Aldo Bianchini
SALERNO – Per GianLuigi Nuzzi, notissimo conduttore televisivo di Quarto Grado, fu sufficiente un solo capitolo del suo libro “Giudizio Universale” (ed. Chiarelettere) per descrivere la vicenda umana e giudiziaria che il 28 giugno 2013, al culmine di una tremenda campagna mediatica, travolse Mons. don Nunzio Scarano (salernitano doc, responsabile apicale per anni dell’APSA <Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica>) con il clamoroso arresto in carcere richiesto dalla pm salernitana Elena Guarino e concesso dal gip; dunque se per Nuzzi fu sufficiente un capitolo molto riassuntivo, per me, che ho seguito fin da quel giorno maledetto tutta la vicenda, soprattutto quella umana, di Don Nunzio sarebbe assolutamente necessario un libro.
Un libro che, in forma assolutamente indipendente, ho in animo di scrivere sulla scorta dei voluminosi carteggi che ho raccolto in ben tredici anni di interesse giornalistico nei confronti di una vicenda che fin dal primo istante mi apparve assolutamente infondata e fuori dalla grazia di Dio.
In merito val bene la pena di ricordare che nel 2013 sono stato l’unico giornalista (forse in tutta Italia !!) a pretestare la palese innocenza dell’alto prelato; e sono stato anche l’unico a denunciare pubblicamente la testardaggine della Guardia di Finanza di Salerno nel condurre a strascico (per non dire a tunnel) l’indagine capace anche di coinvolgere emotivamente la Procura della Repubblica di Salerno per trascinarla, insieme al collegio giudicante di primo grado, nella convinzione errata della colpevolezza di Don Nunzio, fondata su presunte prove miserevoli che ad una semplice lettura apparivano quanto meno ridicole, se non contro ogni regola giuridica.
Con Lui si è andati oltre il confine di “ogni ragionevole dubbio” e si è arrivati alla farlocca certezza dell’inesistenza di qualsiasi dubbio sulla sua colpevolezza che ha travolto anche il collegio giudicante della Corte di Appello; insomma Don Nunzio Scarano doveva pagare anche se chiaramente innocente; del resto finanche il compianto Papa Francesco, nei giorni successivi all’arresto nell’areo di ritorno dall’Argentina per il suo primo viaggio ufficiale, ebbe parole durissime e di condanna contro il sacerdote salernitano. Ed è andato oltre anche chi, come l’emerito Mons. Arc. Luigi Moretti, lo andò a trovare in ospedale a Salerno (era sotto sorveglianza) non per sincerarsi delle sue condizioni fisiche e portargli il giusto sostegno morale ma, forse, per affondarlo definitivamente: “come da ordini superiori ?”.
Fortunatamente per Lui, il Monsignore, ha trovato sulla sua strada l’avv. Riziero Angeletti (esperto vaticanista, penalista, cassazionista, iscritto fin dal 1990 all’Ordine degli Avvocati di Rieti, con studi legali sia in Rieti che a Roma) che lo ha assistito, supportato, risollevato moralmente, difeso aspramente e rilanciato verso la vita che sembrava spegnersi giorno dopo giorno.
Nelle lunghe giornate passate insieme (io, Angeletti, don Nunzio e don Luigi) spesso chiedevo al vaticanista come mai io, non giurista e neppure tanto acculturato, riuscivo a capire benissimo i suoi ragionamenti difensivi espressi in aula (soprattutto in materia di identificazione del reato presupposto di riciclaggio ed usura !!) ed al contrario i tanti uomini di legge (avvocati, consulenti, pubblici ministeri e giudici) sembravano non capire e chiusi in una assurda posizione: io non vedo, io non sento, io non parlo (come le tre scimmiette della Garzanti).
