Da Rossana Larocca
Il tremore sotto i piedi è un richiamo che non ammette esitazioni. Quando la terra ha tremato di nuovo ai Campi Flegrei il 31 luglio, la scossa si è sentita forte e chiara, propagandosi fino a Napoli e portando con sé quella familiare scia di ansia e incertezza. Ma per chi indossa la nostra divisa, la paura dura solo il tempo di un respiro, subito sostituita dalla determinazione e dall’azione. La chiamata è arrivata con la precisione di una macchina ben oliata: ieri mattina, 1° agosto, la Sala Operativa Regionale Unificata (SORU) della Regione Campania ha ufficialmente attivato i soccorsi, chiamando a rapporto anche la nostra sede di Sassano del Gruppo Lucano. In poche ore abbiamo fatto i bagagli, preparato le attrezzature e lasciato il Vallo di Diano per raggiungere il cuore dell’emergenza. Oggi, 1 agosto 2026, siamo operativi nell’area di accoglienza alla popolazione allestita in via Terracina, a Napoli. Guardando gli occhi delle persone che arrivano qui — famiglie con bambini piccoli, anziani disorientati, cittadini in cerca di un punto di riferimento sicuro — si comprende a fondo il senso del nostro essere qui. C’è chi ha lasciato la propria casa di fretta e chi ha semplicemente bisogno di una parola di conforto, di capire cosa stia succedendo o di ricevere un pasto caldo. In mezzo al trambusto e alla tensione inevitabile di questi momenti, emerge la forza di quello spirito che ci accomuna tutti. Non importa da quale comune o associazione si provenga: appena indossiamo il fratino, diventiamo un’unica squadra. È un’alchimia silenziosa ma potente, fatta di sguardi d’intesa, divisione spontanea dei compiti e sostegno reciproco nei momenti di stanchezza. Lo stesso spirito di servizio che ci guida durante le alluvioni, gli incendi o le emergenze sismiche del passato è vivo e forte anche oggi tra i vicoli di via Terracina. Fare squadra nelle emergenze significa trasformare l’empatia in efficienza. Significa montare una tenda a tempo di record, coordinare la distribuzione dei beni di prima necessità e, soprattutto, regalare un sorriso rassicurante a chi si sente vulnerabile. La stanchezza accumulata durante le ore di viaggio e i turni estenuanti svanisce di fronte alla consapevolezza che la presenza della Protezione Civile rappresenta un’ancora di salvezza per la comunità. I Campi Flegrei continuano a mostrare la loro natura inquieta, ma finché ci sarà bisogno di un riparo, di una mano tesa o di un punto di ascolto, noi saremo qui. Insieme, come un unico corpo, spinti da quella passione disinteressata che rende la famiglia del volontariato una forza impareggiabile di speranza e solidarietà.