Incolpare la tecnologia ci salva la coscienza

 

Dalla Dott.ssa Maria Stella Bosco

(formatrice nel campo delle tecnologie emergenti

e fondatrice dell’Accademia “IA Senza Paura”)

 

C’è un’abitudine ormai consolidata nei bar, nelle piazze delle nostre città e sui lungomari; guardare i tavoli affollati di persone che non si osservano, chinate sullo schermo, e sospirare: «È tutta colpa della tecnologia!» È la scusa più comoda del secolo. Puntiamo il dito contro l’ultimo modello di smartphone o contro l’algoritmo di turno per non dover ammettere una verità molto più scomoda: il problema non è il silicio, siamo noi.

La tecnologia non ha creato dal nulla il vuoto relazionale in cui stiamo affondando; ha semplicemente trovato un terreno già impoverito. Quello a cui stiamo assistendo non è un banale effetto collaterale dell’essere sempre connessi, ma il sintomo visibile di una crisi molto più profonda: il crollo di un intero sistema di valori.

Abbiamo smesso di educare al rispetto, all’ascolto e alla condivisione, che sono le fondamenta capaci di tenere in piedi le relazioni umane. Quando l’altro diventa invisibile – che sia un pedone per strada, un passeggero sul bus o il proprio partner o figlio seduto di fronte – non è perché lo schermo è troppo luminoso, ma perché abbiamo smarrito l’ABC della convivenza e della solidarietà. La tecnologia, di per sé, è uno strumento, spesso straordinario e utile, ma confondere il mezzo con il fine è l’errore fatale che stiamo pagando a caro prezzo.

È urgente tracciare una linea di demarcazione netta. Da una parte c’è l’efficienza digitale, dall’altra c’è una dimensione prettamente e squisitamente umana che non può, e non deve, essere sostituita da nessuna tecnologia o notifica. L’empatia, il calore di una stretta di mano, la capacità di intercettare il dolore o la gioia negli occhi di chi ci sta davanti sono elementi che richiedono presenza fisica e mentale. Non basta spegnere il telefono per mezz’ora se prima non si torna a insegnare – nelle famiglie, nelle scuole, nelle comunità – il valore sacrosanto dell’altro inteso come persona e della dignità altrui.

Oltre lo schermo c’è un mondo che deve affiancarci, ma quel mondo ha senso solo se al centro resta l’essere umano. È tempo di smetterla di usare il progresso come giustificazione per la nostra pigrizia emotiva. Riaccendere le relazioni umane non è una scelta tecnologica, è un dovere morale.

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