e con fervida dedizione al proprio lavoro nella scuola primaria. Nel paese, dove insegnò dal 1959 al 1967 nella scuola “E. De Amicis” la ricordano gentile, affettuosa e benevola verso gli alunni che ai primi incontri non esitavano a volerle bene, come sanno fare solo loro, d’istinto ma senza sbagliare.

La pratica didattica e pedagogica da cui era ispirata, erano in lei dettate dal metodo di Maria Montessori, le cui opere conosceva in profondità fin da quando si era preparata per sostenere il concorso per accedere all’insegnamento. Della pedagogista possedeva tutti i libri e gli articoli delle riviste: una adesione totale agli enunciati metodologici della grande pedagogista della nostra storia, relativi al servizio scolastico e al fare scuola di coloro che scelgono -sosteneva lei spesso- il lavoro più bello, all’interno della società costituita. Infatti lo ripeteva senza reticenza alcuna: la sua vita era trascorsa tra due amori forti, totalizzanti che riempivano ogni istante della sua vita: quello per i figli e l’altro per i tantissimi alunni avuti in sorte nei lunghi decenni della sua carriera professionale. Infatti, rimasta vedova giovanissima, si trasferì a Perugia per curare la crescita e gli studi dei tre figli, riempendo tutto il suo tempo tra i due compiti, divenuti subito una sorta di missione per riempire la propria esistenza di affettività e responsabilità a cui il destino l’aveva chiamata. Sarebbe stata vicina ai figli colpiti duramente dalla sorte avversa per la perdita immatura del papà e avrebbe affrontato un ambiente impegnativo e una scuola situata in un grosso centro notoriamente pervaso da una cultura e qualità della vita, fondata sul confronto con figure e interazioni di livello.

Dal suo lavoro, fin dalla prima cattedra, aveva tratto soprattutto il rispetto per i piccoli studenti educati ed aiutati a esprimere in libertà le proprie potenzialità e scelte quotidiane, per abituarli ad essere gestori del sé e protagonisti consapevoli delle proprie azioni, fin dal primo ingresso nell’istituzione scolastica. Già nei primi anni amava introdurre i propri alunni nel mondo fantastico delle fiabe, delle storie scritte e delle illustrazioni. Amava leggere i libri dell’infanzia, chiamando a sé i piccoli lettori e facendo ricorso a una sorta di laboratorio sempre più efficace per mettere in risalto il messaggio e il significato della fabula, le caratteristiche dei personaggi, i rilievi dei luoghi, il bello delle illustrazioni contenuti nei libri, che spesso portava da casa, se mancavano nella scuola. L’utilizzo della lettura l’accompagnò fino all’ultimo giorno di docente e provò non poca tristezza nel dover abbandonare le aule e i suoi alunni per il meritato riposo della pensione.

Il che spiega bene e esalta la delibera adottata dalla Giunta Comunale del Comune di Monte San Giacomo di impiegare la somma elargita dal dottore Cascetta, per ricordare la madre, sempre con la mente e il cuore rivolti al luogo che aveva visto il suo esordio lavorativo nella locale scuola elementare.

La speranza del figlio è che la sala, adibita a biblioteca per ragazzi con mobilio adatto alla loro età, diventi “luogo frequentato” e veda una presenza e una adesione sentita soprattutto da parte delle piccole generazioni e dai genitori. Lo spazio predisposto diventi un luogo di incontro e di socializzazione tra i piccoli, ove far nascere e germogliare l’amore per i libri, e diventi una sorta di fiore all’occhiello dell’Amministrazione Comunale e delle Associazioni del borgo per incontri, iniziative culturali, convegni utili per approfondire soprattutto i temi dell’infanzia e dell’adolescenza, che oggi lanciano allarmi sempre più assordanti.

Di sicuro la maestra Mina li accoglierà con gioia. E mostrerà quel sorriso con il quale riceveva i bambini, perché possa produrre bocciuoli traboccanti di profumi e colori, balsamici per la crescita sana ed armoniosa delle nuove generazioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *