Da Maurizio Manzo (avvocato)
L’idea che la sessualità potesse avere una accezione spirituale è talmente estranea (per quanto ci è stato insegnato) da lasciare attoniti la maggior parte delle persone; essa è radicata in antiche tradizioni ricavate dall’interpretazione dell’arte preistorica. Queste tradizioni offrono importanti informazioni sul nostro passato ed hanno ricadute sul nostro presente e sul futuro, sono tradizioni su cui, da tempo, sono stati raccolti numerosi indizi; per esempio: nella mitologia occidentale si trovano molti riferimenti alla sacra unione sessuale che gli studiosi chiamano ierogamia, antico rito di iniziazione poi strumentalizzato dai potenti, come sovrani, che se ne avvalevano per legittimare la loro autorità; altro rito ricavato da testi mesopotamici dice di sacerdotesse che iniziavano gli uomini, praticando riti erotici; il tutto improntato al dare e ricevere piacere piuttosto che sopportare il dolore come si ritrova in quelle religioni modellate sul principio della dominanza. Nell’epoca sumera il Gilgamesh (prima opera composta in occidente) si dice di una donna sacerdotessa dell’amore, la quale trasformò il selvaggio Enkidu, in un umano facendo sesso con lui, dunque aiutandolo a maturare ed essere saggio; altro rito è la “festa di maggio” risalente al periodo preistorico in cui si praticavano rapporti amorosi in forma rituale. Tutti riti che nella naturalezza dell’essere umano, libero da preconcetti, era nel modello della partnership. Le società a modello di dominanza hanno, nei tempi, condannato alla dimenticanza questi riti, ma una parte della società (ancorché minoritaria) tendeva al recupero di tali riti. Infatti nel dodicesimo secolo fioriscono i Trovatori e le Trovatrici che cantavano dell’amore cortese, mettendo in risalto la figura della donna fino a giungere al culto della Vergine Maria. Sempre nel dodicesimo secolo i Catari (comunità insediata nella Francia) furono definiti eretici per la loro ritrosia a considerare l’inferiorità della donna e quindi assoggettarsi alla dominanza, per questo furono spietatamente perseguitati dalle autorità ecclesiastiche. Perseguitate, fino al rogo, furono anche quelle donne che mantenevano in vita i riti ancestrali della donna Dea e del divino figlio Toro, il quale nella società della dominanza è diventato simbolo del diavolo mentre originariamente era il simbolo della vita nella sua materialità senza preconcetti. Queste cosiddette Streghe erano curatrici, taumaturghe, levatrici e conoscitrici della gestione del sesso (v. Trotula de Ruggiero – Scuola Medica Salernitana).
note: 1) fino al 1513, nel rito Cattolico, per l’insediamento del nuovo Pontefice veniva usata la sedia stercoraria (caratterizzata da un buco a semi-luna al centro), per il concetto dell’Ecclesia Mater, il Papa nel sedersi assumeva la figura simbolica della Madre Chiesa che partorisce spiritualmente i suoi figli, tra cui egli stesso. Questo rito fu abolito da Papa Leone X come detto nel 1513. 2) oggi la trasposizione della ancestrale “festa di maggio” la ritroviamo come rito mariano nella religione cattolica, egualmente nel mese di maggio.