Ricordo bene l’arringa difensiva di Angeletti pronunciata con fermezza ma con il massimo rispetto della Corte che, invece, mostrava evidenti segni di chiusura verso ogni tipo di ripensamento e/o ragionamento lucido e coerente in relazione agli atti prodotti; anche se dal Tribunale di Roma giungevano sentenze di assoluzione sulla base degli stessi ragionamenti che l’avv. Angeletti portava davanti ai giudici capitolini. Come a dire che “evasione fiscale – riciclaggio e usura” (nell’ottica indecifrabile di quel “reato presupposto” che nel nostro ordinamento penale è un fatto criminoso che costituisce l’antecedente logico e giuridico necessario per la realizzazione di un altro reato <come nel riciclaggio o nella ricettazione>) non potevano sussistere perché mancavano i necessari presupposti giuridici, ma che a Salerno il giudizio era diverso da Roma. Incredibile !!
Tante volte, nel corso di questi anni, mi sono chiesto da chi siamo giudicati in nome del popolo, da gente che non legge e non ascolta o da gente prevenuta e, soprattutto, poco aggiornata sulle continue evoluzioni del diritto (nel merito l’avv. Angeletti ha scritto diversi libri) che dovrebbe sempre prevalere sulle convinzioni personali, soprattutto quelle indotte da inchieste preliminari farlocche e caparbiamente indirizzate non dico da un volere superiore ma almeno dall’approssimazione con cui le stesse vengono condotte a senso unico da personaggi ambigui che hanno una particolare capacità di convincimento in cui i giudici spesso inciampano.
L’ottimo commercialista dr. Ivan Meta (consulente di parte per Mons. Scarano), che con le sue deposizioni aveva ampiamente chiarito e dimostrato, punto su punto, l’assoluta innocenza del nostro “capro espiatorio”; quelle deposizioni non sono state accettate e forse neppure ascoltate attentamente; un errore gravissimo dei “giudicanti” che, oltretutto, avevano nel dr. Meta un consulente consolidato della stessa Procura della Repubblica in tanti altri fascicoli processuali. E all’epoca, ovviamente, mi chiedevo come avevano fatto la procura e il Tribunale a non prendere in nessuna considerazione il lavoro del dr. Meta eseguito con la sua solita professionalità in ragione dell’acquisizione della verità processuale possibile.
Per non parlare del fatto che tutti gli altri imputati (oltre cinquanta) sono stati assolti con formula piena che nell’assurdo ragionamento di Procura e Collegi non ha alleggerito ma aggravato la posizione degli unici due condannati (con don Nunzio anche la dott.ssa Cascone, parimenti assolta con formula piena).
La sentenza di lunedì 6 luglio 2026 è epocale, almeno così appare ai miei occhi: Scarano assolto perché il fatto non sussiste, revoca sanzioni accessorie, revoca confisca e restituzione di quanto sequestrato e confiscato. Motivazione in gg. 90.
Insomma, con la Cassazione a Roma e poi la Corte di Appello di Napoli, perché deve essere sempre qualche altro giudicante a frantumare le spesso farneticanti ipotesi accusatorie avanzate dalla Procura di Salerno (e non solo per il caso Scarano) ?
Ipotesi che vengono portate avanti con assoluta violenza fino a costringere, come per Mons. Scarano, alunga carcerazione dietro le sbarre un personaggio che ha fatto soltanto del bene nel corso della sua lunga vita sacerdotale. Don Nunzio Scarano non ha corrotto e non ha truffato nessuno; al contrario, nel corso di tutta la sua vita sacerdotale, ha fatto beneficienza a piene mani e si è prodigato anche in soccorso dei bisognosi e dei meno abbienti. Documenti inoppugnabili parlano di opere di carità anche nei confronti di chi oggi, attraverso il suo avvocato, lo accusa di averlo indotto a sottoscrivere il documento che lo ha portato a processo insieme al suo benefattore.
CHI E’ Mons. Don NUNZIO SCARANO –
Il personaggio: Salernitano doc, famiglia benestante, plurilaureato, esperienze di lavoro e di studio all’estero, lavoro in banca ad alti livelli dirigenziali, opere di carità, e la “conversione totale a Cristo”. Poi la chiamata dal Vaticano e da Papa Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla, per rimettere in sesto, dal punto di vista tecnico, le disastrate e controverse finanze della Chiesa: competenza, professionalità e integrità morale le doti del sacerdote salernitano che direttamente il Papa volle al suo fianco il 4 set. 1999 per l’inaugurazione del “Seminario Metropolitano” di Pontecagnano intitolato allo stesso Sommo Pontefice.
