CLANDESTINITA’: L’inefficienza delle sedi diplomatiche nella valutazione dei visti per espatrio dei tunisini.

 

da avv. Salvatore Memoli (giornalista e scrittore)

 

Gli italiani che vivono in Tunisia si trovano spesso ad essere destinatari di mille domande sulla procedura per ottenere il nulla osta per lavorare in Italia. Diventano interlocutori dei tunisini che cercano spiegazioni per capire Il tormentone dei visti per l’emigrazione, motivo di molte scelte di clandestinità. La vicenda é gestita in Tunisia con lunghi tempi morti e conduce su un terreno scivoloso e complesso per una procedura complicata e inaccessibile a tutti. D’altra parte ciò prova che i tunisini vorrebbero percorrere la strada legale, per raggiungere il loro obiettivo. La procedura prevede da parte italiana un datore di lavoro disposto a richiedere il nulla osta presso lo Sportello Unico per l’immigrazione competente e sul

> posto una persona in possesso di idonee attitudini di competenza ed anagrafiche per ricevere un contratto di lavoro. Ottenuto il nulla osta, lo Sportello Unico per per l’immigrazione trasmette alla rappresentanza diplomatica in Tunisia il contratto di lavoro e il corrispondente nulla osta. Solo in questo momento il lavoratore potrà procedere alla presentazione della domanda per il visto.

> A parole sembra una cosa semplice e facile ma non è né semplice né facile, per la complessità degli adempimenti che sembrano essere sottoposti sul posto sempre più al vaglio di una complessità discrezionale messa in piedi da un sistema di valutazione che s’interfaccia male con il cittadino. In questo caso a farne le spese é il cittadino tunisino che deve avvicinarsi ad un’organizzazione digitale per evadere la sua richiesta che sconta i limiti di una lungaggine dispersiva che si allontana dalle abitudini italiane, ponendo in condizione di attesa persone che sono portate all’esasperazione ed alla delusione.

> La rigidità digitale non consente nessuna interfaccia con gli operatori che si occupano della pratica di visto per l’Italia. Chiamati più volte, si negano o danno risposte evasive e dilatorie.Si aggiunge alle normali difficoltà un’organizzazione che diventa estremamente burocratica e selettiva, inclusa l’impossibilità di ricevere per gli utenti orientamenti utili alla soluzione della domanda di visto per l’espatrio.

> Chi gestisce per l’Italia o meglio per la Rappresentanza italiana queste richieste é la società Almaviva Visa Service, un vero incubo per i tunisini. Dell’inefficienza di Almaviva Visa Service pagano da anni il conto anche gli uffici consolari per la copiosa ricaduta di lamentele, anche se per costoro il lavoro effettivo si concretizza spesso nella gestione di domande incomplete, non corrispondenti al protocollo esistente tra Italia e Tunisia. La complessità della normativa trova un aggravio nella ricerca di un contatto con gli uffici della società Almaviva che gestiscono l’intera materia con una lentezza che indebolisce il percorso di trasparenza e legalità degli uffici italiani. Credo che, invece, dovrebbe far parte del più generale protocollo delle intese tra gli Stati Italia e Tunisia accelerare e fornire assistenza rendendo note tutte le fasi delle procedure di rilascio dei visti per lavoro od altro in Italia. Insomma le Rappresentanze diplomatiche all’estero debbono lavorare di più e debbono lavorare meglio.

> Normalmente esiste un termine entro il quale si dovrebbe fornire una risposta per il rilascio dei visti, solitamente le attese sono snervanti, mortificanti e frustranti ed in più, in tantissimi casi, si ottiene una risposta quando i documenti sono scaduti. Non risultano note di questi comportamenti le buone ragioni, né se gli stessi uffici siano sottoposti a vigilanza e controlli da parte italiana. Sentiamo le testimonianze di tanti tunisini, soprattutto giovani, come una ragazza che aveva chiesto, al termine di un lungo e costoso iter per l’iscrizione in una facoltà universitaria italiana, che ha visto trascorrere infruttuosamente la sua richiesta di visto, senza ricevere nessuna risposta. Sono tantissime le regolari richieste di visto che si perdono nei meandri di una procedura che sembra non dover dare risposte a chicchessia, con un atteggiamento di impudenza, sfacciataggine e disprezzo delle ordinarie intese e relazioni tra i nostri Stati e i vertici di Governo che, in questo modo, vengono vanificate.

> È tempo di chiedere al Governo Italiano di aprire un’indagine e di non fidarsi delle relazioni giustificative. Sarebbe necessario esaminare le modalità lavorative degli uffici preposti al rilascio dei visti di espatrio che se negati, per eccessiva lungaggine, alimentano la clandestinità. Ovviamente non mi risultano iniziative di verifica né da parte governativa né dell’opposizione. Nessuna visita in Ambasciata, nessun controllo sulle attività di Almaviva, nessuna risposta ai diritti dei cittadini tunisini che vogliono arrivare in Italia legalmente e non clandestinamente! Alla fine, sembra proprio che la via della clandestinità assicuri, in tempi più brevi e meno costosi, risultati a chi non riceve risposte di legalità che andrebbero lavorate e definite con più chiarezza, con riduzione dei tempi di attesa.

> Tra le valutazioni degli uffici ci sono le risposte più evasive ed incomprensibili, come ” domande eccessive”,” carenza di personale”, “richieste incomplete”, ” dubbio che le persone non rientrerebbero dal viaggio in Italia”. Tra tutte, il reato intenzionale é quello che mortifica la qualità del grado di trasparenza e legalità di un Ufficio italiano!

> Intanto sarebbe auspicabile, soprattutto per i giovani tunisini, permettere di vedere soddisfatte le loro attese, fin dal primo contatto con gli Uffici italiani e per conoscere i veri livelli di civiltà giuridica ed umana del nostro Paese e non la trincea di un linguaggio burocratico, freddo e sprezzante, che lascia migliaia di persone frustrate e deluse! Senza vederli tornare a casa a mani doppiamente vuote e…piene di rancore.

> Sarebbe un bel successo se l’efficienza degli uffici diplomatici potesse aumentare la legalità delle risposte, per combattere le scelte che molti fanno di ricorrere alle partenze clandestine, alimentando la delinquenza che si occupa di questi trasferimenti ed i rischi che trasformano il Mediterraneo nel più grande cimitero a mare!

 

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