da Pietro Cusati ( Giurista-Giornalista)
Sovraffollamento record nelle carceri Italiane,con condizioni al limite della sopravvivenza e un tasso di affollamento reale al 139,7%.Gravissima emergenza umanitaria strutturale,secondo il rapporto dell’Associazione Antigone ,nel primo semestre 2026 vi è un sovraffollamento record nelle carceri Italiane,condizioni al limite della sopravvivenza. Al 28 luglio 2026, si contano 64.741 persone detenute, a fronte di soli 46.343 posti effettivamente disponibili, portando il tasso di affollamento reale al 139,7%. Il piano di edilizia penitenziaria, partito nel 2025, avrebbe dovuto dotare il paese di 10.000 nuovi posti entro la fine del 2027. Il Ministro della Giustizia ha annunciato che 10.000 persone potranno uscire. Il sovraffollamento carcerario è l’effetto diretto e drammatico di un parlamento che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene. Le promesse di svuotamento attraverso le misure alternative sono state completamente disattese. Il 2013,è stato l’anno della storica condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per trattamenti inumani e degradanti.Nelle 72 visite effettuate da Antigone negli ultimi dodici mesi, è emerso che nel 44% degli istituti vi sono celle in cui lo spazio calpestabile è inferiore al limite minimo di 3 metri quadrati a persona. A testimoniare questa condizione vi sono i numeri dei reclami accolti dalla magistratura di sorveglianza per i trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone recluse: ben 6.539 nel 2025, il 12% in più del 2024. Nei mesi estivi, la vita in carcere si trasforma in un’esperienza al limite della sopravvivenza. Oltre il 60% della popolazione detenuta è sottoposto al regime di “custodia chiusa” ,trascorrendo la maggior parte della giornata in celle sovraffollate con temperature che superano i 40 gradi. In alcuni istituti poi le finestre delle celle risultano schermate e questo impedisce anche il passaggio di aria. La cronica carenza di ventilatori, preclusi all’acquisto per centinaia di detenuti indigenti, trasforma le camere in veri e propri forni. A questo si aggiunge la direttiva del DAP del 23 aprile 2026, che ha vietato la presenza di frigoriferi all’interno delle celle e dei corridoi, limitandone l’uso agli spazi comuni. Questo impedisce ai ristretti di avere accesso autonomo all’acqua fresca, soprattutto nelle ore notturne, costringendoli all’intermediazione del personale. A queste condizioni si sommano carenze igienico-sanitarie indegne, infestazioni di cimici e persino gravi carenze idriche.Nei primi sette mesi del 2026, almeno 38 persone si sono tolte la vita in carcere. La vittima più giovane è stata una ragazza di appena 21 anni ento, il più anziano un uomo di 73 anni. Il 50% dei suicidi riguarda persone di origine straniera, evidenziando una loro maggiore vulnerabilità. Anche l’autolesionismo è in forte aumento, con una media di 26,5 atti autolesivi ogni 100 detenuti. Nel 2026, il 9,3% dei detenuti ha diagnosi psichiatriche gravi, con una cronica carenza di ore di assistenza da parte di psichiatri e psicologi. A fronte di questo numero il 20,5% fa regolarmente ricorso a stabilizzanti dell’umore, antipsicotici e antidepressivi ed il 46% ricorre a sedativi o ipnotici.