Le opere di carità: per due volte riatta e rilancia la casa degli anziani nel centro storico portandola da 20 ad 80 posti letto – dona la croce pettorale al venerato Papa San Gregorio VII – l’anello rifatto al posto di quello rubato dal sarcofago del Papa sepolto a Salerno – la sala di attesa della rianimazione dell’ospedale Ruggi – la donazione degli spogliatoi del campo sportivo, del viale alberato e i saloni del Seminario di Pontecagnano. E questo solo per citare alcune delle opere visibili; in privato Don Nunzio ha dedicato l’intera sua vita all’aiuto del prossimo.
LE INGIUSTIZIE – La sentenza della Corte di Appello di Napoli ha assolto Scarano “perché il fatto non sussiste”; una formula magica che molto spesso tende a nascondere responsabilità, disattenzioni, incapacità, approssimazione, pregiudizio degli investigatori e degli inquirenti/giudicanti. Per la storia è giusto ricordare quale travaglio psico-fisico ha subito Don Nunzio:
- ingiusta detenzione in carcere a Regina Coeli per circa 80 giorni; aggravamento del suo stato di salute per il quale è stato ricoverato e sorvegliato per altri 60-70 giorni presso il Ruggi di Salerno; poi presso strutture private per cure successive; arresti domiciliari per 14 mesi dove ha subito 986 pesanti e asfissianti controlli (tutti documentati); video camera puntata dal campanile del Duomo sulla casa di monsignore come nel “Grande Fratello”; sequestro e confisca dei beni immobili e mobili; sequestro della buonuscita lavorativa; mancata indennità economica per appannaggio come garanzia di sopravvivenza. Troppo tempo è passato da quel tragico 28 giugno 2013 quando venne inaspettatamente arrestato a Roma; tanto tempo è passato da quando su un tavolo operatorio gli venne applicata una microspia per ordine della Procura di Salerno con la complicità di un medico che lui riteneva amico (fatto evocato nel corso di una delle udienze del processo di 1°, quella del 24.11.2021).
Mi auguro, e lo dico per un senso di giustizia, che l’avv. Riziero Angeletti saprà mettere sotto scacco anche economico un sistema giudiziario così perverso e infamante.
PAPA FRANCESCO – Anche GianLuigi Nuzzi si è interessato alla vicenda Scarano dedicandogli un capitolo di un suo libro. E pensare che quell’accusa, ora caduta perché non sussiste (cioè non esiste !!), aveva portato a quelle tristi immagini di Don Nunzio nel momento di entrare a Regina Coeli; immagini che avevano scosso anche Papa Francesco che imprudentemente ed incautamente nel corso della conferenza stampa sull’aereo che lo riportava dall’Argentina/Brasile ebbe parole molto dure verso il defenestrato “funzionario responsabile del settore analitico dell’APSA”. Parole che, però, rientrarono l’anno successivo alla lettura di una relazione tecnica <<ordinata dal Vaticano ed eseguita dalla Società di consulenza americana Promotory, la quale dopo aver approfondito le dichiarazioni rese dal monsignore all’autorità giudiziaria e riprese dai media sulle numerose attività sospette all’APSA, per poi confezionare e inviare proprio al Santo Padre già nel febbraio del 2014, un report confidenziale con le verifiche compiute su quelle denunce. Nel documento si accerta che tutto quanto raccontato da Scarano è DRAMMATICAMENTE VERO”>> che scagionava il sacerdote salernitano; relazione ampiamente illustrata nel libro di Gianluigi Nuzzi “Giudizio Universale – la battaglia finale di Papa Francesco per salvare la Chiesa dal fallimento” nel contesto di un capitolo interamente dedicato a Mons. Scarano che prefigura, a ben leggere, chissà quali congiure curiali in danno del prelato. Insomma, come dire, che in questa vicenda anche il Papa in prima persona è caduto nella trappola delle congiure.
