Aldo Bianchini
SALERNO – La dott.ssa Maria Romana Del Mese (giornalista, da qualche anno portavoce dell’Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona) diffonde con una continuità senza precedenti notizie che riguardano la vita organizzativo-professionale-umana che dall’interno del nostro ospedale (tra i più grandi del sud) si dipana in lungo e in largo e si pone all’attenzione della pubblica opinione per un settore delicatissimo come quello della sanità pubblica.
Quasi sempre queste notizie vengono eclatate dalle testate giornalistiche locali, quasi mai le stesse notizie vengono analizzate e commentate.
La notizia diffusa dalla dott.ssa Del Mese nella giornata di mercoledì 12 agosto 26 è di una portata eccezionale, non soltanto perché descrive un intervento cardiochirurgico, con cuore battente, di altissimo profilo tecnico-professionale, ma innanzitutto perché dovrebbe richiamare tutte le nostre coscienze ad una domanda da porre pubblicamente:
Ma allora il prof. dr. Enrico Coscioni, direttore della UOC di Cardiochirurgia del Ruggi, il suo mestiere lo conosce bene e lo gestisce ancora meglio se è capace, come riferito, di eseguire un simile intervento. Insomma, ancora più esplicitamente, il prof. Coscioni sa fare il cardiochirurgo e sa operare, contrariamente a quanto una schiera di malpancisti interni si è affannata a complottare per anni per discreditarlo davanti all’intera comunità salernitana ed anche davanti ai giudici, forse e soltanto perché legato da amicizia (politica e personale) all’ex governatore della Campania e attuale sindaco di Salerno on. dr. Vincenzo De Luca ?
Mi aspetterei, da cittadino utente della sanità pubblica salernitana, alla luce di un simile intervento che rilancia il Ruggi a livello nazionale ed internazionale che quei malpancisti che qualche anno fa si affrettarono a sottoscrivere una lettera aperta contro Coscioni esprimessero, oggi, il loro mea-culpa e diffondessero un comunicato stampa almeno per formulare le congratulazioni al prof. Coscioni che è stato vittima per anni di odiose congiure intestine.
Ma i malpancisti, che erano in cento non erano giovani e neppure forti, non finiscono mai fi stupire e con la complicità di una certa stampa addomesticata hanno messo in giro nuovamente la voce che vorrebbe il ritorno a Salerno del prof. Severino IESU con la qualifica immaginaria di “supervisor” (come la nazionale di calcio !!); a questi sfrantumati chiedo: “E perché, allora, non richiamare direttamente il fondatore della cardiocghirurgia prof. Giuseppe Di Benedetto ?”. Sarebbe più giusto, non vi pare; ma i malpancisti non mollano ancora e le “cazzate” vanno a gonfie vele.
Anzi no; si vocifera (sempre opera dei malpancisti ?) che Iesu potrebbe essere richiamato per “un aiutino” (quasi un soccorso !!) per l’eventuale futuro primario-docente in arrivo per una cattedra nell’università. Questa, comunque, è una storia ancora tutta da capire.
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Il comunicato della dott.ssa Del Mese:
SANITA’: Innovativo intervento cardiochirurgico a cuore battente si è strenuamente impegnata ae presso la sala ibrida del Ruggi
Da Maria Romana Del Mese (portavoce AOU-Ruggi) – 12.08.26
Un intervento cardiochirurgico ibrido, unico nel suo genere e di elevata complessità, è stato portato a termine dal Prof. Enrico Coscioni, Direttore della UOC di Cardiochirurgia del Ruggi, coadiuvato dalla sua equipe. Si tratta di una doppia procedura sul cuore eseguita totalmente a cuore battente senza utilizzo della circolazione extra corporea. Il paziente in questione, era affetto da due gravissime patologie cardiache: una severa ostruzione della valvola aortica, che impediva al cuore di pompare adeguatamente il sangue verso tutto l’organismo, e una malattia coronarica molto estesa, con restringimenti delle arterie che alimentano il muscolo cardiaco. A rendere il caso ancora più delicato era la presenza di una vasculopatia polidistrettuale con stenosi critiche alle arterie delle gambe e delle braccia e della cosiddetta “aorta a porcellana’, ovvero una rara condizione nella quale l’aorta è completamente rivestita da uno spesso strato di calcio. In queste circostanze, manipolare quest’ultima, come avviene nella cardiochirurgia tradizionale, può provocare danni come ictus cerebrali e altre gravissime complicanze ischemiche polidistrettuali. Nella prima fase dell’intervento, realizzato interamente nella evoluta e tecnologica sala ibrida del Ruggi, è stato eseguito un triplice by-pass coronarico off pump per ripristinare il corretto afflusso di sangue al cuore, poi attraverso un piccolo accesso diretto all’aorta ascendente, è stata sostituita la valvola aortica con una protesi biologica impiantata mediante tecnica TAVI. Una vera e propria procedura ‘tailored’, realizzata su misura, scegliendo le tecniche più innovative e sicure disponibili, durante la quale il cuore ha continuato a battere spontaneamente, un approccio multidisciplinare che ha consentito di ridurre in maniera significativa il rischio di complicanze. L’intervento rappresenta un importante traguardo per la cardiochirurgia salernitana e per tutta la sanità campana a dimostrazione che anche i casi estremamente complessi possono essere affrontati con successo grazie al lavoro di squadra e all’integrazione tra cardiochirurgia ibrida, anestesia e diagnostica avanzata.
“Ogni paziente è diverso e non esiste una soluzione unica e valida per tutti, dichiara il Prof. Coscioni. In questo caso, aggiunge, abbiamo adattato la chirurgia al paziente e non viceversa, per dare valore e significato alla moderna medicina personalizzata, supportati inoltre dall’esperienza maturata negli anni, da un lavoro sinergico e dell’elevata professionalità di tutte le figure coinvolte come la prof.ssa Ornella Piazza(Direttore UOC Anestesia e Rianimazione del Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare AOU Ruggi), a testimonianza che il successo di un intervento così delicato e articolato, dipende anche dalla collaborazione tra medici specialisti, dallo scambio reciproco di nozioni e competenze acquisite e condivise in sede operatoria, dalla disponibilità verso i nostri pazienti sulla quale possono fare affidamento durante il percorso riabilitativo e anche dopo le dimissioni ospedaliere”.
L’eccezionale risultato clinico rappresenta un successo chirurgico (il paziente ha superato la condizione critica in cui versava), ma è anche un messaggio di fiducia per tutti i cittadini: di fronte alle malattie cardiache più difficili, innovazione, esperienza e lavoro di squadra, possono originare nuove possibilità di cura.
Non guasterebbe però un approfondimento sull’intervento eseguito, oltre quanto riportato dal comunicato stampa. Si scoprirebbe – magari – che in ambito cardiochirurgico quella tipologia di intervento è quasi di routine.