RANUCCI: arresto e soluzione, un’equazione che non convince e … un terzetto verso Waterloo

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Si vuol far passare, a tutti i costi anche con l’opera della magistratura, un’equazione che non convince affatto: Lavitola sta a Tavares per lanciare Ranucci in politica, ma Ranucci non sta a nessuno dei due.

Insomma secondo i magistrati che, lunedì pomeriggio, hanno arrestato (con notevolissimo ritardo sul tempo medio prevedibile e previsto) Valter Lavitola con la narrazione che lo stesso avrebbe organizzato l’attentato con Tavares contro Ranucci per fargli crescere la notorietà in vista di una candidatura a premier, ma Ranucci che bighellonava spesso con i due non c’entra niente con questa storia.

Sempre secondo i magistrati inquirenti, insomma, Ranucci “poteva non sapere, come in effetti non sapeva”; un principio da autoconvincimento degli inquirenti che viene applicato rarissime volte; il più delle volte l’interessato “non può non sapere”, come fu per Berlusconi sempre a causa della sua vicinanza con Lavitola che anche in quel caso fu arrestato.

Per carità tutto è possibile, almeno fino a quando esiste il principio odioso del “libero convincimento del magistrato”; ma qui siamo di fronte ad un fatto gravissimo per il quale gli indagati rischiano vari anni di carcere se tutto vien confermato in giudizio.

E se ciò accade saremo costretti ad ammettere che tutto è accaduto per niente, perché se Ranucci “poteva non sapere, come in effetti non sapeva” a che pro Lavitola e Tavares avrebbero organizzato un attentato che poteva davvero far rischiare la vita a qualcuno con il solo scopo di andata senza alcun ritorno ?

  Una domanda alla quale preferisco non dare, al momento, la mia risposta; meglio attendere il comportamento di Lavitola su come reagirà da carcerato e non da uomo libero spiritoso e strafottente; se vuoterà il sacco che probabilmente porta con se sempre pieno ci sarà da ridere, in caso contrario tutto finirà in una bolla di sapone con grazia ricevuta da Ranucci che comunque ne uscirà molto azzoppato, comunque vada.

Come le tre scimmiette della Garzanti (io non vedo, io non sento, io non parlo) i tre, quasi dell’Ave Maria, costituiscono secondo il noto giornalista de Il Mattino Mario Ajelloun terzetto che porta a Waterloo”:

Insieme nella buona e nella cattiva sorte Valter e Sigfrido? Ora si vedrà se il sodalizio reggerà, visto che è già incrinato e che in tutta questa storia partecipa l’imprendibile camerunense Clesio Tavares Gomes, fuggito nel suo Paese e indagato a Roma, «amico fraterno» di Valter l’amico di Sigfrido e per fedeltà all’amicizia con Lavitola l’amico africano avrebbe fatto azionare la bomba anti-Ranucci per favorire l’improbabile carriera politica di quest’ultimo. E ieri è spuntata dagli atti dell’inchiesta una foto del 2022 che ritrae Clesio, Sigfrido e Valter: l’attentatore, la vittima e il mandante in allegra combriccola. Nella quale Ranucci sembra Pinocchio in mezzo al gatto e alla volpe. Ora il faccendiere nella sua cella starà rivedendo le immagini di quell’intenso pezzo di vita condiviso con Sigfrido. Ranucci racconta, a chi lo raggiunge al telefono, che dai primi contatti del 2019, dopo alcune inchieste di Report che parlavano anche di Lavitola, quest’ultimo si avvicina al giornalista. Non ne viene respinto, anzi. È simpatico, naturalmente simpatico il napoletano Valter soprannominato Ciociò e lega con Ranucci.

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