Nel corso di uno dei tanti incontri con Don Nunzio, Don Luigi e l’avv. Angeletti, tempo fa, ebbi modo di segnalare quella che a mio modo di vedere appariva come un’arringa anticipatoria della condanna di primo grado:
IL RACCONTO dell’ARRINGA – E qui si innesta un intervento del compianto avvocato penalista Mario Valiante assolutamente fuori dalla normale strategia difensiva che un avvocato può e deve avere in aiuto del suo assistito. Ero presente all’udienza di mercoledì 10 novembre 2021 e, in tutta sincerità rimasi allibito dalla estrema durezza della “discussione finale” (così si chiama adesso l’ arringa) che il noto avvocato salernitano produsse con un’enfasi assolutamente straordinaria sul piano dell’accorata difesa del proprio assistito, ma altrettanto assolutamente fuori dalla normalità per i toni da “santa inquisizione” utilizzati contro Mons. Nunzio Scarano. Dato per scontato che ogni avvocato ha pienamente diritto a condurre la difesa secondo una sua precisa strategia, ed aggiungo anche che per me l’avvocato nel momento dell’arringa gode di una sorta di immunità per cui il suo intervento non può e non deve subire alterazioni e/o stop da parte del Tribunale e neanche degli altri apparati difensivi; ma avanzare in aula dubbi sulla sincerità vocazionale e sulla liceità del percorso sacerdotale, in un soggetto come Don Nunzio, agitandosi e girandosi verso il pubblico come nell’atto di invocare applausi, mi apparve decisamente fuori dalla grazia di Dio.
LA DISCUSSIONE FINALE di ANGELETTI – Rivedo e rivedo nella mente, come un film, la discussione finale di Angeletti davanti ai sordi e muti giudici del collegio di primo grado: Qualche attimo di sosta, quasi come in attesa spasmodica dell’evento tra gli eventi; sono le 16.35 del 24 novembre 2021 quando si alza lui, l’avvocato difensore di don Nunzio “Riziero Angeletti” del foro capitolino, per una discussione finale che è attesa da tutti. Lo guardo da dietro e quella toga lunga quasi fino a piedi mi fa passare nella mente l’immagine di Gesù che si alza per parlare e per spiegare ai suoi discepoli i concetti fondamentali della fede cristiana. E’ pacato e lento nella sua discussione, Angeletti; abilissimo nel descrivere alla Corte i vari passaggi della vicenda e nel captare l’attenzione del Presidente, soprattutto quando le sue citazioni tecniche su numerose sentenze della Suprema Corte di Cassazione si fanno incessanti e lo inducono ad una serrata presa di appunti. Mentre attentamente lo ascoltavo sono arrivato al punto di immaginare che potesse dire “in verità, in verità vi dico …”; non l’ha detto ma la sua persistente e costante ricerca della verità in punto di diritto e con ragionamenti complessi, ma semplici al tempo stesso, ha spianato la strada maestra verso l’assoluzione perché il fatto non sussiste che ha richiesto con forza e senza alternative. Non ha commesso errori nella sua discussione durata 73 minuti e sul finire con fare composto ha stigmatizzato l’atteggiamento di un difensore che nell’udienza precedente, dopo aver attaccato brutalmente e senza scrupoli Mons. Scarano arrivando finanche a gettare fango sulla sua devozione, aveva richiesto l’assoluzione del suo assistito perché il fatto non sussiste o in alternativa perché il fatto non costituisce reato. Una cosa abnorme, se il fatto non sussiste come si fa a descrivere come un mostro il coimputato Don Nunzio. Stanco, sudato ma con tutte le sue capacità dialettiche intatte, ha letteralmente distrutto fin dalle fondamenta il castello accusatorio ingiustamente portato avanti e, avvalendosi della c.t. del dr. Ivan Meta, ha pedissequamente ripercorso tutti i passaggi finanziari sui conti bancari e sulle azioni umanitarie riconducibili al sacerdote salernitano assurto ai massimi livelli della Curia romana. E, infine, il capolavoro; si, proprio un capolavoro quando ha toccato le corde della sensibilità umana ricostruendo la figura di uomo e di sacerdote in relazione alla sua vocazione di fede che Don Nunzio Scarano sta portando avanti con grande dignità e nell’assoluto silenzio. Ma siamo nel terzo millennio, dove i leoni del circo sono camuffati in giacca e cravatta e i carcerieri in abito talare; vedremo presto se il Collegio avrà il coraggio di riconoscere la verità in un processo solo indiziario ma senza alcun riscontro probatorio.
