La Città “Il Faro della Giustizia si spegne lentamente”

 

Dal prof. Aniello Salzano (già sindaco di Salerno)

Quando il popolo non ama un monumento, una scultura, prima o poi finiscono nell’abbandono e nell’indifferenza.

E’ la sorte toccata al “Faro della GIustizia”, l’opera istallata nel 2006 di fronte al nuovo Tribunale di Salerno. A questo pensavo alcuni giorni fa, mentre, in attesa dell’arrivo di un amico, fermo sul marciapiede davanti al Palazzo di Giustizia, lo sguardo è caduto sulle condizioni in cui esso versa, che del resto rappresentano molto semplicemente il degrado in cui è scivolata la città di Salerno.

“Il Faro della Giustizia” è un’opera che a me non è mai piaciuta, come non è mai andata giù a tantissimi cittadini. Sin dai tempi del concorso internazionale in cui fu prescelta la scultura (!) degli artisti Ben Jakober e Yannich Vu, in tutte le sedi rappresentai le mie perplessità sull’opera prescelta. Ma già prima sull’organizzazione e la promozione delle varie fasi concorsuali, il cui coordinamento fu affidato al prof. Achille Bonito Oliva. Tutto fiato sprecato ! Allora imperversava il pensiero unico di alcuni critici d’arte, che erano l’espressione della cosiddetta “Transavanguardia”, e agli Amministratori progressisti dell’epoca (Bassolino a Napoli, De Biase a Salerno) toccava stare al passo con i tempi, o almeno  toccava fingere di esserlo.

La giuria del Concorso nel 2002, presieduta appunto dal fondatore della “Transavanguardia”, Achille Bonito Oliva, che, se non ricordo male, percepì per quel concorso la lauta somma di 120 milioni di lire più IVA,  dichiarò vincente la scultura, “Il Faro” che per i giurati simboleggiava  e illuminava i principi di trasparenza e imparzialità della Giustizia.

La Commissione infatti scrisse che “la coppia di artisti Ben Jakober e Yannich Vu hanno proposto un faro della Giustizia riuscendo a non tradire il genius loci. Hanno perfettamente colto l’identità di una città marinara, con questa scultura che sarà realizzata in marmo bianco e nero che riprende le forme rinascimentali care a Paolo Uccello, quelle del <<mazzocchio>>. Il faro sarà illuminato nelle ore notturne.” A me l’arte della critica e il suo linguaggio, spesso criptico, mi hanno sempre divertito, ma nel contempo capire anche che è un modo per confondere la gente, manipolando le persone con termini pieni di tecnicismi incomprensibili. Insomma è il latinorum di don Abbondio, la lingua cui ricorre il prete manzoniano per non farsi capire ed imbrogliare il povero Renzo.

“Il Faro”, costato molte centinaia di milioni (si dice addirittura 700 milioni di lire !) ora giace lì, non illumina la Giustizia, nell’incuria degli Amministratori e dei cittadini indifferenti, ai quali per altro è sempre sembrato un’opera di difficile interpretazione, accolta freddamente sin dalla sua istallazione perché ritenuta priva di originalità e priva di un messaggio a sfondo sociale, incapace di suscitare una qualsiasi emozione. Il “Faro della Giustizia” è durato il tempo della “Transavanguardia”. Si è esaurita la spinta teorizzata da Bonito Oliva e si è spento il “Faro”! Auguriamoci non ne risenta la Giustizia, che a Salerno serve come il pane !

Aniello Salzano

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