I TITOLI – A fiumi, con acque tempestose, così la stampa ha seguito fin da quel lontano 28 giugno 2013 la vicenda Scarano, scaraventando melma senza ritegno; migliaia i titoli infamanti; ho scelto a caso quello de “Il Fatto Quotidiano” dell’epoca e più precisamente del 17 giugno 2013 (undici giorni prima dell’arresto) quando già infuriava la campagna mediatica denigratoria:
- Il prelato scambiava i contanti con assegni: “Monsignor 500 euro” e quella reggia da favola — di Vincenzo Iurillo e Marco Lillo — LA PROCURA DI SALERNO INDAGA: IL PRELATO SCAMBIAVA I CONTANTI CON ASSEGNI CIRCOLARI DA 5/10 MILA EURO. AVEVA UN CONTO ALLO IOR. – Salerno Per qualche giorno hanno abitato sotto lo stesso tetto ma non c’è un prelato più lontano dall’ideale di povertà di papa Francesco di monsignore Nunzio Scarano, indagato per riciclaggio dalla Procura di Salerno. Il monsignore è nato nel 1952 a Salerno in una famiglia che occupava una casa dell’Istituto Case Popolari ma ora vive in una magione di lusso piena di mobili e quadri di valore. A Roma è conosciuto nel jet set ed è stimato anche da show girl come Michelle Hunziker. […].
- Per chiudere con La Città di mercoledì 15 luglio 2026 uscita con il titolo “presunto riciclaggio, assolti Scarano e Cascone”, senza firma, nel contesto del quale oltre ad aver ingigantito la figura degli avv.ti Carmine Giovine e Agostino De Caro che hanno avuto sicuramente una parte di rilievo ma non assolutamente centrale, il redattore ha citato con le generalità errate l’avv. Riziero Angeletti (questi si che ha avuto un ruolo assolutamente determinante anche se a Salerno i due collegi lo hanno quasi snobbato soltanto perchè, forse, venuto da lontano) ed ha omesso completamente di citare il lavoro svolto dal consulente tecnico della difesa Ivan Meta. Un articolo di poche righe ed in un angolo marginale del giornale rispetto alle intere paginate pubblicate nel corso di questi 13 anni.
Anche il nomignolo di “Monsignor 500 €” fu affibbiato al povero Don Nunzio Scarano, vittima di una persecuzione giudiziaria senza precedenti nella storia di questo Paese e sepolto sotto una montagna di accuse infamanti, frutto di congetture precostituite e sostenute ad ogni costo in una sintesi, quasi logica ma non credibile, tra la Guardia di Finanza e la PM Elena Guarino che, pur sostenendo Lei stessa l’assenza della prova regina, nella sua requisitoria (letta e non recitata come si fa di consueto) mostrificò l’incauto sacerdote caduto nella trappola di tanti millantatori.
In questi tredici anni, tanti ne sono occorsi per assolverlo, Nunzio Scarano è rimasto “sacerdote” fino in fondo e non ha mai detto una sola parola contro la Chiesa (quella romana e salernitana) che, invece, lo ha sapientemente ostracizzato da ogni sua giusta rivendicazione di innocenza, arrivando al punto da sospendergli non soltanto la Messa ma anche quella misera pensione che gli spettava per legge. Le notizie di oggi svelano, finalmente, un ripensamento della Curia con l’arcivescovo Andrea Bellandi in prima fila per restituire a don Nunzio la sua dignità.
In più la Procura, contro ogni logica giuridica, gli aveva anche strappato la casa buttandolo per strada, chiudendogli finanche i legittimi conti che aveva presso lo IOR e riducendolo alla miseria e ad una vita improntata sulla fede e sulla carità.
Ora tutto questo è finito e Mons. Nunzio Scarano è ritornato a respirare l’aria frizzante e dolce del centro storico di Salerno che Lui tanto ama e verso il quale sì è sempre prodigato.
“Ama la Verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paura e senza riguardi. E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio” (beato Giuseppe Moscati, il medico dei poveri).